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Miniprezzi e «bad bank» spingono il risiko

Il premier apre alle aggregazioni nel credito. Da Siena alle Popolari le ipotesi sul tavolo

Sergio Bocconi, Corriere della Sera • 22/1/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza • 717 Viste

Ieri per le banche italiane in Borsa è stata una giornata di grandi rimbalzi, dopo le cadute di mercoledì. La domanda di fondo è: cosa può giustificare un simile andamento dei prezzi? Il Montepaschi, che mercoledì aveva perso il 22,2%, ieri ha guadagnato il 43,14%, Carige, che era affondata del 17,79%, è risalita del 29,8%, il Banco Popolare ha ripreso il 10,31%, Bpm il 4,37%, Unicredit il 7,93%, , Mediobanca il 5,54%, Intesa Sanpaolo il 4,88%.
Le azioni hanno cominciato a riprendere quota dall’apertura di Borsa, prima dell’intervento del presidente Bce Mario Draghi. È possibile perciò rintracciare una ragione del rally nelle dichiarazioni rilasciate mercoledì sera, a Borsa chiusa, da Danièle Nouy, presidente del board di supervisione bancaria Bce: per quanto riguarda le sofferenze non è prevista alcuna azione sull’Italia, questionari sono stati inviati a banche non solo italiane. Draghi è stato ancora più esplicito: «Sui non performing loan non c’è niente di nuovo, non è stato chiesto nessun nuovo e inatteso accantonamento o aumento di capitale, le banche italiane hanno un livello di patrimonializzazione nella media dell’eurozona e un alto livello di garanzie e collaterali». Infine: «Per i crediti deteriorati ci vuole tempo».
E nelle indiscrezioni su un’accelerazione per la bad bank, con un accordo a giorni con la Ue, è forse rintracciabile un’altra ragione della ripresa delle quotazioni. Una «schiarita» sul tema non è stata ignorata sul mercato, anche se il premier Matteo Renzi ieri in serata a «Porta a Porta» ha sottolineato che l’accordo, «non è decisivo perché la bad bank grande bisognava farla prima delle regole» sul bail-in introdotte a gennaio».
Così come in Borsa non sono sfuggite le dichiarazioni rilasciate sempre da Renzi a «Il sole 24 Ore» e sui tavoli degli operatori in mattinata: «Il Monte Paschi oggi è a prezzi incredibili. La soluzione migliore sarà quella che il mercato deciderà. Mi piacerebbe tanto fosse italiana, ma chiunque verrà farà un ottimo affare», dato che la banca senese «è risanata». Il premier ha poi ribadito che le Popolari «hanno oggi le caratteristiche per essere protagoniste di aggregazioni». Parole sufficienti a far ripartite ipotesi di risiko. Una soluzione aggregativa per Mps, agevolata magari dalla caduta dei prezzi (l’istituto a inizio anno capitalizzava 3,6 miliardi, ieri 2) è attesa perché avrebbe valore «sistemico». Ma banche solide e dotata di risorse come Intesa Sanpaolo e Mediobanca hanno ribadito di non avere interesse per la banca senese e Piazzetta Cuccia ha aggiunto di non aver ricevuto pressioni dal governo per un intervento. Sul mercato si ricomincia a guardare anche all’estero ed è tornato a circolare il nome della francese Bnp Paribas, che in Italia ha rilevato Bnl. Rispetto alle Popolari i riflettori sono su Bpm per un’operazione con il Banco Popolare, dopo che per la banca milanese anche Ubi aveva manifestato interesse e rilanciato. Qualche operatore fa notare che il valore del Banco, più colpito mercoledì, da inizio anno è sceso da 4,6 a 3,4 miliardi, mentre quello di Bpm da 4 a 3,5 miliardi e ciò può influire sul tema dei concambi. Altri ritengono però che un riequilibrio sia probabile con una Borsa più stabile. E sui tempi alcuni pensano che l’accelerazione sulla bad bank possa portare ad anticipare eventuali mosse. Soprattutto su Mps.
Sergio Bocconi

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