Mobilitazioni contro i negoziati segreti e il «mercato uber alles»

Mobilitazioni contro i negoziati segreti e il «mercato uber alles»

Ennesima tappa di un movimento di opposizione che ha già portato oltre 90mila persone in piazza ad Hannover in occasione della visita di Barack Obama a Berlino

Mentre i negoziatori statunitensi ed europei a fine aprile tentavano di trovare una quadra in quello che sarebbe diventato il round più «leaked» della storia, oltre 40 tra sindaci e amministratori in rappresentanza di altrettante istituzioni locali si incontravano a Barcellona per esprimere il loro chiaro dissenso a un trattato di libero scambio rischioso e ancora poco conosciuto. «I negoziati sono un vero e proprio scandalo» ha dichiarato Emilia Saiz, vice – direttrice generale delle Città Unite e degli enti locali a Barcellona «e vanno contro l’intero principio di sussidiarietà». Ennesima tappa di un movimento di opposizione che si sta sempre più radicando e ampliando, arrivando a portare oltre 90mila persone in piazza ad Hannover in occasione della visita di Obama a Berlino.

«Dobbiamo andare avanti nel negoziato sul Ttip» ha dichiarato il presidente Usa. Pur capendo «chi teme la globalizzazione perché vede le fabbriche chiudere e i posti di lavoro trasferiti altrove» per Obama «è necessario restare competitivi nel momento in cui aree come Asia e Africa stanno sviluppando le rispettive economie». Insomma il mercato uber alles e chi rimane senza lavoro si arrangi.

O si organizzi e resista, si potrebbe dire. Ed è quello che sta avvenendo al di qua e al di là dell’Atlantico. Con campagne Stop Ttip sempre più forti e interi settori economici che cominciano a prendere parola per chiedere di bloccare il negoziato. Solo in Germania, ad esempio, sono oltre duemila le piccole e medie imprese che si sono dichiarate contro il trattato transatlantico sottolineando come la conclusione dell’accordo possa essere molto rischioso per le aziende di piccole dimensioni, che hanno un mercato di sbocco nazionale o al limite europeo, e che potrebbero vedersi prosciugare buona parte delle loro opportunità di vendita. Ingresso di prodotti a basso costo e contrazione degli scambi commerciali intraeuropei (col fenomeno della trade diversion, già ampiamente descritto da ricerche come quella della Bertelsmann Foundation, che stima un calo del commercio intra-Ue tra il 20 e il 40%) sarebbero colpi ferali per le quasi 22 milioni di piccole e medie imprese europee.

In Italia, dopo quasi due anni di campagna di pressione e di sensibilizzazione, il Ttip comincia a fare breccia anche nella classe politica e tra i media convenzionali, troppo spesso distratti dalle classiche questioni di palazzo. Un incontro della Campagna Stop Ttip Italia con la Presidente della Camera Boldrini ha portato a una richiesta esplicita alla Ministro Boschi di istituire una sala di lettura dei documenti Ttip aperta ai parlamentari italiani, come promesso dalla Commissaria europea Malmstrom lo scorso 26 novembre in un’audizione al Senato con alcuni parlamentari italiani, pegno mai saldato. Sulla stessa linea le pressioni del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana, che sottolineano come sia una questione di democrazia e di controllo dei cittadini sui processi politici, oltre che di contenuto del negoziato.

E l’opposizione cresce anche in Italia. La manifestazione nazionale rappresenta un salto di qualità importante nella resistenza al Ttip. Quasi 250 organizzazioni nazionali e di base, più di 50 tra comitati e contatti locali della Campagna Stop Ttip Italia convergeranno su Roma il 7 maggio in piazza della Repubblica dalle ore 14 verso Piazza San Giovanni: sindacati, organizzazioni ambientaliste, associazioni del terzo settore, semplici cittadini, in rappresentanza di una società civile che nel corso degli ultimi anni ha saputo elaborare documenti e analisi, rilanciare controproposte raccogliendo attorno a queste decine quasi 70mila firme delle tre milioni raccolte in Europa per fermare il trattato.

Un movimento in crescita, ulteriormente rafforzato dalle ultime rivelazioni contenute nelle 248 pagine desecretate da Greenpeace. Nel capitolo sulle misure sanitarie e fitosanitarie, ad esempio, che dovrebbe stabilire gli standard di riferimento per la qualità e la salubrità dei cibi, non c’è alcun riferimento a quel «Principio di precauzione» che l’Unione Europea dice di voler salvaguardare, ma vengono ben specificati quegli organismi che promuovono gli standard a livello internazionale, come il Codex Alimentarius, che hanno criteri meno rigidi dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Ma a Roma si manifesterà non solo per i rischi che si potranno correre in caso di deregolamentazione, ma anche per difendere le prerogative democratiche degli organismi che periodicamente eleggiamo. Nel capitolo sulla Cooperazione regolatoria, ad esempio, emerge come la cosiddetta armonizzazione degli standard e delle normative venga fatta al di fuori degli occhi indiscreti delle istituzioni democraticamente eletti. A dirigere i giochi la Commissione Europea e le Agenzie federali statunitensi. Il tutto come parte del progressivo svuotamento dei processi democratici, evidentemente troppo lenti e poco controllabili per la tanto declamata efficienza dei mercati.

Il 7 maggio, momento importante per l’opposizione al Ttip, sarà un’ulteriore tappa nel lungo percorso di costruzione di una reale alternativa all’ineluttabilità dei mercati. Che parte dal bisogno di un concetto tanto antico quanto attuale: la democrazia.



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