L’alta corte tedesca rafforza Draghi: «La Bce pronta a ogni evenienza sulla Brexit»

L’alta corte tedesca rafforza Draghi: «La Bce pronta a ogni evenienza sulla Brexit»

La Corte costituzionale tedesca ha giudicato legittimo il programma di acquisti OMT (Outright Monetary Transactions) varato dalla Banca Centrale Europea nel settembre 2012. Il piano è stato varato dalla Bce nel momento più turbolento della crisi del debito sovrano, quella che portò nel novembre precedente Napolitano a defenestrare il governo Berlusconi e a promuovere il governo delle larghe intese Pd+Forza Italia presieduto da Mario Monti.

La corte di Karlsruhe ha respinto il ricorso di 35 mila tedeschi contro il piano ‘anti spread’ deciso e non ancora applicato che prevedeva per i paesi che ne facciano richiesta l’acquisto illimitato di titoli di Stato a breve termine sul mercato secondario. La decisione rafforza il presidente della Bce Mario Draghi e toglie un’altra arma ai «falchi» della Bundesbank, in minoranza nel consiglio della Bce nella battaglia contro la politica di «allentamento monetario» (Quantitative easing): «Senza le nostre politiche di stimolo, crescita e inflazione sarebbero significativamente più basse- ha ammonito Draghi – Il programma Omt ha preservato l’unicità della politica monetaria nell’area euro, è compatibile con le leggi dell’Ue e ricade nei limiti del nostro mandato». La decisione era attesa da tempo e, a due giorni dal referendum sulla «Brexit», rafforza il ruolo di «top player» nella politica europea di Mario Draghi: in caso di vittoria del «leave» in Gran bretagna la Bce farà tutto il necessario per allontanare tsunami finanziari dalla sacra sindone dell’Euro. La Bce «è pronta per ogni evenienza dopo il referendum nel Regno Unito sull’Ue» ha ribaditoDraghi in un’audizione alla commissione Econ del Parlamento Europeo. «Controlleremo da vicino l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi. Siamo pronti ad agire usando tutti gli strumenti disponibili all’interno del nostro mandato, se necessario, per raggiungere il nostro obiettivo» ha aggiunto. Nel linguaggio dell’uomo più potente d’Europa, alla guida di una banca centrale senza Stato, questa espressione richiama alla memoria un’altra rimasta leggendaria nella breve storia dell’austerità e del monetarismo di cui Francoforte è custode: «Whatever It Takes» disse Draghi in quello stesso 2012, lanciando proprio il programma Omt che da oggi è «legale» perché non viola «ufficialmente» la legge tedesca, l’altro potere che conta nell’Unione Europea.

La precisazione di Draghi è parsa opportuna ai mercati visto che poche ore prima la sua collega americana, Janet Yellen che presiede la Fed, aveva sottolineato che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue «potrebbe avere significative ripercussioni economiche e rappresentare un rischio per la stabilità finanziaria». Il mantra di Draghi ha rassenerato gli animi e i listini sono andati a dormire fiduciosi nel domani.

La sentenza tedesca ha rafforzato, una volta di più, il legame con la Commissione Europea. Con la Bce, la Commissione e la Corte costituzionale tedesca formano un direttorio politico-economico-giuridico a tutti gli effetti: «Nel rispetto della sua indipendenza, la Commissione sostiene pienamente la Bce nel dare esecuzione al suo mandato».
Il governo della Cancelliera Merkel si è detto sollevato per la sentenza. In Germania la «Grosse Koalition» è attraversata dal conflitto che oppone le forze politiche e i media che speculano sui pensionati tedeschi «costretti» a finanziare un’eventuale «fallimento» degli «Stati cicala» schiacciati dal loro debito e dall’austerità che premia i conti di Berlino.«La sentenza è un incoraggiamento ad andare avanti sulla strada da noi fino ad ora intrapresa» ha detto il sottosegretario alle Finanze Jens Spahn. Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, ha commentato: «Ci devono essere meno pressioni sulla Bce perché risolva i problemi dei singoli paesi – ha detto – I problemi devono risolverlo loro facendo le riforme. Meglio farlo subito che non in un momento magari peggiore, prima che ci sia una nuova crisi, per le riforme bisogna usare le fasi congiunturali favorevoli». La crisi è adesso, e le riforme non bastano mai. Ma di questo nel direttorio europeo non si discute mai.



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