Il veleno dello stato d’emergenza

Francia dopo Nizza. Misure d’eccezione per altri sei mesi. Le derive del dibattito parlamentare. Hollande vuole una Guardia nazionale con i riservisti. Loi Travail al capolinea con un altro

Anna Maria Merlo, il manifesto • 21/7/2016 • Copertina, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 635 Viste

Il veleno che poco per volta sta impregnando una parte della società francese e che rischia di portare a lacerazioni irreversibili è aumentato nella notte tra martedi’ e mercoledi’. Una dose massiccia è stata iniettata nel dibattito pubblico con la discussione che ha accompagnato all’Assemblée il voto a favore del quarto prolungamento dello stato d’emergenza, questa volta per sei mesi, cioè fino a gennaio 2017. E da oggi ci saranno i poliziotti armati sulle spiagge, mentre Hollande invita a partecipare a una “Guardia nazionale” con la presenza dei riservisti, per “difendere la Repubblica”. A Parigi alcune manifestazioni estive, culturali e sportive, sono state annullate dalla Prefettura, per Paris-Plage protezione al massimo.

Alle 4,53 del mattino di mercoledi’, con 489 voti a favore, 26 contrari e 4 astensioni (hanno votato contro Front de Gauche e Verdi), lo stato d’emergenza rafforzato, che include alcuni emendamenti presentati dalla destra, è passato dopo uno scontro che ha visto un governo indebolito cercare di parare gli attacchi più violenti. Eric Ciotti, deputato Lr del dipartimento di Nizza: “non siete riusciti a proteggere i francesi, il contratto sociale è rotto, la fiducia è irreversibilmente spezzata”, ormai “è la guerra civile o l’avventura estremista che ci attende”. Laurent Wauquiez, deputato Républicain e presidente della regione Rhône-Alpes: siete solo capaci ad “invocare le libertà personali dei terroristi” siete colpevoli di “vigliaccheria di fronte al comunitarismo”. David Douillet, ex campione di judo e deputato Lr: ha accusato il Ps di essere “sclerotizzato” nel “rifugiarsi sistematicamente dietro la Costituzione”. Di fronte a questa valanga di derive, il socialista Sébastien Pietrasanta ha parlato di “indecenza”. Il primo ministro, Manuel Valls, ha accusato Wauquiez di essere “opportunista”, e di fare “affermazioni inammissibili”. Ieri, François Hollande ha ancora cercato di trovare le parole per evitare che tutto scricchioli: “la collera è legittima, ma non deve degenerare nell’odio e nel sospetto”. Nel dibattito all’Assemblée si sono perse nel vuoto le parole di André Chassaigne, del Pcf, contro la scelta di “prorogare a oltranza misure di eccezione che non si rivelano più efficaci del diritto comune”. Valls ha scelto il realismo: “se qualcuno in questo emiciclo ha i mezzi per fermare il terrorismo in qualche giorno, settimana o mese, lo dica! Sarebbe meglio dire la verità ai francesi, ci saranno altri attentati, altri morti innocenti, non dobbiamo abituarci, ma imparare a vivere con questa minaccia”. Valls ha respinto le “affermazioni vergognose che insinuano che tutto quello che è successo avrebbe potuto essere evitato”.

Ma il governo, debole, ha accettato un prolungamento di sei mesi (contro i tre proposti in un primo tempo) dello stato d’emergenza e prevede anche di riformare la legge del ’55 per poter imporre di nuovo le perquisizioni extra-giudiziarie. Passano anche in prima lettura (ieri c’è stato il Senato, poi il ritorno del testo all’Assemblée a grande velocità) la legalizzazione delle perquisizioni dei bagagli e delle auto in caso di controlli di identità (anche se la persona li rifiuta) e la soppressione delle riduzioni automatiche di pena per chi è in carcere per terrorismo. La maggioranza per il momento invece tiene duro sul rifiuto di legalizzare i domiciliari o il braccialetto elettronico per gli schedati “S”. No anche alla chiusura dei luoghi di culto giudicati a rischio, su semplice decisione amministrativa.

Valls elenca i risultati dello stato d’emergenza: 77 condanne ai domiciliari contro presunti terroristi, 3594 perquisizioni amministrative e le conseguenti 600 procedure giudiziarie aperte, 756 armi sequestrate (75 da guerra), 950 indagati per terrorismo. Non ha la forza, né l’intenzione, di convincere che lo stato d’emergenza a oltranza non serve, anche se non possono ancora venire constatati gli effetti della legge anti-terrorismo del 3 giugno scorso (che autorizza il ministro degli Interni a mettere sotto controllo amministrativo dei sospetti, al di fuori della procedura giudiziaria). Secondo un sondaggio Ifop, l’81% del francesi accetta una diminuzione delle libertà sotto la minaccia terrorista. Una grossa minoranza, il 28%, ritiene che “l’islam rappresenti una minaccia” e se ci fossero derive da “guerra civile” (questa espressione è stata usata dal direttore dei servizi di sicurezza interni, Patrick Calvar) – rappresaglie contro musulmani e le loro attività economiche da parte dell’ultra-destra – solo il 51% le condannerebbe.

Ieri, nel clima rovente dell’Assemblée c’era anche l’ultimo capitolo dell’iter legislativo della Loi Travail, con un nuovo ricorso all’articolo 49.3 (senza voto). I decreti di applicazione non saranno completati pero’ prima del prossimo gennaio. Lo stato d’emergenza servirà per mettere a tacere gli oppositori, che già hanno previsto una nuova manifestazione il 15 settembre? E’ già successo al momento della Cop21 (poco dopo il Bataclan), 480 militanti stranieri bloccati alle frontiere, 27 francesi ai domiciliari e manifestazioni proibite il 28, 29 e 30 novembre 2015. In occasione delle manifestazioni contro la Loi Travail, per 130 militanti c’è stata la proibizione di partecipare ai cortei, solo su base di vaghi “sospetti” amministrativi. Il Sindacato della magistratura (sinistra) ha denunciato le “derive” dell’utilizzazione dello stato d’emergenza, “illegittime” in uno stato democratico.

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