Amnesty: «Abusi agghiaccianti dei ribelli siriani sui civili»

Siria. In un nuovo rapporto l’organizzazione raccoglie le testimonianze di residenti di Idlib e Aleppo: gruppi di opposizione sostenuti dall’Occidente torturano, rapiscono, uccidono

Roberto Prinzi, il manifesto • 6/7/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Guerre, Armi & Terrorismi, Studi, Rapporti & Statistiche • 867 Viste

Alcuni gruppi di ribelli siriani sono responsabili di violenze e violazioni dei diritti umani simili a quelle compiute dal governo del presidente siriano Bashar al-Asad. La denuncia arriva da un nuovo rapporto di Amnesty International pubblicato ieri.

Nel suo studio – che si basa su 70 interviste fatte ai civili che vivono e lavorano nella provincia settentrionale di Idlib e in alcune zone di Aleppo controllate dall’opposizione – Amnesty documenta un uso «agghiacciante» della tortura, dei rapimenti e delle uccisioni sommarie da parte dei ribelli.

Le violenze e le violazioni dei diritti umani, scrive nel suo rapporto Amnesty, sono state compiute dal 2012 al 2016 da cinque gruppi armati (i salafiti degli Ahrar ash-Sham, Nureddin Zinki, il Fronte del Levante, la Divisione 16 e i qa’edisti di an-Nusra).

Alcuni di questi, sottolinea l’organizzazione, sono formazioni sostenute dagli Stati Uniti, dalle potenze europee e dai Paesi del Golfo che operano nel nord della Siria. Secondo il lessico utilizzato a Bruxelles e a Washington, sono in pratica alcune di quelle forze «moderate» su cui bisogna investire per un futuro migliore per la Siria.

Il rapporto documenta il rapimento di almeno 24 persone: attivisti, membri di minoranze etniche e religiose, così come di tre bambini, due dei quali risultano ancora dispersi. Nel suo studio, inoltre, Amnesty denuncia le uccisioni sommarie (a volte anche in pubblico) di combattenti pro-Asad («un crimine di guerra», sottolinea l’ong inglese) e le minacce e violenze subite da alcuni attivisti per aver osato criticare il potere delle formazioni ribelli.

Alcuni di loro hanno raccontato alla ong di essere stati sospesi per ore per i polsi o di essere stati messi all’interno di un pneumatico con le mani legate dietro la schiena e poi di essere stati ripetutamente colpiti. Metodi di tortura che, sottolinea Amnesty, non sono diversi da quelli usati dal governo di Damasco. Queste formazioni armate avrebbero arrestato e detenuto anche avvocati, giornalisti e minori perché accusati di aver commesso atti giudicati «immorali».

Duro è nel suo giudizio Philip Luther, direttore del programma del Medio Oriente per l’organizzazione: «Alcuni civili nelle aree controllate dai gruppi armati di opposizione avevano visto all’inizio con favore la presenza [dei ribelli] rispetto alla gestione brutale del governo siriano. Tuttavia, le loro speranze sono svanite a poco a poco che queste formazioni hanno preso la legge nelle loro mani e hanno commesso gravi violenze».

«Molti civili – aggiunge Luther – vivono costantemente nella paura di essere rapiti se criticano la condotta dei gruppi al potere o non riescono a rispettare le dure leggi che hanno imposto (nelle aree da loro controllate)». «Ad Aleppo e Idlib – conclude – i gruppi armati hanno mano libera per commettere impunemente crimini di guerra e altre violazioni del diritto umanitario».

Amnesty invita la comunità internazionale a «fare pressioni sui gruppi armati per porre fine a tali abusi e a rispettare le leggi di guerra». Le potenze regionali – conclude lo studio di Amnesty – devono fermare i rifornimenti di armi o altre forme di sostegno a qualunque fazione che compie questi atti che sono contrari al diritto internazionale.

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