Mariano Rajoy sarà bocciato, di nuovo

Oggi Mariano Rajoy si presenterà a un parlamento che lo boccerà. È la prima volta in Spagna che un presidente uscente, per quanto en funciones (cioè ad interim), viene sfiduciato. Nonostante tutta la posta in scena di queste lunghe settimane dal giorno delle seconde elezioni, il 26 giugno, il Pp si è mosso pochissimo dalle [&hellip

Luca Tancredi Barone, il manifesto • 30/8/2016 • Europa, Internazionale • 730 Viste

Oggi Mariano Rajoy si presenterà a un parlamento che lo boccerà. È la prima volta in Spagna che un presidente uscente, per quanto en funciones (cioè ad interim), viene sfiduciato.
Nonostante tutta la posta in scena di queste lunghe settimane dal giorno delle seconde elezioni, il 26 giugno, il Pp si è mosso pochissimo dalle sue posizioni iniziali. E pertanto ha convertito solo i già credenti, e cioè Ciudadanos, che è sempre stato pronto a firmare accordi a destra e a sinistra (ma soprattutto a destra), per il “bene del paese”.

A febbraio era stato l’unico partito che aveva sottoscritto l’effimero accordo con il Psoe; stavolta ha invece trovato un facile accordo con il Pp, dopo aver messo in campo condizioni poco difficili da accettare per i popolari. La settimana scorsa è stata dedicata al teatrino dei negoziati fra i due partiti, ma chi ha dovuto ribassare le pretese è stato soprattutto C, dato che il Pp ha ceduto su pochissimi punti. E comunque anche le “150 misure” accordate sono vincolate alle decisioni di Bruxelles. In altre parole, le poche iniziative “sociali” pur presenti negli accordi, sarebbero destinate a essere congelate dalla finanziaria lacrime e sangue promessa a Junker.

Ieri Rajoy si è visto per la quarta volta con chi davvero gli interesserebbe che lo appoggiasse, e cioè il segretario del Psoe Pedro Sánchez. Il quale gli ha ripetuto per l’ennesima volta che sarà definitivamente un No. Il segretario socialista è arrivato a definire l’incontro di ieri come “prescindibile”. La responsabilità di trovare gli appoggi è del candidato Rajoy e non certo del partito socialista, dice Sánchez, nonostante sul partito dopo la firma dell’accordo Pp-Ciudadanos di domenica siano ricadute pressioni fortissime per responsabilizzarlo della mancata investitura.
Sánchez ha ragione, anche perché il Pp non ha messo in campo nessuna proposta forte per tentare i socialisti, benché il leader di C abbia sottolineato che “100 delle 150 misure firmate con il Pp le avevo sottoscritte anche con Sánchez” (dimenticando di dire che mancano quelle che più stanno a cuore al Psoe).

Secondo la narrativa socialista, la colpa della mancata investitura (di Sánchez) sei mesi fa ce l’aveva Podemos; oggi invece è colpa di Rajoy. Prima o poi però toccherà ai socialisti fare qualcosa. La linea del No a Rajoy, No a Podemos e No alle eventuali terze elezioni (che Rajoy diabolicamente ha fatto in modo che cadano il 25 dicembre) contiene almeno un no di troppo per essere coerente.

Al momento Rajoy, con Ciudadanos e un voto di Coalición Canaria, ha 170 voti. Cioè sei meno dei necessari per essere investito domani (in prima votazione bisogna passare con la maggioranza assoluta di 176 voti) o con 11 astensioni in meno per passare venerdì in seconda votazione (quando basta solo la maggioranza relativa). A oggi, il candidato popolare quindi è destinato a essere bruciato.

Lui sostiene che vuole comunque continuare a provarci: il 25 settembre si vota in Galizia e Paesi Baschi, e c’è tempo fino al 1 novembre per un accordo (dopo verrebbero sciolte automaticamente le camere). La sua idea sarebbe quella di ottenere i 5 voti dei nazionalisti baschi del Pnv nel caso che avessero bisogno dei popolari per tornare a guidare la comunità autonoma (uno scenario che sembra improbabile). Ma gli mancherebbe comunque almeno un’astensione.

Ma, a partire da sabato, tutti i riflettori saranno puntati su Sánchez. Sembra chiaro che sarà costretto a convocare un nuovo Comitato federale per decidere il da farsi. Podemos e Izquierda Unida spingono per cercare un accordo e un gioco di astensioni incrociate dei nazionalisti e di Ciudadanos. Ma, ammesso e non concesso Sánchez voglia andare in quella direzione, e che il suo partito glielo consenta, il governo che ne risulterebbe non sarebbe certo molto solido. L’unica decisione che ha preso il Psoe finora è quella di presentare una leggina per fare in modo che, in caso di scioglimento, si possa votare il 18 dicembre. Stando alle dichiarazioni, mancherebbe solo l’appoggio del Pp.

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