«Noi musulmani qui in chiesa come a casa Siamo fratelli»

Cattolici e musulmani pregano insieme per dire no al terrorismo nella giornata promossa dalle comunità islamiche dopo l’assassinio di padre Jacques Hamel a Saint-Etienne-du-Rouvray

Fabrizio Caccia, Corriere della Sera • 1/8/2016 • Copertina, Guerre, Armi & Terrorismi • 944 Viste

ROMA Fedeli cristiani che si alzano dai banchi e vanno a stringere la mano ai musulmani in segno di pace. Parroci e imam che alla fine della messa si abbracciano a lungo come fratelli. Scene così, ieri, in molte parti d’Italia. Foad Aodi, presidente delle Comunità del mondo arabo presenti nel nostro Paese (Co-mai), dice che sono stati più di 23 mila i musulmani in Italia (su una popolazione stimata di un milione e 700 mila) che hanno risposto all’appello partito dalla comunità islamica francese, dopo l’uccisione di padre Jacques Hamel, martedì scorso in Normandia, nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, ad opera di due terroristi dell’Isis.

Musulmani e cristiani insieme, dentro una chiesa, contro l’orrore. «Non sempre abbiamo sentito una reazione corale, ora questo invece si sta avvertendo — sono le parole del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) —. Il mio auspicio è che sia l’inizio di un percorso nuovo».

E c’erano tanti musulmani anche a Rouen, dentro la cattedrale dove domani saranno celebrati i funerali di padre Jacques: l’Italia come la Francia, nella domenica della pace che prova a lenire il dolore. Commovente la cerimonia nella basilica romana di Santa Maria in Trastevere, dov’erano seduti in prima fila tre imam della Capitale (mancava però — e si è notato — quello della Grande Moschea di Monte Antenne). Due di loro, Ben Mohamed Mohamed e Sami Salem, alla fine hanno parlato dal pulpito citando più volte il Corano e raccogliendo applausi: «Qui siamo a casa e noi siamo fratelli. Il terrorismo non appartiene a nessuna religione, è nemico di tutti. Speriamo perciò di rivederci presto, insciallah , dopo la vittoria su questa maledizione». Momenti toccanti si sono vissuti anche a Milano (a Santa Maria di Caravaggio), Firenze, Bologna, Napoli, Palermo, Terni, Trento, Novara. L’imam di Perugia, Abdel Qader, si è unito alla comunità francescana della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, dove giovedì prossimo arriverà in pellegrinaggio papa Francesco.

In una giornata così, restano fuori dal coro le parole di Matteo Salvini, il segretario della Lega Nord, che invece non crede affatto alla possibilità di un dialogo tra le fedi: «Qualcuno è felice perché qualche islamico oggi va a Messa — ha scritto ieri Salvini su Facebook —. Poveri illusi. Si vadano a leggere la Dichiarazione Islamica dei diritti dell’uomo del 1981 o la Dichiarazione del Cairo dei diritti umani dell’Islam del 1990. La legge islamica prevale su tutto e tutti, il resto sono palle. Oggi l’Islam non è compatibile con le nostre libertà e i nostri diritti. Chi non lo capisce o è illuso, o è ignorante, o è complice». Di ben diverso parere, il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: «Grazie a tutti quegli italiani di religione islamica che indicano alle loro comunità la via del coraggio contro il fondamentalismo».

Fabrizio Caccia

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