Il governo Usa chiede 14 miliardi di dollari per «irregolarità» a Deutsche Bank

Il governo Usa chiede 14 miliardi di dollari per «irregolarità» a Deutsche Bank

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Gli scandali finanziari, per la Deutsche Bank come per la gran parte delle altre grandi banche internazionali, non sono certo più una sorpresa. Per quanto riguarda l’istituto tedesco avevamo già dato conto su questo stesso quotidiano, meno di un mese fa, di un affare precedente: la Sec, l’autorità di controllo Usa, aveva a suo tempo multato per 55 milioni di dollari la banca per aver essa dato una falsa rappresentazione della realtà nei suoi bilanci; la notizia aveva suscitato clamore perché, dopo la condanna, l’ex funzionario dell’istituto che aveva fatto da spia all’organismo di controllo, si era rifiutato di incassare la ricompensa che gli spettava e questo per protestare contro il fatto che avrebbe pagato solo la banca e non i dirigenti responsabili del misfatto; anzi questi ultimi intrattenevano rapporti cordiali con la stessa Sec.

Altre indagini nel mondo

In quella occasione abbiamo anche ricordato come la banca tedesca fosse già stata condannata nel 2015 a pagare una somma di 2,5 miliardi di dollari per avere, insieme a diversi altri istituti, fissato in maniera «concordata» e per diverso tempo il Libor, un tasso di interesse calcolato giornalmente sul mercato londinese e che serve, tra l’altro, come base per la concessione di prestiti. Ricordiamo ancora, ad abundantiam, come l’istituto è soggetto anche ad altre indagini in varie parti del mondo.

Dopo lo scoppio della crisi del 2008, i politici dei vari paesi, dopo le iniziali promesse, si sono attivati ben poco per riformare in profondità il settore; essi hanno invece dato il via libera, in particolare negli Stati Uniti, ai controllori.

Da allora ad oggi, secondo un calcolo approssimato, le grandi banche internazionali sono state condannate a versare complessivamente all’incirca 250 miliardi di dollari nelle casse delle autorità Usa. Ma, per altro verso, sostanzialmente nessun dirigente responsabile dei fatti è andato in galera, o ha dovuto pagare finanziariamente di persona.

In totale, le grandi banche internazionali sono state condannate a versare circa 250 miliardi di dollari di multe alle autorità Usa

E veniamo al tema specifico.

Il dipartimento della Giustizia statunitense ha chiesto dunque all’istituto tedesco di versare una somma di 14 miliardi di dollari per le irregolarità commesse prima del 2008, come del resto diversi altri istituti, nel settore della vendita di titoli legati ai mutui sub-prime. Alla notizia la borsa ha ovviamente reagito male e alla chiusura delle contrattazioni di ieri il titolo perdeva l’8,4% del suo valore. Ricordiamo peraltro che la banca ha già lasciato sul terreno nell’ultimo anno circa la metà del suo valore.

Essa ha dichiarato che non intende accettare una penalizzazione così elevata e che sono in corso delle trattative per trovare un accordo, sperabilmente secondo le linee già definite con altri istituti. La Goldman Sachs, che aveva ricevuto la richiesta di pagare 15 miliardi di dollari, si è poi accordata su circa 5; siamo al mercato delle vacche, come sottolineava qualcuno.

La compagnia oggetto di indagini sostanzialmente sulla stessa questione appare molto numerosa.

Si va dalla JPMorgan, alla Citigroup, alla Bank of America, alla Goldman Sachs, alla Morgan Stanley, alla Royal Bank of Scotland, al Credit Suisse, alla Barclays, alla UBS. E speriamo di non aver dimenticato qualcuno.

Si conferma, come al solito e come già rilevato nel caso del Libor, che forse esisteva (o magari esiste ancora) una vasta associazione a delinquere per lo meno tollerata dai governi e dai controllori di tutte le nazionalità interessate.

Le motivazioni che hanno spinto la Sec a individuare una cifra così elevata non sono note. Si potrebbe pensare che si tratti di una rappresaglia per la condanna di Apple da parte dell’Unione Europea, come del resto gli americani avevano genericamente già fatto intravedere pochi giorni fa, o invece, considerando anche il caso Volkswagen, di una specie di ricatto per spingere i tedeschi a più miti consigli sul TTIP, o ancora, infine, che sono le prossime elezioni presidenziali a obbligare la SEC ad essere così esigente.

Chissà. Quello che sembra trapelare è che le autorità tedesche sono molto arrabbiate.

Una estrema debolezza

Quello che è certo è che la Deutsche Bank si trova da tempo in una situazione di estrema debolezza, come del resto gran parte del sistema bancario tedesco, dagli istituti più grandi a quelli di dimensione più ridotta; una multa molto pesante potrebbe metterla in grandi ulteriori difficoltà.

Come forse è noto, la banca presenta attualmente in bilancio una serie di contratti derivati, diversi dei quali potrebbero comportare perdite molto elevate. Ricordiamo a questo proposito come su tale fronte ci sia stato anche qualche contatto operativo con il nostro Monte dei Paschi.

Il bilancio della banca per il 2015 si è chiuso, in ogni modo, con una perdita colossale, circa 6,8 miliardi di euro.

Ma siamo certi che il governo tedesco, al momento del bisogno, troverà il modo di far arrivare i soldi per il salvataggio all’istituto, scavalcando in un modo o nell’altro le regole di Bruxelles.

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