Inps, ancora inaccessibili i dati dei voucher

Inps, ancora inaccessibili i dati dei voucher

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Il carteggio tra Boeri e Camusso e le norme sulla privacy: 102 big restano anonimi

I dati sugli utilizzatori dei voucher continuano a rimanere inaccessibili. In particolare quelli delle 102 grosse imprese sopra i mille dipendenti che vi fanno ampio ricorso, come ha denunciato una polemica tra la Cgil e l’Inps di qualche settimana fa. Ma adesso si sono aggiunti i committenti della Pubblica amministrazione, Comuni in testa. La Funzione pubblica Cgil, ha denunciato la segretaria Serena Sorrentino in una recente intervista al manifesto, ha chiesto all’istituto di previdenza l’accesso ai numeri, senza ottenere però alcuna risposta.

Abbiamo cercato di ricostruire il perché di questa difficoltà ad avere i dati – che dovrebbero interessare tutti i cittadini, oltre allo stesso sindacato. Per comprendere i diversi passaggi, dobbiamo ricordare che il 5 gennaio (una settimana prima del pronunciamento della Corte costituzionale sui referendum Cgil) ha grande eco mediatica il caso dello Spi Cgil emiliano che ricorre ai voucher. Seguono giorni di polemiche, poi l’11 gennaio arriva il parere della Consulta: promossi i quesiti sui ticket lavoro e appalti, bocciato quello sull’articolo 18.

L’11 STESSO il presidente Inps Tito Boeri definisce «ipocrita» l’atteggiamento del sindacato che ne chiede la cancellazione, perché «dai nostri dati» quello dello Spi «è un episodio tutt’altro che isolato. Nell’ultimo anno la Cgil ha investito 750 mila euro in voucher». Forse per non dare l’impressione di additare una sola organizzazione, il numero uno Inps aggiunge che «la Cisl ne ha utilizzati per un valore di 1 milione e mezzo di euro».

LA CGIL REAGISCE spiegando che si tratta di «circa 600 volontari in pensione che operano saltuariamente per un massimo di 3/4 ore al giorno, per un compenso massimo di 150 euro al mese»: insomma, non si sostituisce occupazione stabile, è autentico lavoro accessorio. Susanna Camusso chiede quindi pubblicamente a Boeri perché l’Inps fornisca i dati relativi a due sindacati (Cgil e Cisl, facendo pure i nomi) e non quelli delle aziende utilizzatrici, almeno le più grosse.

La polemica emerge anche in un carteggio che l’Inps ci ha inviato dopo la nostra intervista a Sorrentino, a voler testimoniare che l’istituto è disponibile a fornire i nomi delle imprese. Il 12 gennaio la Cgil, nella persona della segretaria confederale Tania Scacchetti, scrive alla segreteria di Boeri per chiedere «i dati dell’utilizzo per datore di lavoro».

A STRETTO GIRO di posta, lo stesso Boeri scrive la risposta indirizzandola direttamente a Camusso («Cara Susanna»), in cui allega un rapporto già pubblicato nel settembre 2016 sul sito Inps, con in più «due nuove tabelle», relative al numero di committenti e ai settori di utilizzo dei voucher. Sono dati non nominali, aggregati, ma si apprende ad esempio che 102 committenti oltre i mille dipendenti hanno utilizzato oltre 400 mila voucher nel 2015, e che nella pubblica amministrazione ne sono stati utilizzati oltre 1,2 milioni. Cifre preziose, senza dubbio, ma alla Cgil ancora non bastano.

Tania Scacchetti il 18 gennaio scrive dunque una terza lettera, in cui precisa che la richiesta della Cgil «non era rivolta a dati aggregati, ma a conoscere quali siano i maggiori utilizzatori fra le imprese private di industria e terziario che, così facendo, negano a molte lavoratrici e lavoratori il giusto diritto ad un rapporto di lavoro». E poi si riferisce direttamente allo scontro della settimana prima: «Nella sua recente intervista non si è fatto alcuno scrupolo nel diffondere i dati relativi all’utilizzo dei voucher da parte della Cgil e della Cisl. Dati che, peraltro, vengono senza alcun fondamento logico strumentalizzati dalla stampa. Ora, in nome della trasparenza da a Lei più volte annunciata – conclude – sarebbe utile che uscissero pubblicamente anche i nomi di altre imprese utilizzatrici (in particolare grandi imprese)».

BOERI IL 20 GENNAIO scrive così una ultima risposta, la quarta del carteggio, indirizzandola di nuovo direttamente alla «Cara Susanna» (Camusso), spiegando che «alcune delle aziende che ricorrono maggiormente ai voucher sono costituite in forme giuridiche diverse dalle persone giuridiche», e per questo motivo ricadono sotto la protezione della legge sulla privacy. Boeri aggiunge che per non dover diffondere una lista monca, con alcuni nomi coperti da una striscia nera e altri no, ha «ritenuto opportuno non pubblicare l’elenco», ma che comunque «è possibile, se voi lo desiderate, fornirvi la lista dei maggiori utilizzatori di voucher depurata dai dati riferiti alle aziende protette dalla legge sulla privacy».

L’Inps, nella persona della portavoce di Boeri, ieri ci ha ribadito la sua disponibilità a fornire questa lista «depurata» alla Cgil, aggiungendo che però alla quarta lettera «non è mai arrivata una risposta». Tania Scacchetti ci ha confermato che il sindacato sta aspettando prima di fornire una ulteriore risposta (e quindi accettare o meno la lista, seppur depurata), perché vuole approfondire la questione della privacy e capire se in effetti la normativa protegga alcune aziende (ad esempio quelle facenti capo a un’unica persona) dalla pubblicazione di dati simili.

INTANTO PERÒ il 17 gennaio la Fp Cgil ha inviato un’altra lettera, via Pec alla segreteria di Boeri, per accedere ad altri dati disaggregati, quelli delle pubbliche amministrazioni che utilizzano i voucher. In questo caso, zero risposte. Il sindacato fatica a credere che si tratti di una svista, ma ieri all’ufficio di Boeri questo invio non risultava, o perlomeno era «da verificare». «In ogni caso rispondiamo sempre», ci ha spiegato la portavoce del presidente. E così abbiamo noi stessi, dal manifesto, inoltrato a nostra volta la lettera della Fp.

Il sindacato chiede comprensibilmente i dati, per le sue ricerche e attività, ma non sarebbe utile anche a tutti i cittadini – soprattutto se si andrà a votare un referendum – conoscere l’uso dettagliato che si fa dei voucher nelle grandi aziende e negli uffici pubblici?

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