Migranti, la Guardia costiera libica minaccia la Ong Open Arms

Mediterraneo. Impedito il salvataggio in acque internazionali di un gommone pieno di donne e bambini

Leo Lancari • 16/3/2018 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 400 Viste

Le motovedette della Guardia costiera libica continuano impunemente ad ostacolare le operazioni di soccorso di migranti in acque internazionali. L’ultimo caso è di ieri mattina e ha avuto come vittime un centinaio di uomini, donne e bambini che si trovavano su un gommone e – per l’ennesima volta – la nave della ong Proactiva Open Arms, alla quale una motovedetta libica ha impedito con le minacce di trarre in salvo i migranti. A rendere ancora più grave quanto accaduto è il fatto che tutto non si è svolto nelle acque territoriali del paese nordafricano, bensì a 73 miglia dalle coste libiche, un’area nella quale Tripoli non ha alcune autorità. «Un’azione in palese violazione del diritto internazionale al limite di un atto di pirateria» commenta il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato.

Tutto comincia ieri mattina, quando alla nave della Ong spagnola arriva la segnalazione dalla sala operativa della Guardia costiera italiana a Roma di un’imbarcazione in difficoltà nel canale di Sicilia. Immediatamente dalla nave vengono messe in acque le rhib, che una volta sul posto trovano un’imbarcazione con a bordo un centinaio di persone stravolte. Comincia il salvataggio, con donne e bambini che vengono tratti in salvo a bordo della nave della Ong, giunta nel frattempo.

A questo punto, però, si avvicina anche una motovedetta libica, Si tratta di uno del mezzo forniti a Tripoli dall’Italia e parte dell’accordo siglato con la Libia proprio per fermare le partenze dei barconi. Dalla motovedetta parte l’ordine di sospender le operazioni di salvataggio, con Open Arms che replica facendo presente che il recupero delle persone è già in atto. Per tutta risposta i libici minacciano di sequestrare i mezzi di salvataggio con gli equipaggi. In mezzo a tutto questo i migranti, che assistono terrorizzati alle manovre dei libici. Una situazione che è durata fino a sera, quando finalmente tutti i migranti sono potuti saliti salire a bordo della nave spagnola.

Quello di ieri è stato solo l’ultimo di una lunga serie di attacchi compiuti dai libici contro le navi delle Ong impegnate nel Mediterraneo e che hanno visto i libici non esitare a usare le armi per dissuadere i soccorritori. Come accaduto sempre a Proactiva Open Arms il 7 agosto dello scorso anno, quando da una motovedetta della guardia costiera di Tripoli sono partiti colpi di avvertimento contro la nave impegnata in un’operazione di salvataggio. Da sottolineare che Proactiva Open Arms è una delle Ong che ha firmato i codice di comportamento voluto dal ministero degli Interni italiano. «Quanto sta accadendo nel mediterraneo è di una gravità estrema», commenta Manconi. «I libici, con le armi spianate, hanno intimato alla nave di non muoversi e hanno minacciato di condurre a Tripoli le lance di recupero. E questo avviene in acque internazionali, con una palese violazione del diritto internazionale al limite del comportamento piratesco».

FONTE: Leo Lancari, IL MANIFESTO

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