Accordo raggiunto con la Grecia, la Macedonia cambia nome

Grecia. La disputa era nata dopo il crollo della Jugoslavia: la denominazione ufficiale diventa “Macedonia del nord”

Teodoro A. Synghellakis, Fabio Veronica Forcella • 14/6/2018 • Europa, Internazionale • 134 Viste

Intanto Tsipras si prepara all’Eurogruppo del 21 giugno sull’alleggerimento del debito. Merkel permettendo

Alla fine l’accordo è stato raggiunto. Skopje e Atene hanno messo fine a una disputa che era nata poco dopo il crollo della Jugoslavia. L’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (questo era il suo nome provvisorio), ha accettato di cambiare nome in Macedonia del Nord.

L’accordo è arrivato dopo sei mesi di trattative, con incontri e contatti telefonici tra il premier greco Alexis Tsipras e quello di Skopje Zoran Zaev.

I punti principali dell’accordo prevedono che il nuovo nome dovrà essere usato tanto all’interno quanto nei rapporti internazionali e che la Macedonia del Nord dovrà eliminare dalla sua Costituzione ogni rivendicazione storica o territoriale verso la regione greca della Macedonia con capoluogo Salonicco. A Skopje, infine, è riconosciuta la lingua macedone, ma precisando che si tratta di un idioma slavo.

Zaev dovrà far approvare l’accordo dal suo parlamento; poi verrà indetto un referendum per sostenere o bocciare il cambio di denominazione e le modifiche costituzionali. Referendum il cui esito, tuttavia, non è così scontato. Il presidente Ivanof e il capo del partito di opposizione Vmro sono contrari al compromesso raggiunto.

Tsipras e Zaev hanno posto l’accento sul carattere storico dell’accordo, «che pone fine a una disputa in tutta l’area e permette di guardare a un futuro di solidarietà, amicizia e prosperità», ha dichiarato il primo ministro greco. Da parte sua, la Macedonia del Nord, col nuovo nome potrà chiedere di essere ammessa nell’Unione europea e nella Nato.

Domani, Tsipras informerà il parlamento di Atene sui dettagli dell’accordo. E ci si attende un clima abbastanza surriscaldato, mentre il centrodestra di Nuova Democrazia pare intenzionato a provare a sfiduciare il governo.

Il premier greco, per approvare l’accordo, non avrà il sostegno di Anel, gli alleati conservatori dei Greci indipendenti al governo insieme a Syriza, ma sembra quasi certo che i voti mancanti potrebbero arrivare da deputati dell’area di centrosinistra. E comunque il voto finale della Boulè di Atene, arriverà solo dopo che sarà stata data luce verde da Skopje.

Nel frattempo, ad Atene ci si concentra sulle scadenze più immediate: l’alleggerimento del debito che dovrà essere discusso nell’Eurogruppo del 21 giugno. La Grecia vuole che venga dato un messaggio chiaro, in modo da facilitare il pieno ritorno del paese sui mercati, dopo la fine del programma di sostegno, ad agosto.

«È come quando si porta avanti una gravidanza. Non si può essere un po’ incinte. O si riesce ad arrivare a un livello nel quale il debito diventa sostenibile, oppure no», ha dichiarato il ministro delle finanze Efklìdis Tsakalòtos, al quotidiano tedesco Zeit.

E anche il presidente dell’Euro Working Group, l’olandese Hans Vijlbrief, ha dichiarato che il 21 giugno si aspetta un accordo complessivo che sia positivo per il futuro della Grecia. Per il debito bisognerà però vedere se si tratterà solo di un rinvio delle scadenze o di qualcosa di più sostanziale.

Uno dei principali scogli sembra essere sempre l’atteggiamento della Germania, che non sarebbe pronta a concessioni troppo «generose» perché la cancelliera Merkel teme di non poter far approvare il contenuto delle misure di alleggerimento dal Bundestag.

Atene non appare intenzionata ad accettare ulteriori «finanziamenti preventivi» che accompagnino l’uscita del paese dal programma di sostegno economico. Vuole andare avanti, facendo affidamento solo sulle proprie gambe. Anche se i creditori hanno fatto sapere che la «sorveglianza» sul futuro economico del paese sarà sicuramente più stretta rispetto a quella decisa per Irlanda e Portogallo.

FONTE: Teodoro A. Synghellakis, Fabio Veronica Forcella, IL MANIFESTO

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