Elin, novella Antigone, ferma l’aereo e salva un profugo in diretta web

La studentessa svedese si imbarca sullo stesso volo di un afgano: “La sua vita conta di più”

Andrea Tarquini * • 26/7/2018 • Buone pratiche e Buone notizie, Immigrati & Rifugiati • 183 Viste

Per Elin Ersson, come fu per Antigone, la morale è più importante della legge. E allora lei ventunenne studentessa di Göteborg ed ex baby sitter in Italia due anni fa, ha comprato apposta un biglietto sullo stesso aereo di linea per la Turchia su cui era a bordo un profugo afghano destinato al rimpatrio da una sentenza legale. E a bordo si è rifiutata di sedersi e di allacciarsi le cinture. «Non lo farò finché non farete scendere quel passeggero che, espellendo, inviate incontro alla morte sicura». Minuti di tensione sulla pista del secondo aeroporto svedese, poi tra proteste di passeggeri che sarebbero arrivati in ritardo e applausi e gesti di solidarietà Elin ha vinto. Il giovane afgano, alla fine, è stato fatto scendere. Ma con ogni probabilità sarà colpito da un nuovo provvedimento di espulsione. Quanto A Elin, la legge svedese considera il suo atto un reato civile e non un delitto penale, per cui se come è probabile sarà processata e condannata rischia una forte multa per ostruzione al regolare svolgimento del traffico aereo. Per lei, ha scritto su Fabebook, contava di piú dare l’esempio.

«Mi rifiuterò di sedermi e così renderò impossibile il decollo finché non verrà fatto scendere quel giovane afgano che la Svezia manda incontro a morte sicura», ha gridato di fronte a tutti i passeggeri e all’equipaggio.
Sentita la torre di controllo e le autorità aeronautiche (Swedavia) alla fine il comandante ha deciso di cedere alla richiesta, e il ragazzo è sceso. «Non voglio che la vita di un essere umano sia spazzata via solo perché voi passseggeri tranquilli e liberi non volete arrivare in ritardo o perdere coincidenze», ha detto ancora Erin, mentre un signore indicando l’orologio parlava del ritardo che gli avrebbe potuto far saltare il viaggio d’affari, ma molti altri passeggeri invece applaudivano.
«Sto facendo tutto il poassibile per salvare la vita di una persona, rendetevi tutti conto che egli non sarà al sicuro in Afghanistan, non è giusto mandare le persone all’inferno solo perché siamo pieni di profughi e migranti», ha esclamato ancora, «la sua vita conta piú del vostro volo puntuale».
La Svezia è il paese europeo che dal 2015 ospita il massimo numero di migranti e profughi per abitanti e dove il 9 settembre si svolgeranno elezioni, che nei sondaggi vedono i sovranisti xenofobi (SverigeDemokraterna) in volo, a circa 5 punti appena dalla Socialdemocrazia, storico partito di maggioranza ideatore del modello nordico. Si prevede che nei prossimi mesi decine di migliaia di migranti e profughi saranno rimpatriati. «Le deportazioni che si annunciano sempre piú numerose funzionano cosí nel nostro Paese», ha scritto su FB Elin Ersson. «La gente coinvolta dalle espulsioni non viene informata, viene solo presa e caricata su un aereo, non viene data loro nemmeno la possibilità di contattare i loro legali. E questa è una violazione grave delle nostre leggi e dello Stato di diritto. Io voglio porre fine a tale sistema disumano».
Ma sulla linea dura anti-migranti e anti-profughi tutti i leader politici seguono la musica sovranista.
Anche il premier socialista Stefen Löfvén, secondo cui «l’anno scorso un uzbeco che non era stato espulso ha rubato un camion e in nome della sua fede islamista ha fatto una strage nel centro di Stoccolma». Nuove ondate di espulsioni sono dunque attese, ben oltre le 12.500 dell’anno scorso. «Ma li mandiamo a morire, mettiamocelo in testa», insiste la giovane Erin senza che i partiti la ascoltino troppo.

* Fonte: Andrea Tarquini, LA REPUBBLICA

 

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