Dio, patria, famiglia e pugni. La nuova estetica dell’Italia di destra passa anche da un match di boxe.
Succede se a salire sul ring, dove è diventato campione italiano dei pesi massimi, è un pugile neofascista, «patriota» e «ultracattolico». Uno che dice che «Maometto è un pedofilo» e il femminicidio «un’invenzione della sinistra»; uno che alla finale dei Mondiali ha tifato ancor più convintamente Croazia dopo che «un camionista croato mi ha detto che i migranti loro li mandano all’ospedale…». Uno che sui gay ha chiosato: «Il nostro Dio ha ucciso i sodomiti perché si amavano senza vaselina ma ora che l’hanno inventata non c’è più problema!».
Lui si chiama Fabio Tuiach, 38 anni, lavoratore portuale con due passioni: politica e pugilato. La prima lo vede impegnato come consigliere comunale di Forza Nuova a Trieste (a dicembre è passato dalla Lega, che considerava «troppo moscia», al partito di Fiore), un’attività chedeclina tra campagne anti-migranti e spot intrisi di nazionalismo xenofobo. La seconda passione, la “nobile arte”, lo ha portato a (ri)conquistare domenica sera il titolo italiano dei massimi. L’incontro è andato in scena a Sequals, paese natale di Primo Carnera.
Tuiach ha sconfitto ai punti Sergio Romano, casertano e – ironia del caso – ex assessore comunale di centrosinistra. Motivo per cui alla vigilia del match il pugile triestino si è caricato alla sua maniera: «Per me vincere il titolo è una missione spirituale oltre che politica. Dalla mia parte il Signore degli eserciti, quello della tradizione che ha guidato i cattolici per secoli, dall’altra quello moderno bergogliano degli arcobaleni che ci vuole tutti senza differenze ma preferibilmente atei, gay e comunisti», ha scritto in un post.
E così la sfida di domenica è diventata una ribalta all’insegna della propaganda dell’ultradestra: a sostenere l’atleta-politico a bordo ring, insieme a decine di militanti in maglietta nera con la scritta Forza Nuova, era presente lo stato maggiore del partito con il capo Roberto Fiore che si è fatto fotografare con il vincitore e ha postato le immagini sulla pagina Fb. I social hanno fatto da cassa di risonanza: il successo di Tuiach che ha il volto di Gesù tatuato sulla mano destra – è stato celebrato con slogan sciovinisti e nostalgici: «Una vittoria dei patrioti», «il nazionalismo paga», «a noi!», «onore al camerata guerriero».
Un’enfasi che vorrebbe richiamare – in scala ovviamente minore – la storia del “campione in camicia nera”, Primo Carnera, unico italiano campione mondiale dei pesi massimi divenuto un eroe nazionale e un modello utile al regime di Benito Mussolini.
Il duce lo fece affacciare dal balcone di Piazza Venezia e per l’occasione il “gigante di Sequals” indossò l’uniforme della milizia fascista. Un’operazione di marketing a cui fece da contraltare la cancellazione, da parte dello stesso Mussolini, della memoria di un altro campione del ring: quel Leone Jacovacci, mulatto, romano, beniamino del pubblico di mezza Europa ma che il capo del regime silenziò in nome del mito della razza.
Sarà l’attuale clima politico, sarà lo sdoganamento e la caduta della pregiudiziale sul fascismo, sta di fatto che mai come oggi l’ultradestra “spinge” senza più imbarazzi i suoi atleti.
Sono per lo più pugili, o comunque sportivi impegnati in discipline da combattimento e arti marziali. Molti hanno il corpo tatuato di simboli inequivocabili.
Forza Nuova, Casa Pound Italia, Lealtà Azione e i Do.Ra., neonazisti di Varese, vantano atleti-militanti inseriti nei circuiti professionistici o dilettantistici.
Sabato sera, a Trieste, è salito sul palco un altro pugile, anche lui, come Tuiach, portacolori dell’Ardita Trieste: Michele Broili, classe 1993.
Dopo avere sconfitto l’avversario, il marocchino Abdallah Lahlou, ha esibito davanti ai propri sostenitori e a qualche saluto romano i suoi tatuaggi: tra gli altri, il numero 88 tatuato sul petto (nel codice dell’estrema destra l’88 sta per l’acronimo SS) e la scritta “Ritorno a Camelot”, festival neonazista che va in scena da anni a settembre in Veneto.
LA PARTITA è finita, l’allenatore ha detto “abbiamo vinto tutti, gran gioco di squadra”, ma il terzino va in sala stampa e dice: non è vero, hanno vinto gli altri. E ancora, dopo questa partita siamo nei guai fino al collo. Nel calcio non è mai successo, ma nel governo italiano sì.
Movimento 5 Stelle. Di Maio e gli altri grillini ribadiscono la linea: «Gli uomini in divisa hanno avuto e avranno sempre il nostro sostegno». Suscitando, si suppone, l’imbarazzo di deputati come Marco Scibona, che funge nei piani grillini da ufficiale di collegamento tra i 5 Stelle e i No Tav della Val Susa
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