Autostrade, istruttoria dell’Anac, arriva la Guardia di finanza

 La Guardia di finanza nelle sedi di Genova, Roma e Firenze sequestra progetti e contratti. Raccolti tutti gli atti, la procura ascolterà Ferrazza e Brencich, ora nella commissione ministeriale. Si muove anche Cantone

Mauro Ravarino * • 23/8/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 288 Viste

Blitz delle fiamme gialle negli uffici di Autostrade per l’Italia di Genova, Roma e Firenze. Sono stati sequestrati i documenti tecnici, le carte amministrative e contabili sui controlli periodici e sui lavori eseguiti sul viadotto Morandi. Sotto la lente della procura di Genova, che ha emesso il decreto di sequestro, ci sono gli interventi realizzati, progettati e i conseguenti appalti. Tra il materiale prelevato al concessionario contratti, capitolati speciali, stati di avanzamento e piani di sicurezza. La procura intende prima raccogliere tutti gli atti e poi ascoltare le testimonianze di due dei componenti della commissione ministeriale, Roberto Ferrazza che la presiede e Antonio Brencich, che tra l’altro parteciparono al comitato tecnico amministrativo che, il primo febbraio scorso, approvò il progetto di «retrofitting» del viadotto, posticipato a fine estate.

INTANTO, L’AUTORITÀ anticorruzione ha aperto un’istruttoria per verificare l’attuazione da parte di Autostrade per l’Italia delle previsioni di investimento contenute nel Piano Economico Finanziario (Pef); ha chiesto gli atti relativi alla manutenzione e ulteriori chiarimenti sull’appalto per i lavori sul ponte. Nella richiesta di Raffaele Cantone si fa riferimento a una relazione pubblicata sul sito del ministero delle Infrastrutture da cui emerge una mancata attuazione di interventi sulla A10-A7-A12 pari al 72,89%, circa 204 milioni di euro. A stretto giro di posta è arrivata la replica di Autostrade: «La mancata attuazione degli interventi si riferisce a investimenti per il potenziamento della rete genovese (Gronda e nodo San Benigno) e non riguarda le attività di manutenzione. Il dato non deriva da scelte compiute dalla società, ma è l’effetto dei notevoli ritardi da parte delle istituzioni competenti nell’approvazione del progetto della Gronda e del ritardo con cui sono state rese disponibili alla società le aree del lotto 2 di San Benigno», nell’ambito del progetto di potenziamento dell’accesso all’area portuale di Genova.

IL FILONE ANAC si affianca all’inchiesta principale della procura di Genova e al lavoro della Commissione ispettiva del Mit, nominata dopo il crollo di ponte Morandi che ha provocato 43 morti. Ieri, una relazione della commissione ha sottolineato che non sono praticabili altre ipotesi al di fuori dell’abbattimento dei piloni rimasti in piedi. Nel momento in cui la decisione sull’abbattimento diventerà ufficiale, verrà chiesto alla Procura di procedere al dissequestro dei monconi. Il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, si è detto pronto a firmare quanto prima il decreto.

ATTUALMENTE NON CI SONO ancora indagati, ma i magistrati potrebbero essere a un punto di svolta, avendo dato l’ok alla rimozione completa delle macerie. La procura procede per omicidio colposo plurimo aggravato, attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo. Le indagini restano concentrate sugli stralli del pilone 9: i periti stanno ricostruendo i lavori eseguiti negli anni e quelli in corso nelle ore precedenti al collasso. Gli inquirenti stanno, inoltre, verificando l’iter amministrativo del progetto di Autostrade per la manutenzione del viadotto e il lavoro della commissione del Provveditorato alle opere pubbliche. Tra le carte precedentemente sequestrate dalla Gdf nella sede del Provveditorato c’è anche l’elenco di chi partecipò il 1 febbraio 2018 al comitato tecnico amministrativo che approvò il progetto di adeguamento strutturale. Un elenco che comprende non solo i nomi del presidente Ferrazza e degli esperti che hanno redatto il parere – gli ingegneri Brencich, Sisca, Buonaccorso e Servetto – ma anche tecnici di Autostrade per l’Italia, Autostrada dei Fiori, il rappresentante del settore mobilità del Comune di Genova e due rappresentanti della Regione Liguria uno dei quali del settore infrastrutture.

GENOVA SI INTERROGA sul futuro. «La ricostruzione del Ponte Morandi è una priorità, ma sarà velleitaria se non collegata a un rafforzamento della mobilità sostenibile che coinvolga tutta l’area metropolitana genovese», dice Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria. «In questi anni sono stati ridotti i treni regionali (-8% dal 2010), mentre sono aumentate le tariffe per i pendolari del 49%, nonostante il servizio non sia di qualità. Inoltre uno degli interventi di adeguamento infrastrutturale più importanti e urgenti a Brignole, e che doveva essere consegnato nel 2016, è rimasto fermo quasi due anni e solo recentemente riappaltato». Legambiente ribadisce: «Qualsiasi intervento futuro, normativo o legato alla concessione di Autostrade per l’Italia, non dovrà prescindere da un dialogo partecipato con il territorio e i suoi abitanti».

* Fonte: Mauro Ravarino, IL MANIFESTO

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