Diciotti, altre due accuse nel procedimento giudiziario contro Salvini

Nave Diciotti. Da Agrigento, atti al tribunale dei ministri di Palermo con due nuove ipotesi di reato. Una gravissima: «Ha preso ostaggi per convincere l’Europa»

Andrea Fabozzi * • 31/8/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 394 Viste

E lui rivendica. In teoria adesso il ministro rischia anche più di trent’anni

Con il trasferimento degli atti da Agrigento a Palermo, atteso per oggi, parte il procedimento giudiziario speciale contro Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. Con due nuove accuse, che si aggiungono al fascicolo aperto dal procuratore Patronaggio il 18 agosto per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. I due nuovi reati ipotizzati sono omissione di atti di ufficio (per la mancata indicazione del porto di sbarco) e il più grave sequestro di persona a scopo di coazione. Per il quale la pena va da 25 a 30 anni. Salvini è quasi reo confesso, dal momento che ieri ha così commentato la notizia: «Rivendico di aver bonariamente ricattato l’Unione europea».

Il reato, introdotto sul finire della legislatura scorsa nel codice penale all’articolo 289-ter, è previsto dal 1986 nell’ordinamento italiano in attuazione della convenzione di New York contro la presa di ostaggi in guerra. Salvini, che dall’inizio dell’odissea della Diciotti ha collezionato tante denunce da parte di singoli e associazioni, era stato denunciato anche per questo specifico reato dal radicale Riccardo Magi, alla procura di Catania. Denuncia trasferita ad Agrigento, che ha cominciato a indagare per competenza territoriale quando la nave si trovava al largo di Lampedusa. «Rischio 30 anni per aver difeso il diritto alla sicurezza degli italiani», ha detto ieri Salvini, aggiungendo di avere molta voglia di incontrare il magistrato che lo indaga.

Ma non vedrà il procuratore di Agrigento Patronaggio, che dopo aver raccolto i nomi di tutte le persone trattenute per dieci giorni a bordo della nave, vittime che più avanti potrebbero presentare memorie ed essere ascoltate, passa adesso ufficialmente la mano a Palermo. La procedura contro i ministri prevede infatti che la competenza sia della procura del distretto di Corte d’appello, che però non dovrà fare altro che trasmettere, entro quindici giorni, gli atti allo speciale «tribunale dei ministri» già formato (si rinnova ogni due anni) con estrazione a sorte di tre magistrati. Sono Fabio Pilato, presidente, attualmente all’ufficio gip di Palermo ma con un passato di giudice tutelare che si è occupato anche dell’affidamento dei minori immigrati senza famiglia; Filippo Serio, giudice del riesame, nel 2011 messo all’indice dal sito neonazista Stormfront per aver scarcerato un nigeriano perché l’ordinanza contro di lui non era stata tradotta in inglese e non aveva potuto leggerla; Giuseppe Sidoti che recentemente ha fatto parte del collegio che ha respinto l’istanza di fallimento del Palermo calcio.

L’articolo 289-ter sembra essere stato scritto proprio per Salvini, che per dieci giorni ha detto che non avrebbe consentito lo sbarco dei profughi della Diciotti se «l’Europa» non avesse accettato di ospitarne una parte. Punisce infatti chiunque «sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuarne a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questo uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione». La pena, trent’anni di massima, secondo la legge costituzionale che ha riformato i procedimenti contro i ministri, potrebbe addirittura essere aumentata di un terzo nel caso fosse riscontrata la «eccezionale gravità del reato».

Mentre il capo di gabinetto di Salvini sarà indagato a Palermo secondo le procedure normali, i tre giudici del tribunale dei ministri avranno novanta giorni per decidere se procedere o no contro il ministro. Saremo così a fine novembre. Altri sessanta giorni, ed eccoci a febbraio 2019, potrebbero essere necessari in caso di una contestata decisione di archiviazione. Se invece i magistrati ritenessero di andare avanti, dovrebbero inoltrare autorizzazione a procedere al senato, che prima la giunta e poi l’aula dovrebbe votare entro altri sessanta giorni. Dunque febbraio, o aprile. Piena campagna elettorale per le europee. «Le due nuove accuse sono per me due nuove medaglie», ha detto ieri Salvini.

* Fonte: Andrea Fabozzi, IL MANIFESTO

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