Donald Trump legalizza l’amianto, un affare per la Russia

Salute a rischio. 22 donne malate di cancro risarcite da Johnson & Johnson per la sostanza nel talco

Marina Catucci * • 12/8/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Internazionale • 465 Viste

NEW YORK. Con una mossa astorica e un’involuzione da capogiro, l’amministrazione Trump per mano dell’Epa, l’Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, ha reso di nuovo legale l’utilizzo dell’amianto, materiale cancerogeno al bando in oltre 55 Paesi.

Negli Usa l’utilizzo di amianto non è completamente vietato. Nel 1989 Bush senior, a seguito degli studi che avevano dimostrato la pericolosità del materiale, ne aveva reso illegale l’utilizzo per le costruzioni. Nel 2016 Obama l’aveva inserito tra le 10 sostanze più pericolose, da tenere costantemente monitorate. La nuova gestione dell’Epa ha rivisto le pratiche di controllo e ha valutato che per l’amianto non è necessario fare verifiche; la relazione recentemente pubblicata dall’Epa, che descrive il nuovo quadro per la valutazione del rischio, non considera più l’amianto «nell’effetto o la presenza di sostanze in aria, terreno o acqua».

La decisione dell’agenzia è in linea con il pensiero del presidente che, come valuta il cambiamento climatico una «bufala messa in giro dalla Cina per nuocere all’economia americana», così anche pensa che «il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita, in quanto le società che effettuano la rimozione dell’amianto sono spesso legate alla malavita», come si legge in Art of Comeback, libro del 1997 firmato da Trump.

Secondo il gruppo di difesa ambientale Healthy Building Network, anche se i prodotti derivati dall’amianto non dovessero rappresentare una minaccia diretta per i consumatori, sono comunque troppi i rischi per i lavoratori che entrano a contatto con il materiale nelle industrie, e le fibre di amianto rilasciate nell’aria possono diventare pericolose. «L’amministrazione Trump ha riscritto le regole per essere drasticamente meno protettive per la salute umana», ha dichiarato Bill Walsh, presidente della Healthy Building Network. Chi fornirà ora l’amianto agli Usa, in un mondo che ne ha compattamente bandito la produzione, è una società russa, Uralasbest, che non ci tiene a mantenere un basso profilo in quanto esporta i sacchi di amianto negli Usa con stampata l’immagine di Trump e la scritta «approvato da Donald Trump, il 45mo presidente degli Stati Uniti». Sul proprio Facebook, la Uralasbest ha accolto la notizia postando il commento: «Trump sta con noi».

Sono rimasti solo Russia e Brasile a esportare negli Usa le 480 tonnellate di amianto all’anno utilizzate per produrre acido cloridrico e candeggina, ma presto la Russia avrà il monopolio. La produzione brasiliana sta per interrompersi per motivi sanitari e ambientali. Il proprietario della Uralasbest è un magnate molto vicino al presidente Putin e, con il ritiro del Brasile, aumenterà la sua produzione che al momento è il 21% dell’amianto mondiale.

La notizia di questo allentamento dei cordoni è stata presa male specialmente nella super ambientalista California, che lotta contro ogni singola decisione anti ambiente di Trump. A Los Angeles sono comparsi a tempo record dei manifesti raffiguranti The Donald nei panni di Benedict Arnold, il generale americano che durante la guerra d’indipendenza tradì la causa rivoluzionaria per i britannici, passando così alla storia come il traditore americano per antonomasia. A limitare l’utilizzo dell’amianto sarà, probabilmente, lo spauracchio delle numerose cause vinte dalle vittime che si sono ammalate per colpa di questa sostanza. La Johnson & Johnson è stata costretta a pagare 4,7 miliardi di dollari a 22 donne per l’amianto presente nel suo talco, responsabile del loro cancro alle ovaie.

Nel corso del processo che si è svolto in sole 6 settimane a St Louis, in Missouri, il legale delle 22 donne ha rivelato che la società sapeva che i suoi prodotti contenevano amianto, ma ha truccato i test e nascosto l’informazione difendendo l’immagine del borotalco come «la sua mucca sacra».

* Fonte: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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