Jobs Act, bilancio sgravi contributivi: cresce il lavoro precario, fragile e senza qualità

Dati Inps sui primi sei mesi del 2018. Emerge anche un primo bilancio sui bonus renziani del Jobs Act nel triennio 2015-2018: le imprese assumono a termine. Finiti i soldi, non rinnovano i contratti

Roberto Ciccarelli * • 31/8/2018 • Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 184 Viste

Nel mercato del lavoro italiano esistono costanti assodate. Per l’Osservatorio sul precariato dell’Inps le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, nel periodo gennaio-giugno 2018 sono aumentate del 6,9% rispetto allo stesso periodo del 2017. Il segmento che cresce di più è quello composto dal lavoro precario, intermittente e a scadenza: contratti in somministrazione +16,3%, contratti di apprendistato +11,2%, contratti intermittenti +6,5%, contratti a tempo determinato +5,9%, contratti stagionali +2,8%. Ultimi vengono i contratti a tempo indeterminato +1,7% L’Inps registra l’aumento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (+84 mila), un fortissimo incremento rispetto a gennaio-giugno 2017 (+58,7%).

È un primo bilancio sugli sgravi contributivi erogati tre anni fa dal governo Renzi con il Jobs Act. È confermato l’uso di risorse pubbliche per spingere le imprese ad assumere. Formalmente si persegue l’obiettivo del lavoro a tempo indeterminato. Materialmente, invece, si agevola l’assunzione a termine di apprendisti che non sono rinnovati allo scadere del bonus. Si spiega così la contrazione rilevata nel periodo gennaio-giugno 2018 dei rapporti di apprendistato confermati alla conclusione del periodo formativo (-18,9%). I dati Inps offrono la possibilità di apprezzare questo andamento rispetto al triennio: gli apprendistati sovvenzionati dallo Stato hanno raggiunto una quota molto elevata nel 2015 (59%) e successivamente sono diminuiti passando dal 45% del 2016 al 29% del 2018. Siamo agli sgoccioli: nei primi sei mesi del 2018 i giovani under 35 assunti con l’incentivo triennale sono stati 60.344, il 6% dei 867.592 contratti di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato fatti nel periodo. Lo sgravio pensato dal Pd è stato prorogato dal decreto dignità del governo Lega-Cinque Stelle.

La crescita di questa occupazione senza qualità, fragilissima e senz’altro inferiore rispetto alla media europea attuale, stia registrando una battuta d’arresto complessiva. Lo si osserva dai dati generali sull’attivazione e sulla cessazioni dei contratti, sempre nel settore privato, nel primo semestre dell’anno. Dai dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps emerge una frenata nel saldo tra cessazioni e attivazioni dei contratti: +891 mila, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017 (+963 mila). Il saldo annualizzato (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) a giugno 2018 risulta positivo e pari a +392.000, in flessione rispetto a quello registrato a maggio (+453 mila). La variazione tendenziale dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato risulta ancora negativa (-28 mila), seppur in miglioramento per il sesto mese consecutivo. Questo significa che il ritmo che si è voluto impartire al mercato del lavoro, anche ricorrendo ai bonus, sta rallentando.

In questa cornice si spiega il dato sulla cassa integrazione (cig): a luglio le richieste sono crollate del 57% rispetto all’anno scorso. «I dati non tengono conto del ricorso al Fis che sostituisce la cassa in deroga. Quella straordinaria, a causa delle riforme Fornero e del Jobs Act, ha subìto pesanti restrizioni. La minor disponibilità di cassa integrazione straordinaria per le imprese contribuirà a una crescita della disoccupazione» sostiene Tania Scacchetti (Cgil)

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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