Le proposte di Sbilanciamoci: il cambiamento non è gialloverde e va in un’altra direzione

Le 101 proposte per una contro-manovra finanziaria presentate dalla campagna che raccoglie 46 associazioni: «Un’inversione di rotta rispetto alle politiche neoliberiste»

Roberto Ciccarelli * • 28/11/2018 • Studi, Rapporti & Statistiche, Welfare & Politiche sociali • 284 Viste

Una legge di bilancio vera e propria non c’è ancora perché il sussidio di povertà detto impropriamente «reddito di cittadinanza» e la «Quota 100» sono stati rinviati a misure successive. Su cosa discutono, in realtà, il governo pentaleghista e la Commissione Ue che ha avviato la procedura di infrazione per debito? Di dichiarazioni mediatiche, annunci, informalità contraddittorie su poste di bilancio che vanno e vengono in un caos crescente. E tutto in vista delle elezioni europee di maggio 2019.

QUESTA SITUAZIONE surreale è «una grave ferita alla trasparenza e al rapporto con i cittadini» sostiene Giulio Marcon, portavoce della campagna Sbilanciamoci che ieri alla Camera ha presentato la ventesima edizione della sua «contro-manovra». A leggerla, anche sul sito: sbilanciamoci.info, si tratta di una prospettiva ideale ma più concreta del mutevole ircocervo populista che sfuma nella nebbia di una trattativa nervosa.

LE PROPOSTE SONO 101 per un totale di 38,5 miliardi di euro a saldo zero che delineano una diversa idea di economia e sviluppo. Il grosso delle entrate, circa 24,5 miliardi di euro, è garantito, si legge nel rapporto, da un corposo intervento fiscale finalizzato per 12,4 miliardi alla sterilizzazione dell’Iva: si prevede la riduzione delle tasse per i due scaglioni più bassi di reddito, a maggiore concentrazione di lavoratori con più bassi salari e quelli del ceto medio; la rimodulazione dell’Irpef che riduca di un punto le aliquote sui redditi fino a 28 mila euro e introduca due nuovi scaglioni con un’aliquota del 55% per i redditi tra 100 mila e 300 mila euro e un’aliquota del 60% per quelli superiori a 300 mila euro (maggiori entrate per lo Stato pari a 2,1 miliardi). Non solo. Si prevede anche l’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie, un’imposta complessiva sul patrimonio finanziario di famiglie e imprese con aliquote progressive, e la riduzione della franchigia per la tassa di successione che potrebbero portare quasi 8 miliardi. A questo si somma l’introduzione di una vera tassa sulle transazioni finanziarie applicabile a tutte le azioni e a tutti i derivati e, nel caso azionario, a tutte le singole operazioni, con introiti pari a 3,7 miliardi.

IN QUESTA «INVERSIONE di rotta rispetto alle politiche neoliberiste», così definiscono la «contro-manovra» le 46 organizzazioni che compongono la campagna Sbilanciamoci (da Wwf a Legambiente, dall’Arci agli studenti di Uds e Udu e molte altre) ci sono anche le misure che il Movimento 5 Stelle non ha il coraggio di decidere per non perdere il governo, anche se le aveva annunciate in campagna elettorale: la netta riduzione delle spese militari, a cominciare dagli F35 (oltre 3 miliardi); legalizzazione e tassazione della vendita della cannabis (3,8 miliardi); maggiori tasse sul gioco d’azzardo (superiori a quelle decise da Di Maio nel «Decreto Dignità» pari a 858 milioni); la tassazione degli immobili vuoti, il contrasto agli affitti in nero e irregolari, l’eliminazione della cedolare secca. Con questi fondi è possibile finanziare i fondi sociali tagliati in questi anni.

IN QUESTA CORNICE, il «reddito» dei Cinque Stelle «è un ampliamento della social card di Tremonti con vincoli senz’altro superiori» commenta Marcon. La strada del cambiamento c’è, ma va in tutt’altra direzione.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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