Francia in piazza contro l’antisemitismo, Macron promette mano dura

Il presidente contrario alla penalizzazione dell’antisionismo. La vigilia profanate tombe nell’antico cimitero ebraico di Quatzenheim in Alsazia

Anna Maria Merlo * • 20/2/2019 • Europa, Osservatorio razzismo & discriminazioni • 304 Viste

Francia. Manifestazioni in tutto il paese dopo la crescita delle violenze. A Parigi politici di tutti i partiti, due ex presidenti (Hollande e Sarkozy) in place de la République. Il presidente: «Sarà la reazione popolare a sconfiggerlo», ma ci saranno leggi e provvedimenti.

PARIGI. Per Emmanuel Macron «sarà la reazione popolare» che potrà sconfiggere l’antisemitismo in Francia, accanto a interventi per «educare, formare» e a «provvedimenti» «leggi» per fermare la deriva, che «può succedere ovunque, ma non deve succedere da nessuna parte». Ieri, in decine di città francesi, ci sono state manifestazioni contro l’antisemitismo (cresciuto del +74% in un anno), triste tendenza confermata nella notte tra lunedì e martedì, con più di 80 tombe profanate nell’antico cimitero ebraico di Quatzenheim, a una ventina di chilometri da Strasburgo, con croci uncinate disegnate in giallo e blu e una scritta firmata Elsassischer Schwarzen Wolfe, nome di un gruppo autonomista noto negli anni ’70. Macron è andato a Quatzenheim, prima di partecipare a una cerimonia al Mémorial de la Shoah nel centro di Parigi, con i presidenti di Senato e Assemblea.

Ieri, nel tardo pomeriggio, place de la République a Parigi era piena (ma molto meno della manifestazione dopo la visita di Mitterrand a Carpentras nel 1990), in risposta all’appello del Partito socialista che ha invitato politici, rappresentanti di associazioni e religioni, e i cittadini a manifestare contro le violenze antisemite.

In piazza, c’erano tutti i partiti e i loro leader, eccetto Marine Le Pen, del Rassemblement National, che ha organizzato nel pomeriggio per suo conto un “omaggio” alle vittime degli attacchi antisemiti a Bagneux, dove c’è una targa in ricordo di Ilan Halimi, massacrato nel 2006 dalla “banda dei barbari”, che pensavano avesse dei soldi perché ebreo.
Laurent Wauquiez leader dei Républicains, un po’ più lontano Valérie Pécresse, la rivale del partito, presidente della regione Ile-de-France, gli ex presidenti François Hollande e Nicolas Sarkozy, l’ex primo ministro socialista Bernard Cazeneuve, i rappresentanti di una ventina di partiti, Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise, Philippe Martinez della Cgt, i tre quarti del governo, molti parlamentari, erano tutti in place de la République, in mezzo a una folla densa.

Degli allievi delle scuole medie hanno letto brani di Hannah Arendt, Franz Fanon, Primo Levi, Moustaki. La rabbina liberal Delphine Horvilleur ha auspicato il ritorno di una «Francia unita, liberata da tutte le paure».

In piazza c’erano anche alcuni gilet gialli, anche se la casacca non era ostentata. Sono stati interrogati da alcuni manifestanti perché il dubbio si è insinuato con il ricorso continuo a slogan più che ambigui e dopo alcuni episodi, attribuiti a torto o a ragione al movimento di protesta: sono stati recisi gli alberi piantati in ricordo di Ilan Halimi, due ritratti di Simone Veil sono stati ricoperti di svastiche nel XIII arrondissement, l’ultimo episodio sono le ingiurie al filosofo Alain Finkielkraut. Su questo, Mélenchon, a disagio, ha affermato che «qualunque siano le opinioni detestabili di Finkielkraut, quando è ingiuriato, preso di mira per quello che è, non sono le sue idee che vengono messe in causa, ma la sua umanità negata, che abbiamo in comune, per la religione supposta o l’appartenenza». Mélenchon sottolinea che il movimento dei gilet gialli non è antisemita, rivendica che la France Insoumise non ha «radici antisemite», ricorda che in Francia «l’antisemitismo, l’omofobia, il razzismo non sono opinioni, ma reati».

Macron, nel pomeriggio, ha promesso: «Prenderemo provvedimenti, faremo leggi, puniremo» i responsabili. Ma il presidente ha respinto la proposta, venuta da alcuni parlamentari del suo partito, di penalizzare l’antisionismo, perché potrebbe portare a una limitazione della libertà di espressione: «Non penso che sia una soluzione», ha affermato, anche se ha sottolineato che gli antisemiti oggi si nascondono spesso dietro l’antisionismo. Stasera, Macron preciserà la posizione, alla cena attuale del Crif (Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche francesi).

Il primo ministro, Edouard Philippe, ha ricordato che «l’antisemitismo inizia con le parole poi arriva all’azione». Il primo ministro ha indicato la «responsabilità» delle reti sociali, dove regna «l’impunità più totale»: ci sarà una legge sulle parole di odio su Internet. Con il movimento dei gilet gialli la parola si è liberata, in tutti i sensi, anche nei peggiori, con una disinibizione delle ingiurie, antisemitismo compreso, perché questa tendenza ha radici profonde nella società francese, lontane e più recenti.

* Fonte: Anna Maria Merlo, IL MANIFESTO

photo: *_* [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

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