Termina domani a Roma la festa contro le diseguaglianze

Termina domani a Roma la festa contro le diseguaglianze

Roma non si ferma! È il nome della festa popolare iniziata il 7 giugno scorso al parco del Caravaggio, nell’ottavo municipio, che si concluderà il 23 di questo mese. Dibattiti, incontri, concerti, assemblee, poesie, libri e buon cibo per diciassette giorni in cui si alterneranno centinaia di voci dei protagonisti delle principali lotte di questi ultimi due anni in città contro disuguaglianze, povertà, mafie e razzismo, per il diritto all’abitare e per i diritti sociali. Sabato 22, ci sarà l’assemblea finale in cui don Luigi Ciotti si confronterà con le realtà sociali sui principali problemi di Roma. Il 19 analogo confronto è avvenuto con il segretario generale della CGIL, Landini. L’obiettivo politico è quello di mettere insieme, dare forza e voce alle nuove alleanze emerse da una geografia cittadina mutata ed in costante trasformazione. Lo faremo attraverso attività di mutualismo solidale, iniziative politiche, manifestazioni e vertenze sui principali temi condivisi, già dal mese di agosto. Annunciato infuocato dalla voglia di sgomberi con cui il ministro dell’interno, con la complicità della sindaca Raggi, pensa di spostare l’attenzione dei cittadini per coprire il fallimento di un governo che si è rimangiato ogni suo impegno “a favore degli italiani”, a meno che non intendiamo gli italiani ricchi, mafiosi e corrotti, quelli si aiutati ad esempio dalla flat tax e dallo sblocca cantieri, solo per citarne due

Un percorso nato con un appello, Sei1 di noi!  ed una manifestazione cittadina, lo scorso primo dicembre, allargato al coinvolgimento delle realtà sociali impegnate su questi temi, a partire dalla Rete dei Numeri Pari – www.numeripari.org – che mette insieme a Roma circa 80 realtà, tra associazioni, sindacati, cooperative sociali ed agricole, parrocchie, movimenti per il diritto all’abitare, reti studentesche, centri antiviolenza, comitati di quartiere, scuole, progetti di mutualismo sociale, spazi liberati e semplici cittadini.

Sono questi soggetti, le loro lotte, le loro passioni, il loro impegno, le loro proposte, i protagonisti della festa. Non sono le periferie l’oggetto della discussione, ma il soggetto che prende parola dopo due anni difficilissimi di lotte spesso isolate e frammentate in città: dagli ultimi tragici mesi della giunta Marino, affondata dallo stesso centrosinistra dal notaio, e l’anno e mezzo terribile della giunta Raggi.

Il vento non è cambiato in città. Chi governa ci propone false soluzione che alimentano solo guerra tra poveri, rabbia e frustrazione. Il cambiamento promesso dalla Raggi si è rivelato un gigantesco bluff che ci consegna una città ancora più diseguale, fragile ed impaurita, in cui vengono tagliati dal bilancio decine di milioni di euro per le politiche sociali e smantellato il sistema di welfare di comunità costruito con grandi sforzi negli ultimi 30 anni, mettendo a rischio migliaia di operatori e cooperanti, dove non si fa nulla per 20 mila famiglie che aspettano da venti anni la casa e non si vuole risolvere il problema delle occupazioni per emergenza abitativa trattando la questione come fosse un tema di ordine pubblico e non una questione maledettamente politica, dove centinaia di beni confiscati vengono lasciati a marcire o rimangono impunemente nelle mani dei mafiosi mentre le realtà sociali non hanno spazi dove fare attività a favore di chi è rimasto indietro e vengono minacciate apertamente, dove l’incompetenza e l’arroganza sembrano diventate le caratteristiche indispensabili per chi vuole governare, ed il legalismo securitario si fa beffe delle ingiustizie sociali e ambientali ed ignora la corruzione morale dei gruppi dirigenti al potere. Quando la politica è così debole e fragile, sono le mafie ad essere forti ed a fare grandi affari. Lo denunciavamo anni fa, inascoltati. Oggi secondo la Dda a Roma ci sono 94 clan e 100 piazze dello spaccio. Siamo davanti ad un problema gigantesco che andrebbe messo al centro dell’attenzione politica e dell’intervento di tutte le forze in campo. Dalla crisi ci stanno facendo uscire con meno democrazia e diritti.

Noi abbiamo la necessità, la responsabilità ed il diritto di costruire a partire dalla “geografia della speranza” un’alternativa in cui rimettere al centro le relazioni, la passione, l’impegno, la competenza per ridarci la possibilità di un futuro migliore rispetto a quello a cui vogliono condannarci.

* Fonte: Giuseppe De Marzo, IL MANIFESTO



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