Vertice sull’immigrazione. Scontro Macron-Salvini sui porto sicuri

Già nel vertice che giovedì scorso ha riunito i ministri dell’Interno della Ue a Helsinki le posizioni di Francia e Italia non avrebbero potuto essere più distanti

il manifesto • 23/7/2019 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 297 Viste

Doveva essere l’ennesimo vertice sull’immigrazione, convocato per ieri a Parigi dal ministro dell’Interno francese Christopher Castaner nonostante fosse destinato a rimanere ancora una volta senza soluzioni condivise sulla questione più importante, quella del porto in cui far sbarcare i migranti salvati nel Mediterraneo. Si è trasformato invece nell’ennesimo scontro politico tra Italia e Francia e in particolare tra Emmanuel Macron a Matteo Salvini, con il presidente francese che, infastidito dall’assenza «ingiustificata» del ministro italiano lo attacca ricordando che «non si guadagna nulla non partecipando» mentre il titolare del Viminale replica definendo il vertice «un flop»: «L’Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia – dice Salvini -: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma».

Già nel vertice che giovedì scorso ha riunito i ministri dell’Interno della Ue a Helsinki le posizioni di Francia e Italia non avrebbero potuto essere più distanti. Parigi punta a creare un gruppo di Paesi «volenterosi» disponibili all’accoglienza (in 14 avrebbero accettato) a patto che una volta tratti in salvo i migranti possano essere sbarcati nel porto sicuro più vicino. Che significa Malta o Italia, proprio quello che Salvini rifiuta nel timore di diventare «l’hotspot d’Europa». La possibilità di arrivare a una soluzione che metta d’accordo tutti adesso è rinviata a un altro vertice, questa volta tra Francia, Italia, Germania e Malta, convocato per settembre alla Valletta.

Sul decreto sicurezza bis intanto il governo accelera. Salvo improbabili sorprese oggi chiederà la fiducia sul provvedimento fortemente voluto dalla Lega in modo da permettere all’aula della Camera, dove il testo è in discussione da ieri mattina, di poter votare mercoledì.
Si accorciano, quindi, i tempi per la conversione in legge del secondo decreto sicurezza, che a questo punto potrebbe essere licenziato definitivamente dal Senato molto prima della scadenza fissata per il 13 agosto. «C’è da sperare che sia l’ultimo decreto di questo governo e che questa maggioranza si dissolva prima di convertirlo», si è augurato ieri il deputato di +Europa Riccardo Magi che parla di «una legge ottusa e dannosa, seppure in buona parte inapplicabile».

Il giro di vite riguarda in modo particolare le navi delle ong impegnate nel Mediterraneo nel trarre in salvo i migranti che fuggono dalla Libia. Il decreto assegna al titolare del Viminale il potere di limitare o vietare – seppure in accordo con ministro della Difesa e dei trasporti e dopo aver informato il premier – l’ingresso delle navi delle acque territoriali italiane. Per chi non rispetta il divieto sono previste multe fino a un milione di euro, l’arresto del comandante che non obbedisce allo stop ordinato dalla Guardia costiera e il sequestro immediato della nave.

* Fonte: IL MANIFESTO

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