Germania. Legge contro il caro affitti, per la Corte suprema è ammissibile

Per i giudici dell’alta Corte tedesca la legge del 2015 non viola la Costituzione. Ma la «Mietpreisbremse» non rappresenta ancora la soluzione finale al problema che sta diventando un’autentica piaga sociale

Sebastiano Canetta * • 21/8/2019 • Europa, Welfare & Politiche sociali • 246 Viste

BERLINO. Si chiama Mietpreisbremse: è la legge che frena l’impennata dei canoni d’affitto, in vigore in tutta la Germania da quasi un lustro. Ieri la Corte suprema di Karlsruhe ha stabilito che la norma – prolungata lo scorso 1 gennaio e inasprita appena due giorni fa dal governo Merkel – è perfettamente in linea con i dettami della Grundgesetz, equivalente della Costituzione.

PESSIMA NOTIZIA per immobiliaristi, investitori e speculatori del mercato che nella Repubblica federale non conosce mai crisi. Ma è un’ottima informazione per decine di milioni di inquilini: il 54% dei tedeschi, che attualmente vive in affitto.

Comunque, si tratta di un precedente giuridico rilevante, da ieri all’attenzione di chi ha aumentato il canone «anche del 45%» come denunciano le associazioni degli inquilini. Il freno agli aumenti era già previsto nel contratto di coalizione siglato tra l’Union democristiana e la Spd, tuttavia i proprietari di due immobili a Berlino hanno presentato ricorso a causa della presunta incostituzionalità della norma. Esattamente su ciò si sono espressi ieri mattina i giudici di Karlsruhe rigettando in via definitiva la loro istanza e confermando, in buona sostanza, la possibilità per la politica di mettere un freno al libero mercato nel caso di aree con «affitti frenetici». Saranno i singoli Stati a decidere quali città, comuni o quartieri potranno essere messi al riparo sotto il “tetto” al canone.

Plaude alla sentenza destinata a impattare sull’emergenza-casa la ministra della Giustizia della Spd, Katarina Barley (vicepresidente del Parlamento europeo), prima firmataria del progetto di legge che restringe ulteriormente le maglie della Mietpreisbremse. Fermamente contrari invece i liberali di Fdp e i nazional-populisti di Alternative für Deutschland, che al Bundestag hanno entrambi votato contro la norma. Mentre i deputati di Linke e Verdi si sono astenuti.

Tuttavia, al di là dell’intenzione, la Mietpreisbremse non rappresenta ancora la soluzione finale al problema che in Germania sta diventando un’autentica piaga sociale. Dal Sud al Nord e dall’Est all’Ovest del paese gli affitti a prezzo “normale” sono in via di estinzione: emblematico il caso di Monaco dove il costo medio mensile dei nuovi contratti si aggira sui 18 euro al metro quadro. Un salasso anche per chi gode di salari ben più ampi della media europea. Eppure, finora, secondo l’Istituto tedesco per la ricerca economica (Diw) «numerose offerte superano il limite massimo consentito, anche se nel complesso è certo possibile determinare un effetto frenante misurabile. Tuttavia, il Diw ha dimostrato che gli affitti sono aumentati più rapidamente proprio nelle aree sottoposte alla Mietpreisbremse come ricorda il quotidiano degli artigiani.

IN PARALLELO, la Frankfurter Allgemeine Zeitung pubblica la lista del caro-affitti che pare affliggere l’intera Europa. Secondo i dati elaborati dalla società di revisione Deloitte, a guidare la classifica è Parigi con il prezzo record di 28 euro al metro quadro, davanti alle norvegesi Oslo (25,3 euro) Trondheim (21,3) e Bergen (19,7), e la City di Londra (20,1). A seguire, le danesi Copenhagen (19) e Aarhus (16,8) prima di Varsavia (14,6) Praga (13,4) Lione (12,6) Marsiglia (11,6) Bruxelles (11,1) e Lisbona (10,8).

In Germania la capofila resta Monaco (10,5, la media dei vecchi affitti), ben staccata da Amburgo (8,6), Francoforte (8,4) e infine Berlino che si attesta a quota 7,3 euro al metro quadro. Per paragone, a Torino il canone medio oggi corrisponde a 6,9 euro, a Ostrava (Repubblica Ceca) a 6,6 euro, mentre nella città ungherese di Debrecen risulta pari a 6,4 euro.

Da qui il provvedimento appena rinnovato dalla ministra Barley, consapevole che «da solo il freno degli affitti non è in grado di curare le distorsioni del mercato, ma fa parte di un più ampio “pacchetto” del governo federale per creare nuovi alloggi a prezzi accessibili». In pratica, la legge impone che l’aumento si limiti al 10% rispetto all’inquilino precedente, con eccezioni in caso di ristrutturazione o ammodernamento dell’alloggio. In caso contrario l’inquilino può denunciare il proprietario per avere violato la legge.

* Fonte: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

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