Voto in Austria. Kurz in testa, il ritorno dei Verdi nelle urne d’Austria

Oggi al voto. Il premier uscente sicuro di vincere, ma tutto resta aperto per la coalizione di governo

Angela Mayr * • 29/9/2019 • Europa • 180 Viste

 Il clima al centro, dopo i 150 mila scesi in piazza venerdì contro il riscaldamento globale. Intanto un nuovo scandalo “spese pazze” agita il partito xenofobo Fpoe

VIENNA. Piazze invase venerdì in tutta l’Austria da giovanissimi e anche meno giovani, 150 mila persone per la manifestazione più grande di sempre contro il riscaldamento climatico.
La mobilitazione potrà incidere anche sulle elezioni politiche anticipate che si svolgono oggi? Non sul vincitore che sarà ancora lui, Sebastian Kurz, il giovane leader icona del partito popolare (Oevp). I sondaggi lo danno stabilmente in testa tra il 33 e 35%, più giù di oltre 10 punti si contenderanno il secondo posto i socialdemocratici (Spoe), partito dal passato anche glorioso, e la destra radicale xenofoba della Fpoe.

SICURO È IL RITORNO DEI VERDI in parlamento: erano ben presenti fin dal 1986, ma due anni fa mancarono il quorum, puniti per le divisioni e la scissione di un pezzo che ha formato la lista intorno a Peter Pilz, Jetzt, «adesso». I sondaggi stimano i Verdi tra l’11 e il 13%, del resto il clima, l’argomento dove eccellono – come ha confermato il Climate change center Austria che ha monitorato tutti i programmi dei partiti – è stato tra i temi dominanti della campagna elettorale. Bocciatura invece per i programmi di popolari e Fpoe. Alla vigilia di questo memorabile Fridays for future, Norbert Hofer, la faccia gentile della truce Fpoe ha liquidato il movimento di Greta come Zoepferldiktatur, «dittatura delle treccine». Dal congresso di metà settembre Hofer, già candidato alle presidenziali austriache, è il nuovo capo della Fpoe al posto di H.C. Strache.

UNA BUONA AFFERMAZIONE, intorno all’8% è prevista per i Neos, il partito più filo europeo, simile al +Europa italiano, progressista sui diritti civili, liberista in economia. I socialdemocratici secondo i sondaggi perderanno voti. Pagano il prezzo dell’impopolarità della grande coalizione che guidavano fino al 2017, e della scarsa esperienza politica della loro capolista, da appena un anno segretaria nazionale, Pamela Rendi Wagner. «Pesce rosso in una vasca di pescicani» è stata descritta nella prima fase della campagna, riscattandosi verso la fine.

POCO PRESENTE STAVOLTA è stato il tema migranti, scivolato al sesto posto di importanza. Anche nei discorsi di Kurz che nella campagna di due anni fa ripeteva a oltranza il mantra della chiusura della rotta balcanica. «Ora non c’è più bisogno di parlarne – ha spiegato lo staff di Kurz -, è scontata la linea dura». Infatti alla domanda della tv di stato Orf rivolta ai candidati se l’Austria doveva accogliere o meno richiedenti asilo in base all’accordo europeo sulla redistribuzione Kurz ha risposto di no, deplorando l’incombente svolta nelle politiche migratoria. «Se si salvano persone nel Mediterraneo bisogna fare di tutto per riportarle nei paesi d’origine. Più confini e più porti aperti non sarebbero segnali giusti in direzione dell’Africa e dei trafficanti». Stessa posizione per la Fpoe, disponibili all’accoglienza socialdemocratici, Verdi e Neos.

DOPO OLTRE 40 tra duelli televisivi a due e Elefantenrunden tra tutti i candidati, un record assoluto, oggi 6,3 milioni di austriaci andranno alle urne per eleggere il nuovo parlamento con un sistema proporzionale puro. È imprevedibile quale governo potrà nascere: la stessa coalizione tra popolari e l’estrema destra della Fpoe travolto in maggio dall’Ibiza gate? Kurz allora aveva sciolto la coalizione con il partito di H.C. Strache, che un video riprendeva in flagrante mentre stava per vendere mezzo paese a una presunta oligarca russa. Poi Kurz stesso è stato sfiduciato dal parlamento. A traghettare il Paese verso le elezioni è stato un governo tecnico guidato dalla ex presidente della Corte costituzionale Brigitte Bierlein.

PER UNA RIEDIZIONE del passato governo Kurz, l’opzione politicamente più omogenea, l’ex cancelliere ha posto delle condizioni alla Fpoe: niente più cosiddetti «casi singoli», i continui inciampi filonazisti di esponenti Fpoe, e via dal ministero degli Interni Herbert Kickl, vicino a Salvini, che oltre a escogitare continue vessazioni anti migranti ha devastato il ministero degli Interni e i servizi segreti, non più ritenuti affidabili dai servizi internazionali. Condizioni che difficilmente potranno realizzarsi.

In più, nella Fpoe si annunciano forti convulsioni: negli ultimi giorni intorno a H.C. Strache è esploso un nuovo scandalo che si allarga sempre di più. Sotto indagine della procura di Vienna le spese esorbitanti personali che Strache caricava sulle casse del partito oltre ai 42 mila euro mensili incassati tra stipendio da vice cancelliere, rimborsi spese e stipendio per la moglie Philippa Strache. Testimone principale la guardia del corpo e autista di Strache che ha conservato le ricevute e documenti di anni. Sotto tiro è finito lo stesso Hofer per il muro fatto costruire intorno al suo giardino di casa.

ALTRA OPZIONE DI COALIZIONE sarebbe un Kurz 2 con i Verdi o a tre con i Neos, che fermerebbe il rischio “orbanizzazione” del paese . I Verdi già governano in tre regioni insieme con i popolari, in Tirolo, Salisburgo e Vorarlberg, si tratta di popolari diversi, quelli rimasti fedeli ai valori cristiano sociali, che non si sono fatti trascinare a destra dal rampante Sebastian Kurz.

* Fonte: Angela Mayr, il manifesto

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