Ex Ilva. Licenziamenti e taglio salari, sciopero di 24 ore

Ai nuovi bandi – con ribassi del 40% – partecipa anche lo stesso gruppo franco-indiano

Gianmario Leone * • 2/10/2019 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 122 Viste

Sono giorni di grande tensione nell’indotto dell’ex Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal Italia. Da ieri infatti, c’è stato il passaggio a cinque nuove aziende per gli appalti riguardanti le pulizie industriali, civili, trasporti e servizi, dopo il quale centinaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro.
Per questo Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato uno sciopero di 24 ore: secondo le sigle sindacali si sta «configurando un massacro occupazionale ed una perdita di salario e diritti acquisiti non sostenibile, con la silente complicità della stazione appaltante (ArcelorMittal): i lavoratori sono in una situazione disperata e sotto ricatto occupazionale». Con il rischio concreto, secondo i sindacati, «che tale situazione si possa estendere in tutto il settore dello stesso appalto siderurgico». Per questo, dopo un incontro con il Prefetto, è stato chiesto l’intervento del Mise con un tavolo specifico.
Il problema nasce dal fatto che i lavoratori di molte aziende che per anni hanno gestito gli appalti in questione, sono assunti con due tipologie contrattuali diverse. Tutti coloro i quali sono inquadrati con il contratto multiservizi, che prevede la clausola sociale e quindi l’obbligo per l’azienda subentrante nell’appalto a riassumere i lavoratori in dote alla ditta uscente, saranno riassunti. In tanti però, sono inquadrati con il metalmeccanico, che non prevede la clausola sociale e, dettaglio non secondario, prevede una retribuzione economica migliore oltre ad un minore utilizzo delle ore di straordinario.
Le nuove aziende subentranti, hanno dichiarato l’impossibilità a riassumere tutti i lavoratori alle stesse condizioni economiche previste dal Contratto metalmeccanico, proponendo la sottoscrizione del multiservizi. Condizioni che però i sindacati giudicano peggiorative per i lavoratori, motivo per il quale non si è trovato un accordo.
È ad esempio il caso della ditta Castiglia, che ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per 201 lavoratori su 264, che scadrà domani. Che sono esattamente quelli inquadrati con il Contratto dei metalmeccanici.
Due gli elementi principali della vicenda. Il primo, che ha creato non poche polemiche, la presenza tra le nuove ditte della Alliance Green Service Italia, società dove ArcelorMittal è presente in joint venture. Presenza alquanto particolare oltre che scomoda e che forse per legge bisognerebbe evitare. Secondo elemento, forse il principale, è il doppio gioco delle aziende locali. Che per anni hanno fatto cartello, nella gestione Riva e in quella commissariale, per accaparrarsi gli appalti ed ottenere lauti guadagni mentre rendevano peggiorative le condizioni salariali dei lavoratori. Ora che ArcelorMittal Italia ha deciso di internalizzare alcuni lavori e bandire gare a cifre inferiori (si parla di un ribasso del 40% rispetto ai prezzi del passato), non vedendo più convenienza nel gestire quegli appalti, hanno deciso di abbandonare al proprio destino centinaia di lavoratori.

* Fonte: Gianmario Leone, il manifesto

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