L’inquinamento uccide, di più in Italia: 61mila morti in 17 anni

Non uccide solo il lavoro: 17 mila persone in dieci anni. Uccide anche l’aria che respiriamo. La denuncia dell’Agenzia europea dell’ambiente

Roberto Ciccarelli * • 17/10/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Europa, Studi, Rapporti & Statistiche • 218 Viste

Vita capitalista. Legambiente: «Insufficienti le politiche contro l’inquinamento atmosferico». Legge di Bilancio: polemica di Confindustria contro la «Plastic Tax». Investimenti modesti contro l’emergenza climatica. Per il «Green new deal» all’italiana solo piccoli passi

Non uccide solo il lavoro: 17 mila persone in dieci anni. Uccide anche l’aria che respiriamo: 61 mila persone in 17 anni. L’Italia è prima nell’Unione Europea per morti premature da biossido di azoto (14.600) e per ozono (3 mila), seconda dopo la Germania per i decessi causati dal particolato fine (58.600). Lo sostiene il Rapporto sulla qualità dell’aria in Europa reso noto ieri dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). In questa classifica Torino contende a Parigi e Londra il «primato» di città europea più inquinata da biossido di azoto. Tra le città più piccole Padova è invece quella in cui la concentrazione media delle polveri sottili Pm2,5 e Pm10 è la più elevata. La situazione non migliora nelle aree rurali. Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto nella pianura padana, dove i limiti stabiliti per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente. «È inaccettabile che nessuno di noi si stia preoccupando del fatto che il semplice atto di respirare sia sicuro o meno» ha commentato Karmenu Vella, commissario Ue per l’ambiente, affari marittimi e pesca parlando dell’inquinamento atmosferico in Europa.

SONO GIÀ VENTI le città capoluogo italiane fuorilegge per avere superato il limite annuale previsto per le polveri sottili: 35 giorni con una media giornaliera di Pm10 maggiore a 50 microgrammi a metro cubo. Per Legambiente tra le città soffocate dallo smog al primo posto Milano con 56 giorni, seguita da Torino. Fino ad oggi l’Italia non ha presentato il programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico. Il programma va depositato entro il prossimo 8 novembre. Se non avverrà, Legambiente presenterà un reclamo alla Commissione Ue con la rete di 143 associazioni in 30 paesi European Environmental Bureau e l’associazione «Cittadini per l’aria». «L’Italia deve fare molto di più in termini di misure e interventi strutturali per fronteggiare questa emergenza, a partire da una efficace ed integrata strategia antismog – ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – È fondamentale definire un piano nazionale contro l’inquinamento, riducendo il traffico motorizzato privato, investendo sulla mobilità urbana sostenibile di persone e merci, potenziando e incentivando il trasporto pubblico locale, pendolare e su ferro, quello intermodale, e riducendo le emissioni agricole, industriali e quelle prodotte dalle centrali elettriche a fonti fossili e dal riscaldamento degli edifici».

I DATI ALLARMANTI dell’Aea hanno risvegliato l’attenzione del governo sulla presunta vocazione «verde» della legge di bilancio. Secondo il ministro dell’ambiente Sergio Costa, il «Decreto Clima» collegato alla manovra (l’iter parlamentare partirà dal Senato) risponderebbe alle esigenze di una drastica inversione di tendenza chiesta dall’agenzia Aea. «Abbiamo inserito misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle città e nelle aree sottoposte a infrazione europea per la qualità dell’aria, stanziato fondi per la piantumazione e il reimpianto degli alberi e la creazione di foreste urbane e periurbane nelle città metropolitane» ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Per migliorare la qualità dell’aria il governo ha stanziato 255 milioni sul «buono mobilità». Finanzierà 1500 euro per la rottamazione delle auto fino ai modelli Euro 3, 500 euro per moto Euro 2 o Euro 3 a due tempi. Venti milioni andranno agli «eco-scuola bus». Ieri è tornata d’attualità la cosiddetta «Plastic Tax» che garantirà 800 milioni dal 2020. A regime 1,4 miliardi. Si tratta di una tassa sugli imballaggi di plastica da un euro al chilo. Confindustria ha sparato ad alzo zero: «Non è per l’ambiente, impone ingenti costi a consumatori e imprese». Una pioggia di misure e trovate che non sembrano comunque capaci di creare un’inversione di tendenza.

NEL GIOCO delle matrioske che accompagnerà la legge di bilancio, l’intervento più rilevante – il taglio dei sussidi dannosi per l’ambiente, 1,8 miliardi è la stima nel Def – non è contenuto nel «decreto clima» approvato dal governo. È stato rinviato alla faticosa definizione della legge di bilancio. La partita è dunque aperta. Al momento non è stato definito quando, come e da cosa si intende partire per ridurre i 19 miliardi di sussidi dannosi censiti dal ministero dell’ambiente. È dalla definizione di tagli e rimodulazioni che emergerà un’idea di giustizia climatica e sociale di questa maggioranza. Idee inespresse, o non ancora messe compiutamente in relazione. Nel governo si tende a non scontentare nessuno. Sarà difficile, come già si vede dalla «Plastic Tax».

DALLE TRATTATIVE sul Documento programmatico di bilancio alla Commissione Ue Costa ha sostenuto di avere «portato a casa» 11 miliardi di euro in tre anni sugli investimenti «green» e ulteriori «55 miliardi nei prossimi 12 anni» a titolo di «investimento». Questi ultimi dovrebbero essere i fondi previsti dal governo nell’aggiornamento del Def. Sempre che vengano spesi, si tratta di cifre modeste rispetto a quelle stanziate dalla Germania: 10 miliardi di euro l’anno per i prossimi dieci in «Green economy» e 84 miliardi solo nel trasporto pubblico.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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