Processato per aver salvato una migrante: «Siamo testimoni scomodi lungo il confine»

Mumber. Le testimonianze della polizia contro di me sono risultate false. La mia assoluzione è un passo importante: diventa chiaro che non possono inventare accuse per bloccarci

Maurizio Pagliassotti * • 24/11/2019 • Buone pratiche e Buone notizie, Immigrati & Rifugiati • 144 Viste

La corte d’appello di Grenoble ha assolto Pierre Mumber, un volontario francese processato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un caso giudiziario che ha scosso la Francia, perché ha messo in risalto quanto il cosiddetto «reato di solidarietà» possa colpire duramente chi decide di aiutare l’esercito di migranti in fuga dall’Italia che ogni notte, da circa due anni, tenta di passare il confine sfidando la morte.

Nel gennaio del 2018, presso il piccolo paese di frontiera di Montgenevre, Mumber soccorreva una donna nigeriana gravemente prostrata, porgendole tè caldo e una coperta. La giovane, nel tentativo di attraversare il confine percorrendo una delle vie più battute della «rotta alpina», veniva fermata dalla gendarmeria che successivamente la lasciava sola, sdraiata sull’asfalto ghiacciato e in mezzo a cumuli di neve, perché impegnata nel tentativo di bloccare altri migranti. Mumber raggiungeva la donna e le prestava soccorso: per questo gesto in primo grado è stato condannato a tre mesi di carcere, sentenza annullata solo due giorni fa.

Pierre Mumber ha 55 anni e gestisce un fiabesco rifugio a Monêtier les bains , appena al di là del confine italo francese della val di Susa. È uno dei molti maraudeurs, coloro che si adoperano per salvare vite lungo la rotta alpina.

Mumber, come si sente?
Mi sento bene. Mi sono sentito sempre a mio agio perché sapevo che questo era l’unico esito possibile. Sono anche amareggiato perché io non avrei dovuto essere processato. Perché senza le testimonianze della polizia, risultate poi non vere, tutto questo si poteva evitare. Penso quindi alle persone che non hanno la possibilità di difendersi: io ho avuto la possibilità di farlo grazie alle immagini di alcuni giornalisti italiani, ma senza quelle non so come sarebbe andata a finire. Penso ad esempio a un altro ragazzo, che purtroppo non ha avuto la mia fortuna di rientrare in quelle immagini ed è stato condannato. La gente mi dice «alla fine la giustizia c’è»: io penso che non sia vera giustizia, perché sono andato io a portare la prove della mia innocenza, ma senza di esse mi avrebbero condannato in base a testimonianze false.

Lei pensa che la sua assoluzione sia un colpo di fortuna?
Sì. La fortuna ha voluto che fosse presente una troupe televisiva che ha lasciato la camera aperta durante tutto l’intervento della polizia. Se questo non fosse accaduto io forse sarei nello stesso stato di tutti gli altri condannati senza prova. Peraltro queste immagini in primo grado non sono state ammesse, e infatti io sono stato condannato.

Perché questo accanimento?

Secondo l’avvocato i gendarmi non sapevano come spiegare che gli erano scappati quattro africani, e quindi penso che si vergognassero di questa situazione. L’hanno fatto in modo inconsapevole rispetto alla portata politica del loro gesto. Il procuratore ha detto che la parola della polizia dà la verità, sul rapporto finale invece il giudice dice che ciò che scrive la polizia dà informazioni ma non è la verità. Per noi maraudeurs è un passo importante perché diventa chiaro che non si possono inventare accuse per bloccarci.

Era preoccupato?
In primo grado non lo ero, perché sapevo che quelle immagini raccontavano quanto è veramente accaduto. Ma quando non sono state accettate come prova mi sono preoccupato.

Lei è stato aiutato durante la sua disavventura?
Ci sono state molte manifestazioni in mio sostegno, ed è stato molto importante. Gente comune, volontari, grandi associazioni come Amnesty International o Medicins du Monde mi hanno sostenuto. È nato un comitato di sostegno a Briancon e non ho dovuto pagare le spese legali che da solo non avrei potuto sostenere. Questo è un problema molto importante: molti di noi non possono difendersi dalle accuse, anche quando sono palesemente ingiuste, per ragioni economiche.

I volontari che aiutano al confine sono sotto attacco?
I maraudeurs vedono cosa accade al confine, sono testimoni scomodi. Non penso che lo Stato francese voglia impedire la solidarietà, bensì che vogliano allontanare dal confine i testimoni della violenza: quando si viene quassù si vede cosa succede.

Il flusso dei migranti è ancora elevato?
Sicuramente meno che in passato. Qualcosa deve essere cambiato negli ultimi tempi in Italia.

 

* Fonte: Maurizio Pagliassotti, il manifesto

 

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