Spagna. Razzismo, ucciso da un ex militare e dal clima di odio contro i “moros”

Spagna. Razzismo, ucciso da un ex militare e dal clima di odio contro i “moros”

Le continue campagne d’odio della destra contro gli stranieri avvelenano il clima. L’ultima, seguita alla “invasione” dell’enclave di Ceuta da parte di migliaia di migranti grazie alla “distrazione” delle guardie di frontiera di Rabat, ha preso di mira il Marocco, i suoi abitanti e i suoi prodotti, che più di qualche organizzazione nazionalista spagnola ha invitato a boicottare. Ed è stato proprio un cittadino di origini marocchine, Younes Bilal, a cadere vittima di un omicidio che varie formazioni di sinistra ritengono un atto di tipo terroristico e razzista.

DOMENICA SERA le telecamere di sicurezza inquadrano Carlos Patricio B. M., 52 anni, mentre percorre il lungomare di Mazarrón, cittadina costiera di 30 mila abitanti nella comunità di Murcia, impugnando una pistola. Giunto al bar El Muelle, l’ex militare dell’Aviazione esplode tre colpi contro Younes, un imbianchino di 35 anni. Mentre i sanitari cercano invano di salvare la vita della vittima, l’ex militare fugge e viene poi arrestato dalla Polizia locale dopo un inseguimento.

I due si erano incrociati nel bar nel pomeriggio. Younes era nel dehor con alcuni amici, per fare due chiacchiere e godersi la brezza.  L’atmosfera era rilassata. La cosa non va evidentemente a genio a Carlos, che ogni tanto inveisce contro gli ospiti stranieri. «Non voglio moros nel locale», ripete; urla frasi contro i lavoratori stranieri irregolari e se la prende con la cameriera e con alcune ragazze perché parlano «con i musulmani». Younes le difende e scoppia una rissa, con lanci di bottiglie e tavoli divelti.

Carlos si allontana, ma alle 22 torna, armato; punta la pistola contro il giovane marocchino e lo uccide. Quando viene circondato dagli agenti, sulla spiaggia, chiede ai poliziotti di non lasciar avvicinare gli odiati moros.

Il movente xenofobo dell’assassinio, aggravato da un profilo psichiatrico dell’omicida non proprio stabile, sembra abbastanza evidente a sentire chi conosce Carlos e racconta che non si è mai fatto problemi a manifestare il suo odio per gli stranieri e i magrebini in particolare.

MA UNA PARTE DELLA STAMPA e della politica locale, timorosa forse di finire sul banco degli imputati come istigatrice dell’atto di violenza, insiste sul fatto che i due si conoscessero, e che l’omicidio sia stato un “regolamento di conti”. Molti anni fa la vittima era stata denunciata per lesioni e tanto è bastato per bollarlo come balordo, anche se chi lo conosceva lo descrive come un lavoratore onesto e tranquillo. Il pistolero, invece, non ha precedenti, ma in casa la polizia gli ha trovato vari fucili da caccia e armi bianche.

Amici e conoscenti della vittima non accettano che l’omicidio razzista venga derubricato a regolamento di conti: i due non si conoscevano affatto, assicurano, e Bilal è morto solo perché era un “moro”. E così martedì sera molte centinaia di persone sono scese in piazza sul lungomare di Mazarrón per rivendicare pubblicamente «verità e giustizia», stringendosi attorno alla vedova – Andrea, originaria di Siviglia – e ai figli al grido di «siamo tutti Younes».

Tanti gli immigrati marocchini presenti, che hanno approfittato dell’inusuale attenzione dei media per denunciare anni di sacrifici e le quotidiane discriminazioni. I rappresentanti di varie associazioni antirazziste hanno chiesto che l’omicida sia imputato anche per un delitto di odio. «È un razzista, non un pazzo» è stato uno degli slogan più ripetuti.

* Fonte: Marco Santopadre, il manifesto



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