Razzismo. In Italia ogni nove ore un reato

Il razzismo è il motivo alla base di tre episodi di violenza su quattro. Il dato è frutto dell’analisi effettuata dall’Oscad, l’Osservatorio interforze per la sicurezza contro gli atti discriminatori, presentato ieri in occasione del convegno «Le vittime dell’odio». Nel 2019 si sono registrati in Italia 969 reati, uno ogni 9 ore, legati a razzismo, [&hellip

Adriana Pollice * • 22/1/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni, Studi, Rapporti & Statistiche • 336 Viste

Il razzismo è il motivo alla base di tre episodi di violenza su quattro. Il dato è frutto dell’analisi effettuata dall’Oscad, l’Osservatorio interforze per la sicurezza contro gli atti discriminatori, presentato ieri in occasione del convegno «Le vittime dell’odio». Nel 2019 si sono registrati in Italia 969 reati, uno ogni 9 ore, legati a razzismo, identità di genere e disabilità. In valore assoluto c’è stato un calo del 12,7% rispetto al 2018 tuttavia sono aumentati i casi di incitamento alla violenza (dai 220 del 2018 ai 234 del 2019), le aggressioni fisiche (da 88 a 93) e gli atti di vandalismo (da 5 a 10) riconducibili a razzismo e xenofobia. È però vero che il picco si è registrato nel biennio precedente: 1.111 crimini d’odio nel 2018 e 1.048 nel 2017. Il 2016 si era chiuso invece a 736.

La differenza è ancora più marcata se si guardano i dati relativi alle violenze, fisiche e verbali, che hanno a che fare con razza, etnia, nazionalità o religione: nel 2019 ne sono state segnalate 726, meno delle 801 del 2018 e delle 828 del 2017, ma molte di più delle 494 del 2016. Dopo il razzismo, sul secondo gradino della classifica ci sono i reati legati alla discriminazione della disabilità (161) e, infine, i reati relativi a orientamento sessuale e identità di genere (82). Si tratta comunque di cifre parziali, come ha spiegato il vice capo della polizia Vittorio Rizzi, poiché bisogna mettere in conto due problemi: la mancanza di denunce, il cosiddetto under reporting, che determina una sottostima del fenomeno, e il mancato riconoscimento della matrice discriminatoria da parte delle forze di polizia e degli altri attori del sistema penale, cioè l’under-recording.

Del totale dei reati di matrice discriminatoria, al primo posto c’è l’incitamento alla violenza (251), seguito dall’aggressione fisica (191). Al terzo posto il reato di profanazione di tomba (147) seguito dalle minacce (99). Tra quelli legati al razzismo e alla xenofobia, in testa rimane il reato di incitamento alla violenza (234), seguito dal reato di profanazione di tomba (147) e dalle aggressioni fisiche. L’aggressione fisica è in testa, invece, per i crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere (29 nel 2019), seguita dagli atti di vandalismo (18) e dal reato di incitamento alla violenza (13).

L’aggressione è in testa anche nei crimini legati alla disabilità (69), seguita da furti e rapine (39). «Non è più accettabile che ci siano episodi di violenza verso il diverso, banalizzare non è più possibile – ha commentato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese -. È necessario intervenire contro il linguaggio d’odio. Il monitoraggio deve riguardare anche il web. La libertà di espressione è fondamentale ma c’è anche l’esigenza di un controllo perché casi come quello di Carolina Picchio (morta suicida a 14 anni perché vittima di cyberbullismo, ndr) non accadano mai più». Un indirizzo mail è stato attivato per segnalare episodi di razzismo e discriminazione (oscad@dcpc.interno.it).

* Fonte: Adriana Pollice, il manifesto

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