Alta Velocità. Deraglia Frecciarossa, morti i due macchinisti

Il deragliamento del treno a Lodi sullo scambio in cui erano stati appena fatti dei lavori. Il probabile posizionamento sbagliato della deviazione non rilevato dal sistema di sicurezza

Roberto Maggioni * • 7/2/2020 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Salute & Sicurezza sul lavoro • 467 Viste

È il primo Frecciarossa a partire dalla stazione Centrale di Milano alle 5.10. La seconda fermata è dieci minuti dopo a Milano Rogoredo e poi giù lungo i binari dell’Alta velocità a 300 Km/h fino a Bologna, su quella che è considerata la linea ferroviaria più tecnologica d’Italia sulla quale corrono i treni più moderni. Qui è avvenuto l’incidete che ha provocato la morte di due macchinisti e il ferimento di una trentina di persone.

IL CONVOGLIO DIRETTO a Salerno è deragliato alle 5.35 nei pressi di Ospedaletto Lodigiano, in località Livraga. Stava andando a 290 Km/h quando la motrice è finita fuori dai binari staccandosi dal resto del treno. A bordo c’erano solo 28 persone, oltre al personale di Trenitalia. Nella prima carrozza era seduto solo un passeggero, tre nella seconda. I due macchinisti sono stati sbalzati fuori dall’abitacolo per decine di metri, quando i soccorritori sono arrivati erano già morti. «Poteva essere una carneficina» le parole del prefetto di Lodi Marcello Cardona sul posto poche ore dopo il deragliamento. «Sì, poteva essere una strage» hanno ripetuto i vigili del fuoco. I 28 passeggeri sono rimasti leggermente contusi, nulla di particolarmente grave perché le carrozze su cui viaggiavano hanno concluso la loro marcia sul binario su cui stavano viaggiando e non hanno seguito la motrice finita fuori traccia. Due ore dopo gli stessi Frecciarossa che circolano su quella linea sarebbero stati pieni, centinaia di passeggeri.


LE VITTIME SONO Giuseppe Cicciù, 51 anni, originario di Reggio Calabria, e Mario Di Cuonzo, che da pochi giorni aveva compiuto 59 anni ed era originario della provincia di Caserta. Abitavano entrambi nel milanese, rispettivamente a Pioltello e Cologno Monzese. «Quando siamo arrivati i macchinisti erano già fuori dal treno, li abbiamo trovati per terra già morti. Sono stati sbalzati via dal locomotore per decine di metri» ha raccontato il comandante dei Vigili del Fuoco di Lodi Giuseppe Di Maria. Entrambi erano impegnati nel sindacato, Giuseppe Cicciù come delegato della Fit Cisl, Mario Di Cuonzo come iscritto alla Filt Cgil. I sindacati hanno proclamato due ore di sciopero per oggi a mezzogiorno. «Giuseppe aveva una grande esperienza, è stato tra i primi a salire sui nuovi treni dell’Altà velocità» lo ha ricordato il segretario della Fit Cisl Lombardia Giovanni Abimelech. «È stato un nostro nostro delegato Rsu, ce lo ricordiamo tutti anche se negli ultimi anni si era un po’ allontanato perché aveva una nuova famiglia». Luca Stanzione della Filt Cgil Lombardia ha chiesto «un ripensamento del ciclo di produzione e manutenzione per ridurre al minimo il rischio d’incidenti, aumentando i controlli e investendo in ricerca affinché sempre di più la tecnologia sia al servizio della sicurezza dei lavoratori».

LA TECNOLOGIA, GIÀ. Questo incidente mette in evidenza la fragilità di un sistema tanto moderno quanto vulnerabile. Il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, ha spiegato che il treno è «deragliato all’altezza di uno scambio che doveva essere posto in una certa posizione e così non era». La Procura ha aperto un’inchiesta per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime. Esclusa categoricamente l’ipotesi di un attentato. Anche Ferrovie dello Stato, con Rfi, ha avviato un’indagine interna. Sarà proprio Rfi a dover spiegare ai periti e agli investigatori della Procura cosa è successo sul quel tratto di ferrovia perché su quel tratto sono stati fatti lavori di manutenzione la notte stessa. Gli operai avevano terminato il loro lavoro un’ora prima del deragliamento, alle 4.45, comunicando tramite le consuete procedure che la tratta era stata sistemata e il treno avrebbe potuto circolare alla velocità di marcia prevista.

C’È UNA PRIMA IPOTESI su cui la Procura sta indagando e riguarda uno scambio, o più precisamente un deviatore, lasciato in quella che tecnicamente viene definita «falsa posizione», cioè in posizione non corretta. Quello scambio invece che consentire al treno di proseguire la sua corsa lungo il binario su cui stava viaggiando lo avrebbe deviato sul binario a fianco. «Stiamo cercando di capire quali attività sono state svolte e che tipo di nesso ci sia tra questa attività e il verificarsi del disastro» ha spiegato ancora il procuratore. «I lavori di manutenzione vengono fatti perché qualcosa si è rotto, se no non c’è motivo per essere lì alle 4 e mezza del mattino».

L’IPOTESI DELLA PROCURA è quindi quella dell’errore umano legato ai lavori di manutenzione. Chi si occupa di sicurezza ferroviaria spiega che quando lo scambio è posizionato per deviare il treno verso un altro binario, il treno non può superare i 100 Km/h. Il meccanismo è facile da capire, un po’ come quando un’automobile arriva troppo veloce in curva.

IL FRECCIAROSSA partito da Milano alle 5.10 è stato il primo treno a incontrare quello scambio lasciato nella posizione errata e nessun sistema di sicurezza si è accorto dell’errato posizionamento. Su questa ipotesi indagano gli investigatori. «I lavori sono tutti registrati e annotati in modo dettagliato» ha detto ancora il procuratore di Lodi Chiaro. Da chiarire se il personale che ha lavorato su quella tratta è di Rfi o di un’azienda in subappalto. «È il primo incidente in 15 ani di Alta velocità» ha difeso il sistema l’a.d. di Fs Gianfranco Battisti. Qualcosa però non ha funzionato e le conseguenze sarebbero potute essere ancora più tragiche. «Su quella tratta c’è il sistema di sicurezza Ertms che è all’avanguardia a livello europeo» sostiene il segretario lombardo del sindacato autonomo Orsa Adriano Coscia. «Se il personale sbaglia, il sistema interviene. Quindi che ci sia errore umano è da escludere». Perché il sistema di controllo della circolazione non ha letto l’errata chiusura dello scambio o l’eventuale guasto? Il sistema era attivo o era stato disattivato durante i lavori e poi non riattivato? Sono solo due delle domande a cui dovrà rispondere l’indagine.

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto

 

ph by LorenzoSavino95 [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

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