Stati Uniti. Dopo sei tentativi, finalmente il Colorado abolisce la pena di morte

Stati uniti. Al sesto tentativo dal 2009, con 38 voti a favore e 27 contrari, lo Stato di Columbine si unisce a 21 altri Stati e volta pagina. I tre condannati attualmente nel braccio della morte potrebbero essere graziati

Marina Catucci * • 28/2/2020 • Buone pratiche e Buone notizie, Diritti umani & Discriminazioni • 190 Viste

A partire da luglio il Colorado diventerà il 22esimo stato americano senza la pena di morte, seguendo una tendenza che dal 2004 ha portato dieci Stati Usa ad abolire la pena capitale.

A gennaio il disegno di legge era passato al vaglio del Senato, superandolo, e mercoledì scorso durante una seduta notturna i deputati della Camera del Colorado hanno approvato un disegno di legge di abrogazione. Lo hanno inviato al governatore, il democratico Jared Polis, che si è impegnato a firmarlo.

Questo, per il Colorado, era il sesto tentativo di abrogazione della pena di morte dal 2009, ma stavolta il tentativo è andato a buon fine con un voto di 38 a 27. Tre democratici hanno votato contro e nessun repubblicano a favore. Il nuovo corso in teoria non dovrebbe riguardare i tre uomini attualmente nel braccio della morte, ma Polis ha suggerito di star considerando di concedere loro la clemenza, commutando la pena in ergastolo.

A ricevere la clemenza potrebbero essere Nathan Dunlap, condannato a morte nel 1993 per avere ucciso quattro persone in un ristorante di Aurora, ‘Chuck E. Cheese’; Robbie Ray, condannato per avere orchestrato gli omicidi di due persone che avrebbero testimoniato contro di lui per un caso di sparatoria; e Mario Owens condannato a morte per lo stesso caso.

La decisione di eliminare la pena di morte, anche se spinta da anni, non è stata poco controversa o indolore ed è arrivata dopo undici ore di dibattito e aspre contestazioni da parte dell’ala repubblicana. Il deputato repubblicano Tom Sullivan, che ha perso un figlio durante la sparatoria nel cinema di Aurora, ha promesso di continuare a lottare per la pena di morte: «Non smetterò di battermi per questo», ha dichiarato subito dopo il voto.

Jeni Arndt, il deputato democratico che ha portato la proposta di legge al Congresso del Colorado, ha usato toni pacificatori: «Ho contattato Tom e sono andato da lui, mi sono avvicinato a lui e rispetto il suo dolore e la sua reticenza».

Il Colorado è stato teatro di due dei massacri più sanguinari degli Stati uniti, quello di Aurora e quello di Columbine. Nel 1999 due studenti della Columbine High School, Eric Harris e Dylan Klebold, si introdussero nell’edificio e aprirono il fuoco su compagni di scuola e insegnanti, uccidendo 12 persone e ferendone 24.

Nel 2012 ci fu il massacro di Aurora: nella notte tra il 19 e il 20 luglio il 24enne James Holmes, ex dottorando di neuroscienze, aprì il fuoco in un cinema durante la proiezione della prima del film Il cavaliere oscuro – Il ritorno, uccidendo 12 persone e ferendone 58.

Questi due casi sono sempre stati impugnati dai sostenitori della pena di morte, non solo del Colorado. E che proprio questo Stato abbia deciso di abolire la pena capitale, optando per un uso rieducativo della giustizia, ha un valore che va al di là dei confini statali.

Gran parte dell’opposizione alla misura riguardava proprio le famiglie delle vittime di queste stragi, ma molti democratici hanno sottolineato che esistono altre opzioni, secondo loro più adeguate della pena capitale. Il deputato Jovan Melton, che rappresenta il distretto da cui provengono tutti e tre i detenuti nel braccio della morte del Colorado, ha affermato che l’abolizione della pena di morte era qualcosa che sperava di realizzare sin dall’inizio sua carriera politica.

L’ultima esecuzione del Colorado risale al 1997, quando Gary Lee Davis fu ucciso con un’iniezione letale dopo essere stato condannato per il rapimento, lo stupro e l’omicidio della sua vicina di casa, Virginia May, avvenuto nel 1986.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

 

Foto di OpenClipart-Vectors da Pixabay

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