Coronavirus, per ragionare sul «dopo» è utile guardare alla Cina

Come sarà “dopo”? Anche se l’agognato picco dell’epidemia non è ancora stato raggiunto, sono già tanti quelli che si chiedono come usciremo dall’emergenza che sta tenendo chiuse in casa milioni di persone e esponendone altrettante a lavorare in condizioni di insicurezza. Per farsi un’idea, è utile guardare alla Cina, dove l’epidemia è sotto controllo: i [&hellip

Andrea Capocci * • 26/3/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 127 Viste

Come sarà “dopo”? Anche se l’agognato picco dell’epidemia non è ancora stato raggiunto, sono già tanti quelli che si chiedono come usciremo dall’emergenza che sta tenendo chiuse in casa milioni di persone e esponendone altrettante a lavorare in condizioni di insicurezza. Per farsi un’idea, è utile guardare alla Cina, dove l’epidemia è sotto controllo: i pochi casi che si contano sono ormai dovuto all’importazione del virus dall’estero. I provvedimenti drastici assunti dal governo per soffocare il focolaio dell’Hubei vengono gradualmente allentati. Riapre la Grande Muraglia, ripartono i trasporti un po’ ovunque e solo a Wuhan le misure rimarranno in vigore fino all’8 aprile. Nelle città più lontane dall’epicentro in realtà l’attività era già ripresa.

L’epidemia, però, non sembra essere ripartita come molti temevano. È presto per dirlo in modo definitivo, ma i dati analizzati dai ricercatori dell’Imperial College di Londra guidati da Neil Ferguson sembrano incoraggianti.

Gli scienziati hanno analizzato gli spostamenti attraverso i dati personali raccolti attraverso gli smartphone da Baidu, uno dei colossi dell’hi tech cinese, che gestisce il principale motore di ricerca e di geolocalizzazione cinese. I dati anonimizzati mostrano che in regioni come Guangdong e Zhejiang gli spostamenti sono tornati al livello pre-crisi, e altrove (Pechino, Hunan, Henan, Hongkong) il traffico sta aumentando rapidamente. Al grafico che descrive il volume degli spostamenti, i ricercatori hanno sovrapposto quello che corrisponde al coefficiente R, cioè il “tasso di riproduzione dell’epidemia”. È il numero medio di persone che vengono contagiate da ciascun individuo positivo. Se R è minore di 1, significa che l’epidemia va verso l’esaurimento. Se R è superiore a 1, invece, l’epidemia si diffonde. All’inizio dell’epidemia, quando il virus circolava incontrollato, R era a livello 3. Il durissimo lockdown di Wuhan lo ha riportato giù quasi fino a zero, e lì continua a rimanere anche con la graduale riapertura. Uno scenario diverso da quello previsto dagli stessi ricercatori per il Regno Unito dopo la fine dell’epidemia, dove il contagio sembra destinato a impennarsi con la fine delle restrizioni. «Questi risultati forniscono le prove che le strategie di contenimento adottate in Cina continuano a essere efficaci anche se l’economia riparte». Questi risultati non escludono future epidemie in Cina, spiegano gli scienziati, ma possono assistere i processi decisionali di altri paesi una volta che il contenimento dell’epidemia sia stato raggiunto.

Ricerche come queste dimostrano anche la fondamentale importanza della condivisione dei dati tra aziende e ricerca pubblica. Le società del settore delle telecomunicazioni possiedono enormi quantità di dati personali utilizzati principalmente a scopo pubblicitario. Ma quegli stessi dati in forma anonima sono utilissimi per la ricerca sociale, soprattutto in situazioni che richiedono una rapida capacità di analisi e di risposta, come un disastro naturale o, appunto, un’epidemia.

* Fonte: Andrea Capocci, il manifesto

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