Braccianti immigrati: «Regolari solo per il tempo di vita di alcune piante»

Sanatoria. Parola ai braccianti: Jacob Adam Ago, 38 anni, lavoratore agricolo nelle campagne pugliesi spiega perché un documento di sei mesi non basta

Giansandro Merli * • 15/5/2020 • Immigrati & Rifugiati • 319 Viste

La regolarizzazione alla fine ci sarà, ma la campagna portata avanti da una parte dei 5 Stelle ne ha limitato durata e possibilità di accesso per i cittadini stranieri. «Una persona potrà essere regolare soltanto per il tempo di vita di alcune piante. Così per noi sarà impossibile avere qualsiasi progetto per il futuro», dice Jacob Adam Ago. 38 anni di cui 9 in Italia, Ago è nato in Nigeria e lavora come bracciante agricolo in Puglia. Fa parte del progetto Sfrutta Zero, che tra Bari e Nardò ha creato una filiera di produzione del pomodoro nel rispetto dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori e distribuisce il prodotto finale attraverso canali alternativi a quelli della Grande distribuzione organizzata.

Cosa pensi della regolarizzazione?

È giusto regolarizzare i lavoratori, ma secondo il governo cosa potremo fare con un permesso di sei mesi? Non basta così poco per migliorare le nostre vite. Ci sono tanti braccianti che vivono in Italia da 5, 6, 7 anni e ogni volta ottengono al massimo un permesso di 3 o 6 mesi. Con questo tipo di documenti è impossibile avere un lavoro decente. Se non hai un permesso di soggiorno sufficientemente lungo non puoi difenderti e devi accettare qualsiasi offerta di lavoro. Non riesci mai a ottenere un buon contratto. Se non ottieni un buon contratto non puoi migliorare le tue condizioni di vita e non puoi neanche contribuire all’economia del paese, pagando le tasse.

Come si vive nei campi?

Nei campi lavorano le persone che producono il cibo che arriva sulle tavole di tutti quelli che vivono in Italia. Queste persone hanno mogli e figli che non vedono da anni. Non possono uscire dall’Italia perché sono appesi a questi permessi di soggiorno di breve durata. Sono bloccati nelle campagne, dove vengono sfruttati.

E durante l’epidemia?

È stato un periodo difficile per tutti. Molte persone sono rimaste senza lavoro, anche tra i braccianti. Qualcuno è riuscito ad avere un po’ d’aiuto, grazie ai pacchi alimentari. Ma soltanto adesso si inizia a tornare a lavoro.

Cosa dovrebbe fare il governo per sostenere i lavoratori della campagne?

Se il governo volesse guardare anche all’aspetto umanitario di questi lavoratori dovrebbe dare un permesso di soggiorno di almeno due anni. Un documento che ci permetta davvero di integrarci nella società italiana, di cercare dei luoghi di lavoro in cui non si viene sfruttati e di avere la possibilità di chiedere dei contratti giusti. Altrimenti le nostre condizioni rimarranno sempre le stesse.

Grazie…

Grazie a voi per avermi dato questa opportunità di raccontare la situazione di molti lavoratori agricoli che vivono in condizioni difficilissime. Penso di poter parlare a nome di tanti altri migranti: apprezziamo la possibilità di ottenere il documento, ma allo stesso tempo diciamo che non basta. Il governo deve fare di più. Serve una regolarizzazione che ci permetta davvero di migliorare le nostre vite e contribuire all’economia e allo sviluppo di questo paese.

* Fonte: Giansandro Merli, il manifesto

Foto di Sanjeev Rohilla da Pixabay

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