Il Covid esplode in Serbia, a Belgrado crescono rabbia e proteste

Seconda notte di proteste di fronte al Parlamento. E Vucic insiste con il pugno di ferro. Nuovi focolai e misure restrittive: il presidente serbo accusato di aver mentito per andare al voto e poi incolpare i cittadini

Alessandra Briganti * • 10/7/2020 • Europa, Internazionale, Salute & Politiche sanitarie • 260 Viste

Cresce il sospetto che la galassia nera stia provando a inquinare le manifestazioni di piazza

BELGRADO. Sale la temperatura nelle piazze di Belgrado. Migliaia di manifestanti si sono radunati per la seconda volta nella piazza del Parlamento per protestare contro la reintroduzione di misure restrittive annunciate lunedì scorso dal presidente serbo Aleksandar Vucic per contenere la nuova ondata di contagi che ha colpito il Paese.

Hanno mentito, è l’accusa. Le autorità avrebbero nascosto la reale situazione epidemiologica per andare alle elezioni e accusare poi i cittadini di aver abbassato troppo la guardia.

IL FILM CHE VA SCENA è una replica della notte precedente. Il livello di scontro però si alza. Si ingrossano le fila delle organizzazioni fasciste che partecipano alle proteste. Dall’altra parte della barricata le forze dell’ordine si scagliano con violenza inaudita su manifestanti inermi. È di nuovo guerriglia, il campo di battaglia è bulevar Kralja Aleksandra. Vola di tutto: fumogeni, pietre, segnali stradali, gas lacrimogeni. Un attacco e contrattacco continui. Fino a mezzanotte, quando arriva la gendarmeria a disperdere la folla e pattugliare le strade del centro. Il bilancio della notte è di 36 feriti tra agenti e manifestanti.

Intanto le proteste si allargano in altre città della Serbia: Nis, Novi Sad, Kragujevac. Da nord a sud esplode una rabbia covata per anni contro un sistema politico che ha “catturato” lo Stato: economia, media, istituzioni. Ma l’esplosione della pandemia ha reso tutto questo non più tollerabile. La linea rossa è stata oltrepassata.

TOLLERANZA ZERO è la risposta delle autorità. Vucic torna a parlare in un video mentre vola a Parigi per incontrare il presidente francese Macron. In agenda la ripresa del dialogo con il Kosovo che verrà discussa con i rappresentanti dell’Ue in un vertice a Bruxelles il prossimo 12 luglio. «Lo Stato difenderà la pace», ha dichiarato il presidente serbo che ha poi ha paragonato le proteste a Novi Sad con il raid fascista del 1941. Vucic ha chiesto ai cittadini di opporsi ai criminali. «Noi lo faremo come Stato. Lo faremo e vinceremo. Manterremo la pace per il nostro Paese. Arrendersi non è stata mai un’opzione».

Il sospetto che si insinua è che le piazze siano infiltrate dalla galassia nera dell’estrema destra che gravita intorno a Vucic e al suo partito. Organizzazioni come il Levjiatan, movimento che sulla carta difende i diritti degli animali, ma che ha in realtà ideologia e metodi fascisti. Un’inchiesta pubblicata da Bellingcat ne aveva rivelato i legami con l’Sns, il partito guidato da Vucic.

L’OBIETTIVO sarebbe quindi duplice: scoraggiare i cittadini dal prendere parte alle proteste, e dare allo stesso tempo un’immagine distorta dei manifestanti.

Intanto l’unità di crisi per il Covid del governo fa marcia indietro nonostante 13 decessi nella sola giornata di ieri. A Belgrado non scatterà il coprifuoco nel fine settimana, come inizialmente annunciato. Da ieri però sono in vigore delle misure restrittive che prevedono tra l’altro il divieto di riunirsi nei locali e in altri luoghi al chiuso dalle 21 alle 6 del mattino. Nei luoghi chiusi inoltre, ci sarà spazio per una persona ogni 4 metri.

NELLA SOLA BELGRADO SCATTA anche il divieto di assembramento per più di 10 persone. Tradotto: le proteste non saranno più consentite.

Eppure i manifestanti si stanno dirigendo verso il Parlamento. Il braccio di ferro non è ancora finito.

* Fonte: Alessandra Briganti, il manifesto

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