Arrivano i “volontari” navi da sbarco russe in rotta verso la Siria

Arrivano i “volontari” navi da sbarco russe in rotta verso la Siria

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MOSCA . Le bombe russe continuano a cadere sulla Siria ma è sempre più difficile capire esattamente dove, in una giornata di accuse e smentite e di rapporti sempre più tesi con la coalizione occidentale. Proprio mentre per la prima volta un caccia russo e uno americano si sono incrociati alla distanza di appena 32 chilometri sul cielo della Siria centrale. Intanto a creare nuove preoccupazioni c’è l’avanzamento verso le coste siriane della “Tsezar Kunikov”, nave da sbarco della flotta russa del Mar Nero, capace di imbarcare oltre 250 uomini armati. Forse l’avanguardia di quei “volontari” che potrebbero incaricarsi dei combattimenti a terra senza coinvolgere formalmente le forze armate di Mosca. Una svolta che aprirebbe nuove tensioni e che il Cremlino non smentisce completamente.
«Non favoriremo né ostacoleremo chi volesse andare a combattere privatamente per una causa giusta », ha tagliato corto il portavoce personale di Putin, Dmitrj Peskov. Lo stesso Putin, che domani festeggerà il suo 63esimo compleanno rinunciando all’abituale giorno di vacanza, ha poi fatto sapere che «si farà di tutto per impedire che qualcuno vada a combattere sul suolo siriano per motivi ideologici o in cambio di denaro». Dichiarazioni apparentemente confuse che forse nascondono un progetto e un problema. Il progetto, molto temuto dalla Nato, potrebbe essere quello di replicare una situazione sul modello della Crimea, e del Donbass, lasciando intervenire come volontari gli scalpitanti ceceni dei famigerati battaglioni Vostok e Zapad. In Crimea, vista la situazione totalmente sotto controllo, si limitarono a qualche posto di blocco e a un po’ di sceneggiate militariste. Nel Donbass hanno invece combattuto a fianco dei ribelli filorussi. E sempre nella guerra del Donbass, adesso appesa a una fragile tregua, hanno militato decine di militari dell’esercito russo, almeno teoricamente in congedo per evitare compromissioni politiche. Ma il problema per il Cremlino è un altro.
Sono tanti i russi che andrebbero volentieri a combattere sotto le insegne dell’esercito di Assad per una semplice questione di denaro vista la cospicua paga di 50 dollari al giorno. Dodici russi che già combattono da mercenari in Iraq hanno fatto sapere di essere pronti a varcare i confini. Altre richieste sarebbero in arrivo direttamente a Damasco da parte di ex militari e perfino da militari in servizio decisi a prendere lunghi permessi di guerra. «Non siamo in grado di fermare i volontari», ha sintetizzato l’ammiraglio dello Stato Maggiore, Kolajelov.
La “Tsezar Kunikov” intanto procede verso Tartus affiancata da un’altra nave che crea interrogativi e sospetti. È la “Vassilij Tatiscev”, imbarcazione ad alta tecnologia, gestita dall’intelligence della Marina e specializzata nell’avvistamento di obiettivi a lunghe distanze. Anche molti esperti russi non trovano coerente il suo utilizzo per una guerra che è stata dichiaratamente limitata ai raid aerei. Ancora meno coerente appare la dislocazione attorno all’aeroporto di Khmejim, presso Latakia, dei sistemi radar Krasukha- 4, fatti apposta per la guerra tecnologica e in grado di identificare velivoli a una distanza di 300 chilometri. Non avendo l’Is alcuna disponibilità di aerei, i dubbi restano.
E tra dubbi concreti e polemiche strumentali finisce che la giornata del Cremlino e quella del ministero della Difesa trascorre in continui comunicati di smentita. Il più forte riguarda una notizia riportata tra l’altro dall’amica tv di Stato di Damasco che annunciava con larghezza di dettagli un bombardamento russo sui siti archeologici di Palmira, patrimonio dell’Unesco già gravemente danneggiati dall’Is. «Bugie, gravissime bugie», ha tuonato il ministro della Difesa Shojgu, «Non attaccheremmo mai i centri abitati e tantomeno i tesori archeologici». I raid dell’aviazione di Mosca si sono comunque scatenati sulla provincia di Idlib e sulle città di al Bab e Deir Hafer, «con l’eliminazione di 15 terroristi e di numerose attrezzature belliche». Per molti osservatori siriani filooccidentali ci sarebbero state anche numerose vittime civili. Ma prove concrete non ce ne sono. «Chi lo dice? Quella stessa Cnn che confonde Putin con Eltsin?», ha sbottato Peskov davanti ai giornalisti che lo pressavano. E la guerra invisibile continua tra tensioni e minacce senza che si possa veramente capire cosa stia accadendo dall’altra parte delle bombe.


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