Economia europea, nei dati Eurostat un crollo annunciato

Eurostat pubblica i primi dati del Pil, secondo trimestre, dei paesi della Ue. Spagna ultima in classifica con -18,5%, poi Portogallo con – 14,1 e Francia con -13,8. Italia ferma a -12,

Anna Maria Merlo * • 1/8/2020 • Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 206 Viste

Una «crisi senza precedenti» per l’economia europea a causa del Covid. Ieri, Eurostat ha pubblicato una prima serie di dati, che confermano gli effetti «devastanti» della pandemia: nel secondo trimestre di quest’anno (aprile-giugno), il Pil è crollato del 12,1% nella zona euro, meno 11,9% per l’Unione europea complessiva. Questi dati verranno affinati nelle prossime settimane, per una nuova serie che verrà pubblicata da Eurostat il 14 agosto prossimo, ma che confermerà i timori per un «rilancio dolorosamente lento». La lista è catastrofica: in testa al disastro c’è la Spagna, con una caduta del Pil nel secondo trimestre del 18,5%, che segna uno scollamento negativo di Madrid dagli altri paesi. Seguono, il Portogallo con meno 14,1% e la Francia, meno 13,8%. L’Italia è a meno 12,4%, la Germania a meno 10,1%, meno 10,7% per l’Austria, meno 12,2% per il Belgio. La Lituania è il paese che se la cava meglio, con meno 5,1%.

QUESTE CIFRE seguono un calo del 3,6% dell’economia europea registrato nel primo trimestre di quest’anno, quando l’Europa non era ancora affondata in pieno nella crisi del Covid, ma già erano cominciati i lockdown a fine periodo. Su base annuale, per il 2020, la Commissione ha previsto un calo del Pil della zona euro del 7,7% (per la Francia contrazione dell’8,3% ma meno 6,5% per la Germania).

Per la Svezia, che è un caso un po’ a parte perché per ragioni di rispetto della Costituzione non sono state imposte misure drastiche di limitazione delle libertà personali, le conseguenze economiche sono altrettanto gravi: la Commissione prevede un meno 6,1% nel 2020, con una disoccupazione che salirà al 9% (contro il 6,8% nel 2019), a causa del legame con il resto dell’economia europea (l’export conta per il 50% del Pil svedese, il 70% è realizzato con la Ue).

I fallimenti aumenteranno di qui al 2021 (rispetto al 2019) del 25% nella Ue, con forti disparità tra zone economiche (più 12% in Germania, ma più 42% in Spagna, più 27% per l’Italia). Questi dati non tengono conto, evidentemente, dei possibili effetti dell’intervento del Next generation Eu dell’Unione europea, che ha messo sul tavolo più di 1800 miliardi (750 miliardi del Recovery Fund, con 390 miliardi di sovvenzioni, 1074 miliardi del bilancio pluriannuale Ue 2021-27). Il piano è ora partito in una corsa a ostacoli complicata, dopo l’approvazione al Consiglio europeo il 21 luglio, c’è già stato un voto critico del Parlamento europeo il 23 luglio e sono attesi i voti dei parlamenti nazionali in autunno.

IERI, L’INSEE (l’Istat francese) ha pubblicato i dati per la Francia, che registrano «il più forte calo registrato dopo la seconda guerra mondiale», secondo l’economista dell’Ofce, Mathieu Plane. Il governo ha indossato gli occhiali dell’ottimismo per commentare le cifre: le previsioni, difatti, erano di un meno 17% e quindi un calo contenuto al 13,8%, per il ministro delle Finanze Bruno Le Maire, «è la prova che l’azione politica è stata efficace», che «non siamo impotenti di fronte alla crisi». Cassa integrazione pagata dallo stato, piano «giovani», intervento pubblico per 100 miliardi, sostegno alle imprese con prestiti garantiti, sono state le prime misure, mentre un piano di rilancio dovrebbe essere annunciato dal governo francese il prossimo 24 agosto, in attesa del Recovery Fund dell’Unione europea.

Secondo la Banque de France, la disoccupazione dovrebbe salire all’11,8% nel primo semestre del 2021 (era dell’8,1% a fine 2019). Le previsioni sono meno catastrofiche nel medio periodo, perché dopo un crollo dei consumi del 35% durante il lockdown (dal 15 marzo all’11 maggio), potrebbe esserci un balzo di più del 36% (anche se per la Francia, come sempre, si tradurrà in un aumento dell’import) e nel terzo trimestre l’Insee prevede un rialzo del 19%.

MA MOLTI ECONOMISTI mettono in guardia: attenzione all’effetto ottico, non cancellerà il crollo avvenuto. Il vero test sarà nel quarto trimestre. Ma ora è troppo presto per fare previsioni, anche perché pesa sull’economia europea e mondiale il rischio di una ripresa del Covid, con qui e là esplosioni di cluster (la Spagna è in grandi difficoltà, con la quarantena imposta dalla Gran Bretagna e le raccomandazioni di Germania e Francia di evitare alcune regioni, come la Catalogna, per i viaggi «non essenziali»).

GLI INVESTIMENTI sono in calo e questo pregiudica l’avvenire (in Francia, tra aprile e giugno, meno 17,8% nella piccola e media impresa, meno 26,8% nell’edilizia). Interi settori sono in gravi difficoltà: auto, aeronautica, turismo e nessuna previsione intravvede un ritorno a ritmi precedenti il Covid fino al 2022-23. In questo clima, ieri è entrato in vigore l’accordo commerciale Ue-Vietnam, peraltro oggetto di contestazione: «L’economia europea deve ormai sfruttare ogni occasione per ristabilirsi dopo la crisi del Coronavirus», ha commentato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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