Mediterraneo orientale. Gas, nel fronte anti-Erdogan anche l’Italia

E’ stata la sottosegretaria allo sviluppo economico, Alessandra Todde, a rappresentare in videoconferenza il governo Conte alla cerimonia al Cairo della firma dello statuto dell’East Mediterranean Gas Forum (Emgf) che include Italia, Egitto, Grecia, Cipro, Israele, Giordania e l’Autorità nazionale palestinese. Sostenuto dalla Commissione Europea e dalla Banca mondiale, l’Emgf promuove, sulla carta, la cooperazione fra paesi produttori, acquirenti e di transito, e punta ad attirare investimenti dell’industria del gas e del settore privato. In buona sostanza vuole valorizzare le risorse del gas, in qualche caso ingenti, scoperte in questi ultimi anni nel bacino del Levante. Al gruppo di lavoro dei sette paesi partecipano anche Eni, Saipem e Snam. «In una fase di difficoltà dell’economia globale – ha spiegato Todde – gli investimenti nel settore dell’energia possono contribuire a sospingere la ripresa economica post Covid-19 e a raggiungere gli obiettivi sia del Piano Nazionale Clima ed Energia italiano, sia del Green Deal europeo. Questo Forum può perciò promuovere un modello sostenibile per lo sviluppo della regione Mediterranea». La sottosegretaria Todde ha sorvolato sul fatto che nelle acque del Mediterraneo orientale è in corso uno  scontro, dagli esiti incerti, tra due blocchi contrapposti che si combattono per lo sfruttamento del gas e su altre questioni di eccezionale rilevanza in Medio oriente.

Il governo Conte pensa di fare gli interessi dei colossi italiani dell’energia, l’Eni in testa. E Todde ha descritto l’Emgf come se fosse una organizzazione umanitaria, incaricata di creare un «clima di fiducia e buone relazioni nel settore energetico». In realtà l’Italia ha aderito consapevolmente a uno dei due schieramenti impegnati nella lotta per il controllo del gas. E il futuro potrebbe riservare sorprese non proprio piacevoli. L’accordo arriva in un momento di tensioni forti tra Atene e Ankara. Grecia e Cipro che hanno forgiato un’alleanza, di fatto militare, con Israele con l’intento di frenare le esplorazioni e le trivellazioni nel Mediterraneo condotte, spesso in modo provocatorio, dalla Turchia. «L’Emgf si occuperà di promuovere la cooperazione e di sviluppare un dialogo politico organizzato sul gas naturale» ha proclamato il ministro egiziano del petrolio, Tarek al Mulla, senza nascondere la soddisfazione del Cairo per la costituzione di un fronte contro l’accordo che Ankara ha firmato lo scorso dicembre con il Governo di accordo nazionale libico, suo alleato. Quel Memorandum d’intesa è ritenuto dall’Egitto, così come da Grecia e Cipro, una sfida e una minaccia, non solo economica. Prevede la costituzione di una “zona economica speciale” che va dalla Libia fino alla Turchia, in modo da consentire alle due parti lo sfruttamento delle risorse marittime in un’area tanto vasta.

Il leader turco Erdogan continua ad usare il bastone e la carota. Da un lato non esclude la possibilità di un conflitto armato con la Grecia e Cipro; dall’altro, nel suo discorso ieri all’Onu, propone una conferenza regionale per risolvere le dispute sul gas attraverso «dialogo e cooperazione». Non ha mancato però di condannare apertamente la Grecia che ha accusato di aver agito in maniera unilaterale. Ieri sera era previsto un colloquio telefonico tra Erdogan e il presidente francese Emmanuel Macron, dopo la videoconferenza avuta dal presidente turco con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e con la cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno della Ue e che si è assunta il compito di mediare tra Atene e Ankara

* Fonte: Michele Giorgio, il manifesto



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