cina

Le mani della Cina sui porti del mondo La nuova Via della Seta passerà dall’Artico

Sugli scali investiti 20 miliardi di euro in un anno: così cambiano le rotte commerciali

Guido Santevecchi • 17/7/2017 • Globalizzazione,sviluppo, multinazionali, Internazionale, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 261 Viste

PECHINO La Cina ha speso venti miliardi di euro solo nell’ultimo anno per acquisire il controllo integrale o parziale di porti stranieri lungo le rotte della sua nuova Via della Seta. I conti li ha fatti la banca d’investimenti londinese Grisons Peak e li ha riferiti il Financial Times .

Gli approdi sui quali hanno investito recentemente i cinesi sono nove. Quattro in Malesia e uno in Indonesia per completare il percorso marittimo che attraverso l’Oceano Indiano arriva nel Mediterraneo. Nel grande progetto della nuova Via della Seta c’è una seconda rotta per l’Europa, che i pianificatori cinesi hanno tracciato a Nord, lungo l’Artico che sta diventando più navigabile a causa del riscaldamento terrestre che fa sciogliere i ghiacci.

E lungo questo passaggio nel 2016 sono stati contati investimenti di Pechino in altri quattro porti: Arcangelo in Russia, poi Lituania, Norvegia e Islanda.

Negli anni precedenti il gioco del domino commerciale cinese aveva già coperto con la bandiera rossa (sarebbe più preciso dire con montagne di renminbi) il porto pachistano di Gwadar, nello Sri Lanka lo scalo di Hambantota e in Grecia il Pireo. L’Italia ha offerto di aprire Trieste e Genova ai container cinesi, come terminali della via europea.

La Marina militare cinese ha appena inaugurato la sua prima base all’estero, a Gibuti sulla costa orientale dell’Africa. Le navi da guerra a Gibuti servono a proteggere gli interessi commerciali di Pechino, cresciuti enormemente; ma anche ad appoggiare le missioni internazionali di pace in Africa alle quali i cinesi stanno partecipando sempre più attivamente.

Quando qualcuno avanza il sospetto che la base di Gibuti serva anche per mire di nuova potenza militare globale, a Pechino replicano che nello stesso porto sono presenti le forze navali di Stati Uniti, Francia e anche del pacifista Giappone.

Tornando ai porti commerciali, per giudicare se le decine di miliardi di investimenti cinesi saranno state un successo o uno spreco in zone anche instabili del mondo bisognerà aspettare anni. Ma un’osservazione si può fare subito: la nuova Via della Seta lanciata da Pechino è l’unica idea nuova in questo periodo di spinte neo-protezioniste.

FONTE: Guido Santevecchi, CORRIERE DELLA SERA

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This