Mozambico. Dopo un video, soldati sotto accusa per torture e uccisioni

Cabo Delgado. Popolazioni civili vittime della guerra sporca al jihadismo. Fa discutere il video choc di una donna incinta brutalmente uccisa in strada

Stefano Mauro * • 19/9/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 327 Viste

Una donna incinta nuda in strada, uomini in uniforme che la interrogano e poi la uccidono. Il video, pubblicato sui social lunedì scorso, mostra quello che sembra essere un gruppo di militari del Mozambico che urlano contro la donna e la picchiano ripetutamente con dei bastoni, prima di giustiziarla sul ciglio della strada.

Amnesty International chiede al governo di Maputo l’apertura di un’inchiesta indipendente e imparziale, sia riguardo «a questa brutale esecuzione» sia per le «torture e violenze subite dalla popolazione da parte dei militari nella regione di Cabo Delgado».

PER DEPROSE MUCHENA, direttore di Amnesty International per l’Africa meridionale, il caso «è stato verificato per la sua autenticità ed è coerente con i recenti risultati di violazioni dei diritti umani e crimini commessi dalle forze armate mozambicane (…). I video e le foto che abbiamo analizzato attestano gravi violazioni dei diritti umani e violenze scioccanti nel nord del paese, lontano dagli occhi del mondo – ha aggiunto Muchena all’agenzia Afp – i soldati che commettono atrocità indossano le uniformi delle Forze di difesa (Fadm) e della Polizia di intervento rapido (Pir) del Mozambico».

SECONDO LE ORGANIZZAZIONI umanitarie presenti nel paese i combattimenti tra il gruppo jihadista Ansar al-sunna al-shabaab – affiliato allo Stato islamico come Provincia dell’Africa Centrale dello Stato islamico (Iscap) – e le Forze di difesa nazionale hanno avuto «un’ulteriore recrudescenza in agosto» con la conquista da parte dei miliziani jihadisti del porto di Mocimboa da Praia, vicino a un sito per lo sviluppo di progetti di gas naturale.

Lo scorso 24 aprile il governo del Mozambico ha ammesso per la prima volta la presenza di gruppi jihadisti, anche se gli attacchi nella regione settentrionale di Cabo Delgado sono cominciati già nell’ottobre del 2017, causando in questi anni la morte di 1500 civili e oltre 250 mila profughi, secondo le Nazioni unite.

Chiamati dalla popolazione «al Shabaab», i miliziani jihadisti in questi anni hanno bruciato centinaia di villaggi, ucciso indiscriminatamente numerosi civili, arruolato forzatamente e indottrinato i più giovani.

Il governo ha promesso un’indagine, ma il ministro dell’Interno, Amade Miquidade ha già detto che gli assassini «erano jihadisti travestiti con uniformi identiche a quella dei militari», nel tentativo di confondere l’opinione pubblica nazionale e internazionale.

DOPO L’ESCALATION di agosto, anche Human Rights Watch ha accusato le autorità di «violenze indiscriminate nei confronti della popolazione civile, con decapitazioni, torture e altri maltrattamenti che hanno seminato sfiducia verso il governo centrale». Secondo Zenaida Machado, ricercatrice di Hrw, il governo «ignora volutamente le violenze dei suoi militari e accusa di falsa propaganda chi le denuncia, ottenendo un’ascesa del terrorismo jihadista in tutto il paese

* Fonte: Stefano Mauro, il manifesto

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