Gaza. Le donne protestano contro la corte islamica: per viaggiare l’assenso del tutore

Gaza. Le donne protestano contro la corte islamica: per viaggiare l’assenso del tutore

GERUSALEMME. Non ci saranno solo donne oggi davanti alla sede del Parlamento palestinese a Gaza city a protestare contro la sentenza emessa domenica dal Consiglio giuridico della Sharia (corte islamica), che sancisce l’obbligo per le donne della Striscia di Gaza che intendono viaggiare, di ottenere prima un permesso ufficiale firmato da un tutore maschio: il padre, un fratello, il marito. Alla manifestazione parteciperanno anche molti uomini oltre ad attivisti dei diritti civili e dei centri per i diritti umani, giornalisti, esponenti del Fronte popolare per la liberazione della Palestina e di altre forze della sinistra palestinese che respingono la sentenza firmata dal giudice Hassan al Jojo, legato al movimento Hamas che controlla Gaza dal 2007. Se non sarà annullata, come invocano le attiviste palestinesi, la sentenza avvicinerà Gaza all’Arabia saudita che, ben lontana dal «rinascimento» di cui parla Matteo Renzi, solo due anni fa ha alleggerito le norme che imponevano a una donna di richiedere il passaporto o di viaggiare all’estero solo con l’autorizzazione e la presenza del mahram, il tutore.

La corte islamica di Gaza

«Saremo in tante e in tanti a protestare contro questa sentenza assurda, ridicola, totalmente fuori dal contesto storico e sociale di Gaza e del popolo palestinese. La società qui è conservatrice ma cose del genere non si erano mai sentite», ci diceva ieri Majda Abu Daqqa, di Khan Yunis, da sempre impegnata a sostegno dei diritti delle donne. «Già viviamo segregati a Gaza a causa del blocco israeliano – ha aggiunto -, poter viaggiare è così raro e difficile per tutti noi. E ora questa sentenza mette una palla al piede a tutte le donne, oltre la metà della popolazione. Ci ripagano così del ruolo fondamentale che abbiamo svolto nella società durante l’Intifada e gli attacchi militari (israeliani) contro Gaza. Non possiamo accettarlo».

La sentenza del Consiglio giuridico della Sharia stabilisce che una donna, soprattutto se nubile, non può viaggiare senza il permesso di un tutore di sesso maschile. Il permesso deve essere registrato presso il tribunale e al tutore non è richiesto di accompagnare la donna. Anche a un uomo potrebbe essere impedito di viaggiare se ciò causasse «gravi danni» ai genitori e alla famiglia. Ma non è tenuto a ottenere un permesso e i suoi parenti dovrebbero denunciarlo per impedirgli di viaggiare. Per il giudice Hassan al Jojo le proteste «non hanno senso, non sono giustificate». A suo dire la sentenza è coerente con le leggi islamiche e civili e intende mettere un freno ai casi di donne giovani che vanno all’estero all’insaputa dei genitori e di uomini che fuggono in altri paesi abbandonando a Gaza mogli e figli. «Con il pretesto di eliminare pochi abusi, mettono sotto controllo le donne di Gaza che pure, come gli uomini, già fanno i conti con le restrizioni alla libertà di movimento imposte da Israele e dalla chiusura del valico di Rafah con l’Egitto», spiega Amal al Khayyal, cooperante di Gaza city.

Si ipotizzano anche finalità politiche per una sentenza del genere. Alcuni la mettono in relazione al voto per il rinnovo del Consiglio legislativo palestinese che dovrebbe tenersi a Gaza e in Cisgiordania il prossimo 22 maggio. Hamas, spiegano, vuole consolidare il sostegno tra la sua base conservatrice mentre porzioni importanti di popolazione criticano la sua amministrazione di Gaza. Per altri, la decisione presa dal giudice al Jojo sarebbe controproducente per il movimento islamista perché non raccoglie consenso tra le donne e in segmenti significativi delle nuove generazioni.

Anche la Cisgiordania da giorni assiste a proteste senza precedenti. L’Associazione degli avvocati palestinesi contesta i decreti firmati lo scorso 30 dicembre dal presidente Abu Mazen ed entrati in vigore l’11 gennaio, che colpiscono la separazione dei poteri e limitano l’indipendenza del sistema giudiziario. E sta trovando con il passare dei giorni l’appoggio di un numero significativo di giudici. I decreti in sostanza attribuiscono al potere esecutivo la facoltà di interferire nella nomina dei giudici molti dei quali dopo il 22 maggio saranno chiamati a convalidare i risultati delle elezioni.

* Fonte: Michele Giorgio, il manifesto

 

Foto di hosny salah da Pixabay



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