Donbass sull’orlo dell’esplosione, Russia e Nato ai ferri corti

Donbass sull’orlo dell’esplosione, Russia e Nato ai ferri corti

Mentre non accenna a fermarsi l’escalation che da settimane nell’Ucraina orientale, un segnale di apertura verso la Russia arriva dagli Stati Uniti dopo la telefonata di ieri sera tra Joe Biden e Vladimir Putin. Durante il colloquio organizzato su iniziativa della Casa Bianca, il presidente Usa – che sta per annunciare il ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan entro il prossimo 11 settembre) ha proposto a Putin di incontrarsi in un Paese terzo prossimamente, per discutere le questioni ancora aperte nei rapporti bilaterali. Un segnale sicuramente di distensione da parte di Biden – dopo lo scivolone del mese scorso quando si era riferito all’omologo russo chiamandolo «killer» – che ha confermato l’invito al summit sul clima del 22-23 aprile e il suo interesse a normalizzare le relazioni con Mosca. ma ecco il punto, pur ribadendo il fermo sostegno di Washington «all’integrità territoriale dell’Ucraina». Proprio la situazione nel Donbass, in costante peggioramento da settimane con crescenti schermaglie militari (che hanno portato ieri alla morte di un soldato ucraino dell’Operazione forze congiunte), è stata oggetto di approfondita discussione nella telefonata: Biden ha nuovamente invitato la Russia a lavorare per alleviare le tensioni, mentre Putin avrebbe «delineato gli approcci per una soluzione politica basata sugli accordi di Minsk».

MA LA TENSIONE resta elevatissima nell’Ucraina orientale: la situazione nel Donbass si avvicina sempre di più ad un conflitto vero e proprio, e le accuse reciproche tra Mosca e Kiev hanno assunto ieri toni ancora più accesi. E non solo per le ripetute violazioni del cessate il fuoco lamentate da entrambe le parti: oltre alle notizie su un attacco con lanciagranate alla periferia di Donetsk, lunedì le Forze armate ucraine hanno utilizzato per la prima volta nel Donbass i droni Bayraktar di produzione turca. Un dettaglio che assume rilevanza ancora maggiore guardando alla visita ad Ankara del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel fine settimana, e che potrebbe essere segnale di un ulteriore deterioramento dei rapporti tra Russia e Turchia. Mentre prosegue l’ammassamento di truppe russe al confine, Zelensky ha dichiarato che l’Ucraina è «pronta ad affrontare un’invasione russa, che potrebbe avvenire in qualsiasi momento». Non solo: il capo dell’amministrazione presidenziale di Kiev Andriy Yermak ha anche invitato gli Stati Uniti a schierare i sistemi di difesa Patriot in Ucraina oltre che in Polonia.

AD ACUIRE le tensioni ha poi contribuito uno «scivolone» della Cnn, che secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, avrebbe diffuso immagini di carri armati ucraini in una stazione ferroviaria presentandoli come mezzi russi. Equilibri sempre più instabili quindi, che stanno impattando in maniera significativa anche sullo scenario internazionale. Una prima frecciata è arrivata agli Stati Uniti da parte del viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, che definendo la presenza di navi Usa nel Mar Nero una «provocazione» ha invitato Washington di «stare alla larga dalla Crimea, poiché il rischio di incidenti sarebbe grande». Ma ancora più significativo è stato un intervento del ministro della Difesa, Sergej Shoigu, che relativamente ai movimenti di truppe russe in prossimità del confine ha parlato di una «risposta alle attività minacciose della Nato».

Lamentando un incremento delle ricognizioni Usa sul confine russo, Shoigu ha affermato che «Stati Uniti e Nato stanno mobilitando migliaia di militari ai confini della Russia europea dall’area continentale del Nord America». Un numero che, secondo il dicastero, si attesterebbe intorno ai 40 mila militari e ai 15 mila mezzi.

LA RISPOSTA di Shoigu arriva a seguito della preoccupazione espressa dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in merito alla situazione nel Donbass, e al ritorno nel dibattito della possibile, esplosiva – altro che disgelo – , entrata dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. Proprio a seguito di un incontro con Stoltenberg, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha affermato infatti che l’appartenenza del Paese alla Nato «è solo questione di tempo».

* Fonte: Emiliano Squillante, il manifesto



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