Egitto. Ancora confermato il carcere per Patrick Zaki, la campagna per la cittadinanza italiana

Egitto. Ancora confermato il carcere per Patrick Zaki, la campagna per la cittadinanza italiana

«Rinnovata la detenzione preventiva per Patrick Zaki. L’ennesimo rinnovo che non lascia spazio a dubbi: la sua detenzione è un accanimento giudiziario #freepatrickzaki». twitta così Amnesty international Italia alla notizia diffusa dall’avvocata Hoda Nasrallah, legale egiziana dello studente universitario di Bologna al quale la sua città adottiva ha già conferito la cittadinanza onoraria. A nulla è servito inviare un rappresentante dell’ambasciata italiana in Egitto, tanto più che nel tribunale cairota dove martedì si è svolta l’ennesima udienza per il rinnovo della custodia cautelare di Zaki, il nostro diplomatico, come altri, e pure l’avvocato dell’Unione europea, non è riuscito neppure ad entrare. Uno schiaffo ai diritti umani e pure ai rapporti con Roma, malgrado – o forse proprio a causa – il trattamento speciale riservato dalle istituzioni italiane ed europee al regime di Abdel Fattah al Sisi.

La deputata Pd Laura Boldrini centra il problema: «Quanto durerà ancora questa violazione dei diritti umani? Il tempo delle parole è finito. Il nostro Paese sia coerente e dia un segnale chiaro. L’Egitto è il primo importatore di armi italiane: fermiamo il commercio!». Sì perché non solo il regime di Al-Sisi è il più importante partner commerciale dei produttori italiani di armi e navi da guerra ma, come riportato dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), negli ultimi cinque anni il governo egiziano è diventato il terzo più grande importatore di armi al mondo dopo Arabia Saudita e India, acquistando il 136% di armi in più rispetto al quinquennio precedente.

E così Patrick Zaki, arrestato per «propaganda sovversiva su Internet» dalle autorità egiziane all’aeroporto del Cairo il 7 febbraio 2020, compirà 30 anni in una fetida cella della terribile prigione di Tora. Una detenzione giudicata «illegittima» dal deputato di LeU, Erasmo Palazzotto, a capo della commissione monocamerale sull’omicidio di Giulio Regeni. «Inaccettabile. Disumano – twitta Palazzotto – Non possiamo più stare a guardare».

Sono tanti gli esponenti della maggioranza di governo che commentano questa ennesima prova di arroganza da parte delle autorità egiziane sollecitando pubblicamente il loro stesso esecutivo (evidentemente non trovano spazio o attenzione nei luoghi della politica e istituzionali) a non indugiare ulteriormente e ad agire incisivamente una volta per tutte. «La strategia italiana fondata su piccoli passi e relazioni diplomatiche non sta dando risultati – è l’analisi dell’europarlamentare dem Pierfrancesco Majorino – Dal parlamento europeo diciamo altro, attraverso la risoluzione votata il 18 di dicembre: basta armi all’Egitto. Basta mezze misure».

Gli fa eco il suo collega Giuliano Pisapia che chiede al governo Draghi di «dare seguito alla posizione assunta dal Parlamento» e concludere l’iter per la cittadinanza italiana (e di conseguenza europea) a Patrick, «in modo da avere più forza nel chiedere il suo ritorno nel nostro Paese». La senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd, annuncia che per accelerare i tempi si recherà dal presidente Mattarella, insieme a tutti i membri della Commissione diritti umani del Senato. A supportare l’iniziativa della cittadinanza italiana, su Change.org, con una petizione lanciata a gennaio dalla community Station to Station e da 6000 Sardine, ci sono anche 264.000 persone, di cui circa 56 mila firmatari da Spagna, Francia, Germania e Regno Unito.

Perché, come sottolinea in una nota l’europarlamentare M5S Sabrina Pignedoli, l’Egitto sta «compromettendo i rapporti con tutta l’Unione europea. Alla luce di questi eventi – aggiunge – chiediamo a Joseph Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, di valutare una presa di posizione forte verso l’Egitto che includa anche l’uso di sanzioni».

La speranza, almeno quella di una parte dell’opinione pubblica italiana, è di non dover assistere nuovamente allo stesso valzer di promesse e indignazioni tra 45 giorni.

* Fonte: Eleonora Martini, il manifesto



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