Turchia. «Vilipendio» a Erdogan, 160mila le denunce

Turchia. «Vilipendio» a Erdogan, 160mila le denunce

Ultima vittima la giornalista Sedef Kabas, finita in carcere per un proverbio in diretta tv. 160 mila denunce per oltraggio alla Presidenza in sette anni. Mille sono contro minori. Vietato criticare il “palazzo”

La giornalista Sedef Kabas è stata arrestata in Turchia lo scorso 22 gennaio con l’accusa di «Vilipendio al Presidente della Repubblica». Un’indagine condotta alla velocità della luce ha analizzato le dichiarazioni rilasciate dalla giornalista in diretta tv. E la detenzione provvisoria in tempo reale è stata trasformata in arresto.

Le parole di Kabas che configurano un reato, secondo i giudici, erano state queste: «Quando un animale entra nel palazzo non diventa un re ma quel palazzo diventa una stalla». Un vecchio proverbio popolare anatolico, citato dalla giornalista durante il suo programma sul canale televisivo Tele1, per smontare la teoria esposta in un altro detto, quello secondo cui «una testa diventa più saggia quando indossa una corona». Ma il riferimento al «palazzo», che in Turchia è sinonimo dell’istituzione presidenziale, ha fatto scattare le manette.

SEDEF KABAS non è né la prima vittima di questa legge. Parliamo dell’articolo 299 del codice penale turco, che recita così: «Atti e dichiarazioni che minano i sentimenti e i pensieri dei cittidini sul valore dell’ufficio della Presidenza e ne ledono l’onore e il prestigio mediante oltraggio al Presidente della Repubblica, o atti di maledizione». La violazione può avere conseguenze pesanti: da 1 a 4 anni di reclusione.

Nel settembre 2021, in un’intervista rilasciata a Margaret Brennan per la Cbs, Erdogan aveva dichiarato che in Turchia non esisteva nessun processo per violazione dell’articolo 299; le fonti della giornalista che sosteneva il contrario erano «false e ingannevoli».

TUTTAVIA POCHI GIORNI DOPO il ministero della Giustizia aveva pubblicato un report da cui risulta che dal 2014 al 2021 errano state denunciate 160.169 persone e 31.297 di queste denunce erano state trasformate in processo con l’accusa di vilipendio al presidente. Numeri in notevole crescita da quando Recep Tayyip Erdogan è al potere, con 19 volte più casi rispetto al suo predecessore Abdullah Gul. Il fatto che poi che 1.107 di queste denunce abbiano riguardato minorenni salta all’occhio.

Alla fine 12.881 persone sono state condannate, in 3.625 casi con la reclusione. 10 i minorenni. In totale solo 5.660 persone sono uscite da questi processi con un’assoluzione. Tra loro c’è Sefer Selvi, caricaturista del quotidiano nazionale Evrensel. È stato processato per via di 11 fumetti che aveva disegnato tra il 2014 e il 2017. Nel mese di gennaio del 2021 è stato assolto. Secondo il fumettista il presidente della Repubblica dovrebbe essere in grado di accettare le critiche. Per Erol Ondereoglu, il rappresentante nazionale di Reporter senza frontiere, l’articolo 299 deve essere assolutamente abolito: «La Commissione di Venezia si era pronunciata in questa direzione già nel 2016». Tuttavia le cose non sono ancora cambiate.

NELLA LISTA DELLE PERSONE denunciate, processate e condannate ci sono parecchi giornalisti ed esponenti politici. Alcuni tra coloro che ormai vivono in esilio o hanno provato o provano tuttora l’esperienza carceraria vediamo il nome dei giornalisti Deniz Yucel, Can Yucel e Hayko Bagdat, del parlamentare dell’opposizione Aykut Erdogdu e dell’attrice teatrale Nilufer Aydan.

Tra le persone denunciate ci sono anche quei cittadini che non sono personaggi pubblici, esattamente come Vedat Sorli, condannato a 11 anni e 20 giorni di prigione per alcuni post su Facebook. Dopo una lunga battaglia legale la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu) nell’ottobre 2021 ha condannato la Turchia a 7.500 euro di risarcimento perché in questo processo non era stato rispettata la libertà di espressione del cittadino. Nella sua relazione la Cedu invita ancora una volta Ankara a rimuovere l’articolo 299 dal codice penale.

DOPO L’ARRESTO della giornalista Sedef Akbas, l’Unione degli Albi legali di Turchia ha pubblicato un comunicato stampa in cui l’articolo 299 viene definito uno strumento nelle mani dal potere politico per limitare la libertà di espressione dei giornalisti in Turchia: «La limitazione di questo diritto impedisce ai cittadini di esercitare il loro diritto di essere informati e avere idea di ciò che accade nel Paese. L’arresto di una giornalista non è un’azione preventiva, ma è un atto d’intimidazione, costruisce le basi di una cultura politica che governa il Paese con la paura».

* Fonte/autore: Murat Cinar, il manifesto



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