Reddito di cittadinanza: agenzie private al posto dei «navigator»

Reddito di cittadinanza: agenzie private al posto dei «navigator»

Workfare all’italiana. Nella nuova bozza di bilancio il governo non rinnova il contratto ai “navigator” e rilancia al loro posto il ruolo delle agenzie interinali che dovrebbero ricollocare poveri e disoccupati in condizioni sociali e lavoratore difficili. Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemps annunciano una protesta a Roma il 18 novembre. Analisi delle contraddizioni in cui si dibatte il governo della pax draghiana che “difende” il reddito e poi mette i percettori del reddito al lavoro gratuito per i comuni come nelle Poor Laws vittoriane

Il taglio dei circa 2500 «navigator» e il rilancio delle agenzie interinali stabilito ieri dal governo in coda alle trattative infinite sulla bozza della legge di bilancio segna il ridimensionamento del tentativo caotico e fallimentare di rilanciare i servizi pubblici per il reimpiego dei lavoratori poveri e l’«inclusione attiva» dei «poveri assoluti» prevista dal «reddito di cittadinanza agganciato alle «politiche attive del lavoro».

Ai «navigator», stigmatizzati da un’opinione pubblica ostile per più di due anni, ostaggi delle decisioni improvvisate prese dal governo pentaleghista «Conte 1» e del conflitto con le regioni che hanno in mano i Centri per l’impiego e le politiche dell’occupazione, era stata delegata, in sostanza, una parte importante delle «politiche attive»: la cosiddetta «profilazione» dei beneficiari del «reddito di cittadinanza» e la «personalizzazione» dei percorsi di formazione e reinserimento lavorativo di coloro che sono stati reputati «abili» al lavoro (1,1 milioni su oltre 3,7 percettori del «reddito»). L’incertezza e la precarietà della loro collocazione, la storica disfunzionalità dei centri per l’impiego e la pandemia hanno impedito uno sviluppo pur sempre minimo di questo progetto. Ieri Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp hanno definito il taglio un «grave errore», «non si può ricominciare sempre da zero». La protesta in piazza il 18 novembre a Roma.

Le assunzioni degli 11 mila nuovi addetti dei centri per l’impiego vanno a rilento, a velocità variabile tra regione e regione. Poco, o nulla, sembra essere stato fatto per introdurre una discussa e discutibile «politica attiva» che risponda ai criteri neoliberali del Workfare presenti da più di 30 anni in altri paesi. Con la decisione di ieri, se confermata dall’iter parlamentare, il governo sembra avere delegato una parte di questi compiti svolti dal «pubblico» ai «privati». Con il rischio, già presente nella legge istitutiva del «reddito», di fare della povertà e della disoccupazione un affare.

Alle agenzie di intermediazione «è riconosciuto, per ogni soggetto assunto a seguito di specifica attività di mediazione, con uso delle piattaforme, il 20% dell’incentivo previsto per il datore di lavoro». Forme di partenariato pubblico-privato, e incentivi volti a aumentare la competizione tra chi colloca di più persone trattate come merci e numeri, esistono dappertutto. La decisione di ieri del governo è illusoria: le agenzie non risolveranno il problema del governo di «collocare» un numero significativo di forza lavoro «fragile» e non convinceranno le imprese a assumerla per più di tre mesi in cambio di bonus.

Confermata la stretta punitiva sulle offerte di lavoro, se e quando arriveranno in un sistema che non funziona. Dopo la prima entro 80 km dalla residenza taglio del sussidio di 5 euro al mese, dopo la seconda su tutto il territorio nazionale decadenza del «reddito». Ieri Chiara Saraceno, alla guida della Commissione sul «reddito», in un’intervista a questo giornale l’ha definita una norma assurda e impraticabile. Alimenterà i prossimi cicli di odio classista contro i beneficiari del «reddito» al quale si dedica la politica nella pax draghiana, a cominciare da quella che difende la misura e poi rafforza le norme repressive. Il meccanismo di questa politica del populismo sociale e della repressione neoliberale dei poveri, dei precari e dei marginali lo abbiamo descritto qui.

Nell’album della vergogna c’è la norma per cui i Comuni sono obbligati a impiegare a titolo gratuito e senza contratto «subordinato o parasubordinato» i percettori di «reddito» nei Progetti Utili alla collettività (Puc). Questo è lavoro servile, figlio delle Poor Laws vittoriane. Chi rifiuta perde il reddito. Così come chi non si presenterà al centro per l’impiego ogni mese.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto



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