Droghe. Presentato il Libro bianco, le città in Rete contro il proibizionismo

Droghe. Presentato il Libro bianco, le città in Rete contro il proibizionismo

BARI, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI, TORINO E ROMA CITTÀ METROPOLITANA . Libro bianco: il 36% dei detenuti è tossicodipendente Polizia: la cannabis è la più sequestrata

La politica migliore si fa soprattutto lontano dalle urne. Ecco perché, mentre in molti comuni italiani ci si prepara ai ballottaggi di domenica, gli assessori al Welfare di alcune delle più importanti città italiane hanno preso un’iniziativa inedita per dare corpo agli esiti (dimenticati) della Conferenza nazionale sulle droghe e le dipendenze tenutasi a Genova nel novembre 2021. Bari, Bologna, Milano, Napoli, Torino e Roma Città Metropolitana sono le prime promotrici della «Rete delle città italiane per una politica innovativa sulle droghe» che si è costituita per affrontare la nuova realtà delle sostanze psicotrope che si sono moltiplicate negli ultimi tempi, soprattutto nelle zone urbane, così come si sono diversificati i modelli di consumo «tra diverse aree di cittadini socialmente integrati e nella popolazione giovanile».

Una Rete nata «per rendere Comuni e città metropolitane parte attiva della stesura del nuovo piano sulle droghe», spiega l’assessore a Welfare, Salute, Diritti e Pari opportunità di Torino, Jacopo Rosatelli, tra gli ispiratori dell’iniziativa presentata ieri alla Camera. Nello stesso giorno in cui è stato pubblicato il Tredicesimo Libro bianco sulle droghe che dà conto degli effetti nefasti della politica antidroga, contenuta nel T. U. 309/90, sul sistema penale, sui servizi e sulla salute. «Un modello securitario – lo definisce l’assessore torinese Rosatelli – che produce solo marginalità e non tutela la salute delle persone».

Secondo il Libro bianco, messo a punto da La società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, Cgil, Cnca, Associazione Coscioni, Arci, Lila e Legacoopsociali, con l’adesione di molte altre associazioni, anche nel 2021 il sovraffollamento delle carceri ha ottenuto un determinante contributo dalle politiche repressive e criminalizzanti adottate contro i consumatori di sostanze. «Senza detenuti per art. 73 (spaccio) o senza detenuti dichiarati “tossicodipendenti” non si avrebbe alcun problema di sovraffollamento nelle carceri italiane», si legge nella relazione che ogni anno viene pubblicata nell’ambito della campagna internazionale di mobilitazione «Support! Don’t Punish». Nel dettaglio: «10.350 dei 36.539 ingressi in carcere nel 2021 (il 30%) sono causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico», mentre si arriva alla percentuale del 35% – sostanzialmente stabile negli anni – quando si analizza la presenza in carcere di detenuti per reati di droga. «È una percentuale quasi doppia rispetto alla media europea (18%) e mondiale (21,65%) e che supera anche quella della Russia (28,6%)», si legge ancora nel Libro bianco. In leggero calo lo spaccio riferibile all’art. 73, quello della manovalanza per capirci (11.885 sui 54.134 detenuti a fine 2021); in crescita invece i reati di associazione per spaccio (art.74), «che superano per la prima volta quota mille: sono 1.028».

Dei tanti dati contenuti nel Libro bianco, poi, va annotato il numero record di «tossicodipendenti» in carcere: il 35,85% degli ingressi e il 28,16% delle presenze al 31 dicembre 2021. Il che vuol dire, spiegano gli estensori del Libro bianco, mille presenze in più rispetto all’anno precedente e addirittura «oltre i livelli della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007)». Di conseguenza, ben «231.659 fascicoli per droghe (186.517 per l’articolo 73 e 45.142 per l’articolo 74) intasano i tribunali italiani, dato che si mantiene ai massimi da 16 anni a questa parte».

D’altronde, come spiega la Relazione annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga pubblicata sempre ieri, nel 2021 sono più che raddoppiati rispetto al precedente anno i sequestri di cannabis: +113% di hashish e +135% di marijuana, mentre diminuisce solo il numero di piante sequestrate: -27,51%. La cannabis «resta lo stupefacente più sequestrato nel nostro Paese, rappresentando, da sola, nell’anno passato, oltre due terzi (67,7 tonnellate) di tutta la droga individuata (91 tonnellate) dalle forze di polizia». Segue la cocaina con «20,07 tonnellate sottratte, con un incremento del 47,66% rispetto al 2020».

«L’approccio centrato sulla risposta penale e repressiva è in tutta evidenza risultato fallimentare di fronte a questa complessità, sia a livello globale che nazionale e locale», scrivono gli assessori della «Rete delle città» in una lunga analisi dei dati e dei fatti con la quale chiedono di «chiarire e accrescere il ruolo delle municipalità» nel governo del fenomeno. Chiedono poi «sedi locali stabili di coordinamento» tra i vari «attori istituzionali e sociali, coinvolti e competenti»; di eliminare ogni discriminazione basata sui comportamenti e gli stili di vita per l’ accesso al welfare e ai diritti; di promuovere sul territorio la prevenzione e «curare la fase di uscita dal carcere e il reinserimento sociale delle persone che usano droghe».

* Fonte/autore: Eleonora Martini, il manifesto



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