Sindacato. I diritti dei lavoratori sbarcano anche alla Apple

Sindacato. I diritti dei lavoratori sbarcano anche alla Apple

Uno store del Maryland approva l’iscrizione all’International Association of Machinists, novità assoluta per il big di Cupertino

 

I dipendenti di un Apple store di Towson, vicino Baltimora, Maryland, hanno votato per la sindacalizzazione, con un margine di quasi 2 a 1, diventando così il primo punto Apple, dei 270 sparsi per gli Stati uniti, ad aderire a un sindacato, continuando e ampliando una svolta che va avanti da mesi.
A dicembre un negozio Starbucks di Buffalo New York è stato il primo ad aprire le danze di questa ondata di sindacalizzazioni: secondo il National Labor Relations Board, ha trascinato almeno 150 dei 9000 punti vendita dell’impero del caffè Usa a fare altrettanto nonostante tutti i limiti e le difficoltà create dal Ceo Howard Schultz, filo democratico e percepito come uno dei “padroni buoni” del capitalismo Usa.

SULLA BONTÀ DI JEFF BEZOS c’erano molte meno certezze, e non ha stupito l’ostruzionismo di Amazon alla sola idea di formare un sindacato, ma ad aprile gli impiegati di un magazzino di Staten Island, New York, hanno votato a favore, segnando la prima vittoria epocale nella storia del gigante della vendita al dettaglio. Circa un mese dopo un secondo magazzino, sempre a Staten Island, ha rifiutato l’opzione sindacale, ma questo non ha offuscato la stella di Chris Smalls, ex impiegato di Amazon diventato il motore della sindacalizzazione e nuovo punto di riferimento della sinistra statunitense, con l’appoggio e l’approvazione di Bernie Sanders e di Alexandria Ocasio-Cortez.
Nel mondo della Silicon Valley a gennaio un gruppo di ingegneri di Google si è unito ad altri lavoratori e ha annunciato di aver formato un sindacato, diventando uno dei pochi punti d’appoggio del nuovo movimento operaio nel settore tecnologico. Il gruppo ha formato l’Unione dei lavoratori Alphabet, società madre di Google, che rappresenta circa 800 dipendenti ed è gestito da 5 persone tutte sotto i 35 anni.

I LAVORATORI di un negozio di New York City, Rei, ditta di abbigliamento e attrezzature per attività all’aperto, a marzo hanno votato in modo schiacciante per aderire a un sindacato, prima volta per un negozio Rei. Anche Rei come Starbucks ha sede a Seattle, e conta più di 170 punti vendita in 41 stati e Washington, DC.
A maggio è toccato ai programmatori di videogiochi di una divisione della Activision Blizzard, che hanno creato il primo sindacato all’interno di una grande società di videogiochi Usa. Il colpaccio è riuscito dopo un voto che ha influenzato un piccolo gruppo di tester che si occupa della garanzia di qualità dei videogiochi con sede nel Wisconsin, e di sviluppatori di Call of Duty Raven Software, sussidiaria di Activision Blizzard.
Il voto della sede Apple del Maryland è una sconfitta per l’azienda, che si è opposta in tutti i modi agli sforzi di sindacalizzazione, consapevole che questa mossa stimolerà gli impiegati degli altri punti vendita a fare altrettanto.

IL BILANCIO dei voti finale è stato di 65 a favore e 33 contrari, su 110 dipendenti che avevano la possibilità di votare per entrare a far parte dell’Association of Machinists and Aerospace Workers, l’Associazione internazionale dei macchinisti e lavoratori aerospaziali. Il National Labor Relations Board deve ancora certificare i voti, e potrebbe volerci circa una settimana, ma questa è una quisquilia, visto che Apple da ora in poi sarà tenuta a contrattare con il sindacato ogni aspetto delle condizioni di lavoro dei suoi impiegati.

IL NEGOZIO TOWSON non è uno dei cosiddetti negozi flagship di Apple, i punti vendita della “mela” nelle aree ad alto traffico delle grandi città, ma questo negozio marginale ha ricevuto tutta l’attenzione della direzione Apple non appena i lavoratori hanno annunciato l’intenzione di sindacalizzarsi, e la capa della vendita al dettaglio e delle risorse umane della compagnia, Deirdre O’Brien, a maggio ha visitato la sede. Un messaggio registrato di O’Brien distribuito ai dipendenti dopo che le iniziative sindacali erano diventate pubbliche li scoraggiava dall’unirsi ai sindacati, affermando che ciò li avrebbe danneggiati.

* Fonte/autore: Marina Catucci, il manifesto



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