Sanità al collasso, il ministro promette tavoli ma non risorse

Sanità al collasso, il ministro promette tavoli ma non risorse

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Incontro con Cgil, Cisl e Uil su rinnovo contratti e liste d’attesa Landini: nessuna risposta, ragioni in più per la piazza di sabato. Chi si attendeva annunci dal ministro è rimasto deluso: il piano per le assunzioni non ha coperture

 

A quattro giorni dalla manifestazione nazionale a difesa della sanità pubblica, la convocazione dei sindacati confederali da parte del ministro della Salute Orazio Schillaci sembrava fatta apposta per qualche annuncio del governo che ne smontasse le motivazioni.

Nonostante la buona volontà del ministro meno peggio della compagine Meloni, niente di tutto questo è successo. Il fantomatico piano Schillaci anticipato due giorni fa dal La Stampa sarebbe – se non la «rivoluzione» che il quotidiano torinese vedeva – quanto meno un inversione di tendenza: gli specializzandi in medicina generale verrebbero subito assunti dal Sistema sanitario nazionale per lavorare nelle Case della Comunità, mentre gli attuali medici di famiglia in convenzione con le Asl potrebbero optare di fare lo stesso, mentre alle attuali 10 mila guardie mediche verrebbe affidato il compito di effettuare le visite a domicilio.

NIENTE DI TUTTO CIÒ è stato annunciato a Cgil, Cisl e Uil: evidentemente Schillaci non ha il via libera politico da Meloni e finanziario da Giorgetti, nonostante i miliardi previsti per il comparto «sanità» del Pnrr.

Solo vaghi impegni al dialogo con – come al solito – tavoli sulla qualunque e la promessa di «investire sul capitale umano e dare ai cittadini una sanità migliore» e di una «permanente consultazione e confronto con le più importanti sigle sindacali: a luglio partiranno tavoli sul contratto per la sanità pubblica, per il settore privato, quello delle Rsa è fermo da 12 anni, e sulle liste d’attesa».

Dunque tutto rimane come prima.

QUATTRO MILIONI DI ITALIANI che rinunciano a curarsi perché non se lo possono permettere, due anni di lista d’attesa per poter fare una mammografia, i Pronto soccorsi intasati e con sempre meno medici stressati e a rischio aggressione, il taglio delle risorse alla sanità previsto nel Def: dal 7% del Pil nel 2022 al 6,2% del 2025.
Per tutte queste (e tante altre) ragioni, sabato mattina «Insieme per la Costituzione» sarà in corteo a Roma. Una quarantina di associazioni laiche e cattoliche guidate dalla Cgil hanno deciso di lanciare una mobilitazione a partire dall’emergenza sanità pubblica.

Ieri intanto il commento di Maurizio Landini all’esito del tavolo con Schillaci è stato molto duro.

«UN INCONTRO MOLTO DELUDENTE che ci dà una ragione in più per manifestare e scendere in piazza sabato 24 a Roma», attacca il segretario della Cgil. «L’unico risultato di questo incontro è nuovi tavoli che il governo intende convocare a luglio. Abbiamo chiesto l’aumento del fondo sanitario nazionale e il rinnovo dei contratti. Abbiamo chiesto assunzioni nel settore sanitario – prosegue Landini – di infermieri e di medici, di ridurre le liste d’attesa. Non abbiamo avuto alcuna risposta. Naturalmente saremo ai tavoli di confronto, ma non è il momento di un dialogo sociale nel senso “mi ascolti e poi fai quello che ti pare”. Non siamo disponibili ad accettare una progressiva privatizzazione della sanità», ricordando «completa contrarietà all’autonomia differenziata, già vediamo i disastri di avere tante sanità regionali», conclude Landini.

Abbiamo chiesto l’aumento del fondo sanitario nazionale e il rinnovo dei contratti, assunzioni di infermieri e medici. Non accetteremo una progressiva privatizzazione COME CAPITA ORMAI A OGNI incontro con il governo, un giudizio molto diverso è arrivata da quella Cisl che si è chiamata fuori dalla mobilitazione unitaria confederale. Per il segretario generale Luigi Sbarra quello con Schillaci è stato un incontro «positivo, un confronto utile, importante riguardo sia alle questioni di metodo e alle relazioni sindacali con il ministero della Salute, sia alle priorità da affrontare e risolvere».

L’analisi dell’emergenza però è molto simile alla Cgil. «Abbiamo chiesto in maniera pressante, come Cisl, un forte impegno per rilanciare la medicina territoriale e di prossimità, dare risposte concrete ai cittadini, abbattere le liste di attesa, rendere più efficienti i servizi di cura e di assistenza: qualità della salute, qualità della cura che significa anche qualità del capitale umano – sottolinea Sbarra – a cominciare dalla necessità di sbloccare le assunzioni e di operare un forte impegno per la stabilizzazione dei precari. Questo passa da un rafforzamento del Fondo sanitario nazionale, ma anche dal rinnovo dei contratti – rimarca – pubblici e privati. Vorrei ricordare questa vergogna di avere, in qualche comparto della sanità privata, contratti fermi da 12 anni, che necessariamente dobbiamo sbloccare assicurando tutele economiche e normative ai lavoratori e alle lavoratrici», conclude Sbarra.

GIUDIZIO INTERLOCUTORIO da parte della Uil, anch’essa assente sabato ma vicina ai temi proposti. È stato «un incontro positivo. Scaturiscono tre tavoli di approfondimento: su sanità pubblica, privata e liste di attesa. La valutazione che però diamo è che noi rivendichiamo aumenti contrattuali e salariali e con i tavoli non si mangia, andremo ai tavoli a fare il confronto ma daremo un giudizio finale quando capiremo se ci sono le risorse per dare risposte ai salari, per stabilizzare i precari, per aumentare gli investimenti nella sanità pubblica e diminuire le disuguaglianze. I risultati li valuteremo più avanti», sintetizza il segretario generale Uil Pierpaolo Bombardieri.

* Fonte/autore: Massimo Franchi, il manifesto



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