SITUATO A SUD dei monti Rodopi, il parco nazionale della foresta di Dadiàs dista pochi chilometri dal corso del fiume Evros che segna il confine tra Grecia e Turchia. Già colpito duramente dagli incendi l’anno scorso, è una delle aree naturali protette più importanti della Grecia. I migranti che riescono ad aggirare il muro lungo 40 chilometri, fatto costruire da Atene lungo la frontiera, si nascondono spesso tra i suoi boschi di pini e querce. L’obiettivo è evitare i respingimenti illegali, documentati in maniera sistematica dai media internazionali e da ong come Amnesty International, per raggiungere la città di Salonicco e continuare il viaggio lungo la rotta balcanica. Quest’anno più di 3.500 persone, in base agli ultimi dati disponibili risalenti alla metà di agosto, sono riuscite ad attraversare il confine e farsi registrare come richiedenti asilo in Grecia. Nel pomeriggio di ieri l’ong Alarm phone ha lanciato l’allarme su altre persone che potrebbero essere bloccate nella zona colpita dagli incendi. «Siamo in contatto con due gruppi, di circa 250 persone in totale, bloccati su diversi isolotti nel fiume Evros. Dicono che gli incendi si stanno avvicinando», ha riportato l’ong sui social media. Già lunedì il corpo carbonizzato di un uomo, presumibilmente migrante, era stato trovato in una zona rurale vicino ad Alexandroupolis. Nello stesso giorno era deceduto anche un anziano pastore, nella regione della Beozia, al centro del Paese. Probabilmente dopo avere inalato del fumo, mentre cercava di salvare il suo gregge dalle fiamme. Il bilancio complessivo è quindi di 20 vittime accertate, ma potrebbe salire con il passare delle ore.

A POCHE SETTIMANE dall’emergenza incendi di fine luglio – che ha provocato cinque morti e l’evacuazione di 20mila persone solo dall’isola di Rodi – la Grecia è di nuovo stretta nella morsa del fuoco, alimentata dai forti venti e dalle temperature che hanno toccato i 41°C. Secondo un rapporto dell’Osservatorio nazionale di Atene oltre 40mila ettari di foresta, di cui 38mila nell’Evros, sono stati distrutti dagli incendi negli ultimi quattro giorno. Ad Alexandroupolis, città portuale che ospita una delle più importanti basi militari Usa nella regione, nei pressi dello stretto dei Dardanelli, l’ospedale è stato evacuato e gli abitanti si sono rinchiusi nelle case per sfuggire alla nube di fumo che incombe sulla città mentre la cenere ha ricoperto i balconi. Colonne di fumo si sono viste anche alla periferia occidentale di Atene, nella zona industriale di Aspropyrgos, e alle pendici del monte Parnete, provocando l’evacuazione del sobborgo di Ano Liosia. Brucia anche l’isola di Evia, la seconda per grandezza, già divorata dalle fiamme nella sua parte nord nell’estate di due anni fa, quando gli incendi distrussero l’economia locale basata sulla raccolta della resina e la produzione di miele di pino.

A INIZIO MESE, il premier Kyriakos Mitsotakis aveva offerto, durante un’intervista televisiva, ai turisti costretti a interrompere le vacanze a causa degli incendi una settimana di vacanze gratuite a Rodi l’anno prossimo. Questa volta le fiamme non hanno messo in crisi note località balneari, ma per il premier conservatore è sempre più difficile relegare il fenomeno dei roghi a un’emergenza da dimenticare con il passare dell’estate quando a farne le spese sono soprattutto i turisti.

* Fonte/autore: Elena Kaniadakis, il manifesto