L’Italia in piazza contro il patriarcato nel nome di Giulia

L’Italia in piazza contro il patriarcato nel nome di Giulia

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Non solo panchine e scarpette rosse. A Milano in corteo oltre 30mila. A Torino un falò e la lettura dei nomi delle uccise

 

Da un capo all’altro dell’Italia sono state migliaia le persone che ieri si sono ritrovate prevalentemente in piazza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. A organizzare i cortei sono state associazioni, talvolta in rete, come anche sindacati e ancora comitati di studenti, collettivi femministi e transfemministi compresi quelli di Non Una Di Meno che non ha sfilato solo a Roma e Messina ma in molti altri territori.

PANCHINE E SCARPE ROSSE, incontri, iniziative anche in qualche presidio ospedaliero oltre che in qualche università, e altri modi di ritrovarsi e insieme ricordare non solo i femminicidi ma quanto la violenza maschile pervada le dinamiche di questo paese.

Come conferma infatti la mappa delle mobilitazioni italiane – preparata e aggiornata da Federica Rossi, consultabile sul sito del manifesto – molte città hanno partecipato e dato il proprio contributo al 25 novembre. Ma quali sono i nomi delle donne uccise dall’inizio del 2023? A Milano, dal palco della manifestazione svoltasi in largo Cairoli con oltre 30mila persone e intitolata «Il patriarcato uccide», quei nomi sono stati pronunciati tutti, uno per uno, ripetendo più volte il suo, quello di Giulia Cecchettin: «Per Giulia – è stato detto – e tutte queste donne non facciamo un minuto di silenzio ma bruciamo tutto».

E ancora per Giulia e per tutte, un falò è stato acceso in corso San Maurizio a Torino, dove ieri il corteo contava oltre 15mila persone. Una delle parole ricorrenti è stata «rumore» così anche a Napoli, in piazza del Plebiscito, è stata gridata dai tanti e tante partecipanti che si sono tenuti per mano durante un flash mob.
Erano oltre mille anche a Isernia, con una grande adesione scolastica, e mentre sfilavano gridavano non solo il nome di Giulia ma anche di Romina De Cesare e Stefania Cancelliere, entrambe del comune molisano e uccise dagli ex compagni: «Non starò più zitta», dicono le ragazze.

E NON FANNO SILENZIO neppure in Sardegna al flash mob organizzato tra Cagliari e Quartu: «è il momento di dire basta», insieme a un’altra manifestazione sulle scalinate del Bastione di Saint Remy: «Non ci scusiamo per il disturbo, ci stanno ammazzando».

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La grammatica della piazza

Se nelle Marche il maltempo ha fatto rimandare il corteo previsto ad Ancona che si terrà dunque il 29, a Fermo sono stati allestiti dei punti informativi all’interno delle strutture sanitarie, con scarpette rosse e l’appello per rivolgersi non solo alle forze dell’ordine.

Intorno al rosso si sono riuniti ieri anche a Trento, dove in piazza S. Maria Maggiore c’è la panchina dedicata a Agitu Ideo Gudeta. «Vogliamo un giorno in cui non conosceremo già la fine della storia. Fino ad allora lotteremo anche per te», questo il messaggio che arriva invece dalla Versilia e dedicato idealmente a Giulia in occasione della «Camminata rumorosa» organizzata a Viareggio dalla Casa delle Donne, con oltre mille persone.

SEMPRE IN TOSCANA, a Campi Bisenzio, un flash mob ieri contro la violenza sulle donne nei giardini della Resistenza. Donne uomini e bambini – che poi è stata la cifra di quasi tutte le iniziative sparse per l’Italia – si sono riuniti in un centinaio per interrogarsi sul tema.

In Calabria, mentre a Catanzaro proprio ieri sono state emesse nove misure cautelari dopo la denuncia di una donna a proposito di comportamenti violenti reiterati ai suoi danni (compresi quelli del suo ex fidanzato), a Cosenza oltre mille persone hanno partecipato a una manifestazione al grido «Se domani non torno bruciate tutto. Per Giulia e per tutte».

* Fonte/autore: Alessandra Pigliaru, il manifesto



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