Stato di polizia. Proposta di scudo legale agli abusi delle forze dell’ordine

Stato di polizia. Proposta di scudo legale agli abusi delle forze dell’ordine

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Un emendamento della Lega: indagini affidate all’Avvocatura di Stato e non ai pm

 

Ad indagare sulle violenze eventualmente commesse dalle forze dell’ordine in servizio non sarà più la procura ma l’Avvocatura di Stato. E le spese legali per l’agente o l’ufficiale incriminato le pagherà lo Stato, che si rivarrà sull’imputato solo a condanna definitiva. Lo prevedono due emendamenti della Lega (primi firmatari Igor Iezzi e Laura Ravetto) all’articolo 15 del ddl Sicurezza in discussione alla Camera, nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia.

Le due proposte sono sopravvissute alla prima cernita dei presidenti delle commissioni, Ciro Maschio di Fd’I e Nazario Pagano di FI, che hanno già scartate una decina di correzioni targate Lega, ritenendole «inammissibili» perché «estranee alla materia», e raccomandando anche ai relatori «un’attenta valutazione del rispetto dei principi costituzionali» nel caso di altri emendamenti presentati da Iezzi (castrazione chimica e obbligo dell’italiano nei sermoni islamici). Questo tipo di scudo totale per le forze dell’ordine – polizia o militari «in servizio di pubblica sicurezza» – relativamente all’uso improprio «delle armi o di altro mezzo di coazione fisica», è evidentemente sulla stessa linea di propaganda dell’intera maggioranza.

Secondo l’emendamento 15.010, «qualora il pubblico ministero riceva notizia» di reati commessi da forze dell’ordine in servizio, deve subito informare il procuratore generale presso la Corte d’appello, ma limitarsi poi a compiere solo gli atti non rinviabili. Il Pg, a sua volta, «informa il comando del corpo o il capo dell’ufficio da cui dipendono i soggetti» affinché ne diano notizia agli indagati e all’Avvocatura dello Stato, che è l’unica autorizzata alle indagini.

Sembra l’ennesimo boutade elettorale. Ma pericolosa. Un «testo assurdo» – lo definisce il capogruppo Avs Filiberto Zaratti – che crea «un canale speciale di giudizio» e infrange «clamorosamente il principio costituzionale dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». «Non passerà mai», afferma Zaratti, ma «consideriamo lesivo della dignità del Parlamento già averlo proposto». Della stessa idea il responsabile sicurezza del Pd Matteo Mauri che bolla le norme come «scandalose» e «vuota propaganda elevata a sistema», e invita invece il governo «a pagare gli straordinari alle forze dell’ordine, fermi da 20 mesi», e ad «aumentare il numero degli agenti».

* Fonte/autore: Eleonora Martini, il manifesto



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