Marchionne: al 30% di Chrysler in due mesi

BOLOGNA – Fuori un gruppetto di operai lo contesta, Sergio Marchionne passa senza nemmeno che lo vedano e dentro innalza lodi alla Chrysler, agli Usa, a Obama, critica l’Europa sull’immigrazione e annuncia la sua strategia fra America ed Italia. La Fiat, dice, salirà  al 30 per cento nel capitale di Chrysler nel giro di uno-due mesi, al 35% al massimo entro la fine del 2011. Un salto in alto rispetto al 25% attuale. «Siamo molto vicini al secondo 5%. – dice l’amministratore delegato italo-canadese – Dovrebbe essere risolto entro i prossimi 30-60 giorni. L’ultimo pezzo che ha a che fare con l’omologazione di una macchina che viaggerà  a 40 miglia a gallone, dovrebbe essere fatto entro la fine di quest’anno. Entro la fine del 2011 avremo completato tutto. Arriveremo al 35% entro la fine del 2011. Forse prima». Marchionne è stato chiamato a fare «lezione di leadership» alle Mba lectures dell’Alma Graduate School e dell’Unicredit, a Bologna. Traccia un durissimo paragone fra Detroit e l’Italia. «Nel 2011 Chrysler, a livello operativo, guadagnerà  più della Fiat. In tre anni ci siamo rimboccati le maniche e cambiato in profondità  la nostra organizzazione e la nostra cultura. Siamo riusciti a presentare 16 nuovi prodotti in soli 19 mesi rinnovando il 75% della nostra gamma. Le quote di mercato sono tornate a risalire e l’anno scorso l’azienda ha rivisto l’utile operativo». «Adesso – continua, attraversando l’oceano – il progetto Fabbrica Italia è la nostra scommessa, il nostro modo per dimostrare che l’Italia non è un Paese da abbandonare. Si tratta di eliminare le inefficienze del nostro sistema produttivo e creare una base sana su cui far crescere la produzione, le esportazioni e le opportunità  di lavoro». La Fiat in questa strategia non intende sciogliere la joint venture industriale con l’indiana Tata. «Si continua, bisogna continuare a lavorare e sviluppare il progetto» dice Marchionne. Il quale mette le mani avanti anche sull’ipotesi di rimandare la quotazione di Chrysler al 2012. «Non ho mai detto una cosa simile. Bisogna aspettare. Dipende dalle esigenze di tutti. E’ da vedersi, dipende dagli interessi del Veba. Quanto interessa loro monetizzare la posizione del pacchetto-finanziamento cui arriveremo». La Fiat, che non potrà  ottenere la quota di maggioranza finché i debiti di Chrysler non saranno stati rimborsati, guarda così alle mosse dell’associazione di ex dipendenti, Veba. Un atteggiamento in cui rientrano anche le quote e i rapporti con il Dipartimento del Tesoro statunitense e il governo canadese. Intanto, dice l’amministratore delegato, prosegue la ricerca di un partner industriale in Russia per la Fiat. «Si continua a lavorare».


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